Un articolo su Repubblica di oggi dal titolo “Rivoluzione nel modo del lavoro – USA, le donne battono gli uomini” ha attratto la mia curiosità e attenzione ma già dalle prime righe ho capito che c’era poco da esultare se la percentuale di occupazione femminile negli USA ha superato, o meglio stia per superare, quella degli uomini è dovuta ai tagli sul lavoro che la crisi ha procurato e cosa c’è da stupirsi se le cifre del lavoro part time sono decisamente superiori rispetto a quelle degli uomini!
e perché non aggiungiamo che sono stati “fatti fuori” gli uomini perché avevano salari
più alti delle donne?
Non è questo che noi perseguiamo. Se è stata la crisi a tagliare i posti occupati in maggioranza da uomini per tradizione, per maschilismo, per mancanza di concetti quali le pari opportunità e la meritocrazia, bene allora non c’è davvero da gioire.
Il commento dell’economista Heidi Hartman non mi sembra opportuno “Per arrivare a questo punto (ma quale punto!) è stata una lunga, storica fatica” : il traguardo è ancora lontano e la verifica la faremo solo quando la ripresa economica, che ci auguriamo arrivi presto per uomini e donne, sarà a regime.
Solo allora vedremo quale sarà la percentuale delle donne nel mondo del lavoro, quali posti occuperanno (sempre e solo in quelle tradizionalmente occupati dalle donne?), e se i loro salari saranno come quelli degli uomini, come dovranno dimostrare le loro capacità e competenze per guadagnarsi un avanzamento di carriera, se sussisteranno situazioni di mobbing, quali saranno le cifre delle donne che dopo la maternità abbandoneranno il lavoro, quante di loro dovranno farlo per curare un anziano in casa, quale sarà la qualità dei servizi a loro supporto, quale
la qualità della loro vita nella conciliazione tra lavoro, famiglia e sfera personale ( un pochino di tempo per pensare un poco anche a sé stesse sarà sempre un reato?), insomma il cambiamento sociale non è ancora a portata di mano.



Ne sono convinto anch’io, purtroppo. Tanto che, ad una mia figlia che lavora a Londra e che si lamentava con me del fatto che nella sua banca colleghi maschi a suo giudizio meno bravi di lei guadagnano stipendi più alti del suo ‘solo perché loro sono uomini’, ho potuto soltanto dare come prova di ‘simpatia paterna’ il commento “Se tu sei la più brava e sei pagata meno dei tuoi colleghi maschi, in questo momento di crisi sarai inevitabilmente licenziata dopo di loro. E quella potrà diventare la tua occasione”. Non mi sembra una grande consolazione.
7 settembre 2009 alle 19:08I segnali purtroppo continuano a non essere affatto rassicuranti.
10 settembre 2009 alle 11:39Un articolo a firma Monica D’Ascenzo sul Sole24Ore conferma tutte le nostre perplessità.
L’articolo prendeSi parte da questa notizia apparsa sul Financial Times secondo il quale La City di Londra discrimina pesantemente le donne.
Lo dimostra una ricerca della Equality and Human Rights Commission, i cui portavoce definiscono «scioccante» la disuguaglianza che intercorre tra i due sessi nel cuore della finanza britannica. Lo stipendio medio annuale femminile è infatti molto inferiore a quello maschile e le donne fanno meno carriera rispetto ai colleghi.
In questo ramo dell’economia sono impiegate 1,3 milioni di persone e la ricerca è stata condotta tra 44 aziende che hanno alle loro dipendenze il 22,6% dei lavoratori del settore. Le donne guadagnano tra il 39 e il 47% in meno dei colleghi maschi e incassano l’80% di bonus in meno.
La differenza si vede già nel salario base, in otto casi su 10 quello femminile è più basso del 39% rispetto quello dell’altro sesso.
Un divario che aumenta al 47% se si considerano anche bonus, straordinari e premi di produzione.
Le lavoratrici sono anche lasciate indietro nella carriera a causa della maternità.
Infatti la maggioranza degli impiegati nel settore ha tra i 25 e i 39 anni: la fascia d’età in cui le donne sono più impegnate con figli piccoli.
Il ruolo delle donne nella City sarà oggetto di un’indagine che sarà avviata dalla Commissione del Tesoro questo autunno.
Anche la nostra Inghilterra che tanto fece sperare noi figli del famigerato ’68 ci sta deludendo!!
Marisa