Alessandra Galdabini. Ecco un tipico esempio di donna manager: 50 anni, un marito, tre figli, un lavoro, una bici per andare in ufficio tutti i giorni. Così si fa un po’ di moto, che non c’è mai tempo di andare in palestra, si evita lo stress del parcheggio e non si inquina.
Mentre rientrava dall’ufficio, questa signora è stata fatta cadere dalla sua bici per scipparle la borsa. Purtoppo succede. Solo che è caduta male e ora è in coma.
Andare in ufficio dovrebbe essere una cosa banale, eppure non lo è. Tra i bisogni primari dell’uomo c’è la sicurezza personale, la tranquillità di non doversi guardare le spalle. Ogni cittadino ha il diritto alla sicurezza, ma per le donne questo è diritto si realizza un po’ meno.
Quale lezione trarne? Che servono più poliziotti in giro? Che è meglio andare in ufficio in macchina, dove si è più protette? Che dovremmo andare tutte in giro in bici, per riappropriarci della città?
PS: Un grande in bocca al lupo ad Alessandra!



Innanzitutto Alessandra è uscita dal coma e si sta riprendendo.
9 febbraio 2012 alle 16:40Poi volevo segnalare la campagna “Cities fit for cycling” lanciata dal Times a sostegno della sicurezza dei ciclisti.
Oggi in Italia circolano 11 milioni di biciclette e ogni anno sulle strade ci sono centinaia di incidenti.
Fate circolare l’hashtag #salvaiciclisti.