La parità di genere è una priorità nell’agenda della società contemporanea dall’inizio di questo Millennio.
E finalmente cresce l’attenzione al tema della sottorappresentanza femminile nelle imprese anche in Italia dove, malgrado gli impegni assunti in Commissione Europea, la partecipazione femminile e l’ingresso delle donne nelle stanze dei bottoni è ancora limitata.
Negli ultimi anni qualcosa si è mosso, ma la percentuale di donne manager e in politica non è affatto in linea con gli investimenti in istruzione e con l’elevata preparazione professionale femminile.

Nell’intervista a Rai Radio 3 condotta dalla giornalista Ritanna Armeni ho parlato di questo sottoutilizzo della risorsa femminile da parte del mercato del lavoro, delle cause del ritardo rispetto agli obiettivi fissati per il superamento della disparità di genere, delle soluzioni possibili per raggiungere la parità, dei vantaggi economici connessi ad una più ampia presenza di donne in azienda.

Ho anche voluto sottolineare come le barriere all’accesso e alla crescita siano spesso di tipo culturale, legate a modelli di gestione che non
favoriscono la piena condivisione dei compiti di cura della famiglia. A risentirne è la vita privata sia delle donne, nel difficile connubio tra
famiglia e professione, sia degli uomini, a rischio di privazioni affettive. Occorre cambiare le regole per restituire valore e dignità al
lavoro e alla vita privata alla ricerca di nuovi equilibri.
Tante le e-mail e gli sms dal pubblico: alcuni scettici, altri disillusi, chi incuriosito, chi apertamente favorevole. Non solo donne, anche qualche uomo, sorpreso da alcune posizioni ritenute distanti anni luce dai paradigmi organizzativi ancora dominanti. L’ultimo messaggio è stato comunque di augurio: “belle idee, difficilmente realizzabili, ma comunque speriamo che possano trovare prima o poi spazio negli ambienti di lavoro”.
Resto ottimista: credo stia maturando una sensibilità nuova insieme alla consapevolezza dell’importanza, per le organizzazioni e la società, del pensiero femminile costruttivo, propositivo e vasto. Da parte nostra abbiamo compreso che le “quote di genere” non sono umilianti ma possono anzi essere utili, quando veniamo scelte per merito.
Quindi è il momento di farci largo e di puntare con coraggio alla nostra affermazione.

Ascolta l’intervista

Marcella Mallen