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	<title>Donne Manager @ Manageritalia &#187; Lavoro</title>
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	<description>Conversazioni tra uomini e donne sulle pari opportunità</description>
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		<title>Welfare in azienda: facciamo il punto</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 09:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Quarta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne / Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Facciamo il punto! Welfare in azienda: tra conciliazione, benessere  e produttività&#8221;. Sarà questo il titolo dell&#8217;iniziativa di quest&#8217;anno organizzata dal Gruppo Donne Manager per approfondire i temi delle pari opportunità nel mondo del lavoro e del work life balance. Dopo il successo ottenuto dalle precedenti edizioni dedicate all&#8217;uguaglianza e al merito in azienda e al telelavoro, ci concentreremo sulla presentazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/welfare-in-azienda.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4461" title="welfare-in-azienda" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/welfare-in-azienda-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>&#8220;Facciamo il punto! Welfare in azienda: tra conciliazione, benessere  e produttività&#8221;</strong>. Sarà questo il titolo dell&#8217;iniziativa di quest&#8217;anno organizzata dal Gruppo Donne Manager per approfondire i temi delle pari opportunità nel mondo del lavoro e del work life balance. Dopo il successo ottenuto dalle precedenti edizioni dedicate all&#8217;<a href="http://donne.manageritalia.it/uguaglianza-e-merito-le-proposte-del-gruppo-donne-manager-un-anno-dopo">uguaglianza e al merito in azienda</a> e al <a href="http://donne.manageritalia.it/tavola-rotonda-facciamo-il-punto">telelavoro</a>, ci concentreremo sulla presentazione dei risultati raggiunti da aziende pioniere che hanno partecipato a un progetto sperimentale finalizzato all&#8217;implementazione di azioni di welfare in azienda.</p>
<p><strong>Un progetto molto concreto pensato e ideato per le PMI italiane, che costituiscono oltre il 90% del tessuto imprenditoriale italiano;</strong> un progetto per sottolineare e dimostrare come le politiche di company welfare non sono applicabili solo dalle aziende di grandi dimensioni e sono fondamentali per migliorare l’organizzazione aziendale, il clima interno, la vita dei lavoratori e non in ultimo la produttività dell’azienda stessa. Appuntamento dunque ad aprile. Vi daremo maggiori dettagli sulla data e la sede dell&#8217;evento.</p>
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		<title>Le donne in Giappone: consapevoli, determinate e &#8220;anti-geisha&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 09:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliana Bellavista</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne / Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[carriera in asia]]></category>
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		<category><![CDATA[geisha]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Lavorare meglio di un uomo sembra che sia riconosciuto anche dall’altra parte del mondo, in un paese considerato all’avanguardia. Non in tutto però, e soprattutto non in materia di pari opportunità. Davvero tutto il mondo è paese… Dopo anni di discriminazione sul lavoro a favore degli uomini, le aziende giapponesi stanno licenziando uomini per assumere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/Japan_business_woman.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4455" title="Japan_business_woman" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/Japan_business_woman.jpg" alt="" width="241" height="170" /></a>Lavorare meglio di un uomo sembra che sia riconosciuto anche dall’altra parte del mondo, in un paese considerato all’avanguardia. Non in tutto però, e soprattutto non in materia di pari opportunità. Davvero tutto il mondo è paese…</p>
<p>Dopo anni di discriminazione sul lavoro a favore degli uomini, le <a href="http://www.elle.it/Sorelle-Italia/Piu-donne-assunte-in-Giappone">aziende giapponesi stanno licenziando uomini per assumere donne</a>. Succede in tutti i settori, anche nelle costruzioni e nel manifatturiero, settori a “monopolio maschile&#8221; fino a poco tempo fa.</p>
<p><strong>Le donne sono migliori e professionalmente meglio preparate? Sì.</strong> Evviva la meritocrazia! E hanno anche un plus:  stipendi più bassi. Secondo dati relativi al 2010, lo stipendio delle donne giapponesi è del 40% inferiore  a quello dei coetanei maschi di pari livello (decisamente allora le donne italiane non “possono lamentarsi”: siamo al 20%  in meno!).</p>
<p><strong>La  discriminazione esiste ancora, ma le donne giapponesi sono oggi molto più consapevoli e determinate.</strong> Le giovani donne giapponesi, abituate ad una cultura secolare di sottomissione, hanno iniziato da qualche tempo a rifiutare il modello “geisha” e hanno avviato una vera rivoluzione, soprattutto se contestualizzata al loro paese: si laureano in tempi brevi e con voti altissimi, il numero di laureate è da sempre più alto dei laureati, viaggiano, non rinunciano allo shopping e al divertimento, insomma non vivono più “solo” per il matrimonio e per la  famiglia.</p>
<p><a href="http://www.japantimes.co.jp/text/nb20120124a3.html">Per fare carriera ed essere apprezzate professionalmente molte di loro si trasferiscono</a>: Hong Kong, Singapore, Taiwan. Qualcuna rientra anche in Giappone, dopo. E con la velocità con cui il Giappone procede, di certo supereranno presto anche questo gap.</p>
<p><strong>E gli uomini giapponesi? Fanno fatica a trovare lavoro stabile e non “mettono su famiglia”, rimandano. Il cambiamento è in atto, sì,  ma non possiamo chiedere a un Samurai di fare il casalingo!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FONTI:</p>
<p><a href="http://www.elle.it/Sorelle-Italia/Piu-donne-assunte-in-Giappone">http://www.elle.it/Sorelle-Italia/Piu-donne-assunte-in-Giappone</a></p>
<p><a href="http://www.japantimes.co.jp/text/nb20120124a3.html">http://www.japantimes.co.jp/text/nb20120124a3.html</a></p>
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		<title>Posto fisso e monotonia</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 08:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barbara Barabotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[mario monti]]></category>
		<category><![CDATA[posto di lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[posto fisso]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni tutti ne parlano ma non è facile per me interpretare il parere espresso dal nostro attuale premier Monti sul “posto fisso”. «I giovani si abituino a non avere più il posto fisso. Che monotonia. È bello cambiare e accettare le sfide». Ma cosa intendeva dire? Ho provato a guardare da due punti di vista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/donne-posto-fisso.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4438" title="donne posto fisso" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/donne-posto-fisso-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/2012/02/monti-posto-fisso/">In questi giorni tutti ne parlano</a> ma non è facile per me interpretare il parere espresso dal nostro attuale premier Monti sul “posto fisso”.</p>
<p><strong>«I giovani si abituino a non avere più il posto fisso. Che monotonia. È bello cambiare e accettare le sfide».</strong></p>
<p>Ma cosa intendeva dire? Ho provato a guardare da due punti di vista diversi.</p>
<p>Da un lato con la frase “Il posto fisso che monotonia” si voleva forse dare una spinta al cambiamento dando a “monotono” un significato di diverso? Monotonia è immaginare la vita aziendale di un soggetto anni e anni sempre nello stesso ambiente, sempre con gli stessi compiti? Quindi un invito a cambiare azienda senza paura di lasciare la precedente sia in maniera volontaria che non….</p>
<p><strong>È bello cambiare è vero, nuovi stimoli, nuovo entusiasmo, accrescimento delle conoscenze e competenze…. su questo mi trova d’accordo.</strong></p>
<p>D’altro lato mi chiedo… Ma perché tale richiesta si realizzi non è forse necessario cambiare molte cose in Italia?</p>
<p>Partendo da due semplici considerazioni… nel nostro paese se si perde il posto fisso a causa di una decisione aziendale difficilmente è possibile trovarne uno nuovo in breve tempo, spesso non lo si trova più. I mesi passano e la vita si complica.</p>
<p>Se non si ha un posto fisso le banche non concedono prestiti né mutui.</p>
<p><strong>Credo che la nostra mentalità si sia adeguata a un sistema che si è irrigidito sempre più con il passare degli anni, con l’arrivo di crisi sempre più pesanti fronteggiate con manovre finanziarie sempre più coercitive.</strong></p>
<p>Come conseguenza abbiamo assistito al blocco della mobilità relativa ai posti fissi, alla riduzione drastica del numero di posti di lavoro anche di quelli precari dove i superstiti hanno aumentato il loro senso di instabilità e insicurezza, la fuga all’estero di molti cervelli e l’abbandono di ogni speranza per chi un lavoro lo stava cercando.</p>
<p>Il mio auspicio è da un lato di vedere quanto prima un paese che sostiene e sviluppa l’innovazione e la creatività, di vedere aziende che investono in nuove sfide e sulla formazione del proprio personale, aziende che cercano sul mercato nuove professionalità&#8230; e dall’altro persone che non hanno più paura di cambiare e di affrontare nuove sfide.</p>
<p><strong>E voi come la pensate?</strong></p>
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		<title>Gli errori che non ti fanno fare carriera</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 09:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne / Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[business]]></category>
		<category><![CDATA[donna in carriera]]></category>
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		<category><![CDATA[errori carriera]]></category>

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		<description><![CDATA[Non siamo infallibili, nessuno lo è, sia nella vita che nel lavoro. Ma se sbagliare è umano, certi errori in ambito professionale andrebbero evitati nella maniera più assoluta perché rappresentano degli ostacoli alla carriera che nel caso di una donna si aggiungono a quelli già esistenti. Kathy Caprino di Forbes ne individua 5, eccoli. 1. Credere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/mistake-career.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4392" title="mistake-career" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/mistake-career-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" /></a>Non siamo infallibili, nessuno lo è, sia nella vita che nel lavoro. Ma se sbagliare è umano, certi errori in ambito professionale andrebbero evitati nella maniera più assoluta perché rappresentano degli ostacoli alla carriera che nel caso di una donna si aggiungono a quelli già esistenti. <a href="http://www.forbes.com/sites/kathycaprino/2012/01/19/the-worst-career-blunder-you-can-make/">Kathy Caprino di Forbes</a> ne individua 5, eccoli.</p>
<p><strong>1. Credere che ci sia qualcosa di sicuro al di fuori di te stessa </strong></p>
<p>Molte donne in carriera hanno la convinzione errata che poiché le loro performance professionali sono buone il loro lavoro è sicuro. Nulla di più irrealistico! I risultati non sono in alcun modo legati alla sicurezza del tuo ruolo e della tua posizione, che dipende da tanti altri fattori come la stabilità dell’azienda, il benessere finanziario dei dipendenti, i rapporti con i colleghi e i superiori, i cambiamenti strutturali e organizzativi. Niente è sicuro, men che meno un lavoro, fatta eccezione per ciò che coltivi dentro di te, in termini di personalità, competenze e capacità.</p>
<p><strong>2. Non far crescere le tue skill e le abilità </strong></p>
<p>Un altro errore è mettere in pratica le proprie competenze crogiolandosi in quello che si sa fare e si conosce, ignorando totalmente le aree diverse dalla propria. La scatola degli attrezzi va allargata. Il mondo del lavoro cambia alla velocità della luce e dobbiamo tenere noi stesse costantemente aggiornate e adattarci ai nuovi cambiamenti per continuare a dare valore aggiunto al nostro lavoro e nella nostra azienda.</p>
<p><strong>3. Non capire quello che i tuoi collaboratori e i superiori si aspettano da te</strong></p>
<p>Una comunicazione inefficace, le incomprensioni e altro ancora possono generare una serie di equivoci: il tuo ruolo, i compiti e le precise responsabilità legate alla tua posizione devono essere chiari sia a te sia agli altri.</p>
<p><strong>4. Non mantenere buoni i rapporti professionali e non coltivarli con pazienza</strong></p>
<p>Puoi essere un’ottima manager e raggiungere brillanti risultati ma se non vai d’accordo con le persone che ti circondano in azienda – colleghi, collaboratori, superiori – la tua carriera è in pericolo. Il successo sul lavoro è strettamente correlato al livello di coinvolgimento con il tuo team, dalla capacità di motivare gli altri a quella di sviluppare proficue relazioni professionali. Se detesti le persone con cui devi lavorare a loro volta queste detesteranno te. Tensioni e conflitti non faranno crescere la squadra che coordini ma nemmeno te stessa.</p>
<p><strong>4. Non cambiare se sei insoddisfatta</strong></p>
<p>Se sei infelice sul lavoro DEVI fare tutto il possibile per cambiare la situazione. Di questi tempi è difficile trovare un nuovo incarico, ma come ultima soluzione è sempre preferibile rispetto a quella di lavorare in condizioni frustranti e senza prospettive di crescita. Molte persone sono ancorate alla loro professione per paura e di non essere in grado di trovarne un’altra.</p>
<p><strong>Qualche consiglio:</strong></p>
<ul>
<li>È importante trovare una soluzione alle insicurezze, alle paure, ai problemi personali prima di passare a un nuovo contesto lavorativo, altrimenti li porterai con te nella nuova azienda.</li>
<li>Non aspettare che un headhunter ti contatti: arricchisci costantemente il tuo bagaglio, è un lavoro per il tuo lavoro che deve essere sistematico e costante.</li>
<li>Fai colloqui, alimenta il tuo network off e online (LinkedIn in testa).</li>
<li>Cerca di capire quello che vuoi nella vita e nella professione e che tipo di ruolo ti piacerebbe ricoprire: diventa protagonista della gestione della carriera.</li>
<li>Se hai bisogno di aiuto per capire cosa non funziona chiedilo! Supera la resistenza a investire tempo, denaro ed energia nella tua crescita.</li>
<li>Tieni gli occhi aperti.</li>
</ul>
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		<title>Addio lavoro per la famiglia</title>
		<link>http://donne.manageritalia.it/per-la-famiglia-le-donne-abbandonano-il-lavoro</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:17:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Quarta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne / Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Donne al lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Più si avvicina il 2020 e più si allontana per l’Italia la possibilità di raggiungere gli obiettivi che la Commissione europea ha proposto per quella data. Uno studio dell’Isfol, presentato durante gli Stati Generali sul Lavoro delle Donne organizzato dal Cnel, ha riportato un dato preoccupante: il 40 percento delle donne che abbandonano il lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/donne-con-figli-abbandonano-il-lavoro3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4426" title="donne-con-figli-abbandonano-il-lavoro" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/donne-con-figli-abbandonano-il-lavoro3.jpg" alt="" width="178" height="220" /></a>Più si avvicina il 2020 e più si allontana per l’Italia la possibilità di raggiungere gli obiettivi che la Commissione europea ha proposto per quella data.</p>
<p>Uno studio dell’Isfol, <a href="http://www.repubblica.it/economia/2012/02/02/news/donne_famiglia_motivo_di_abbandono_per_40_-29197466/?ref=HREC2-19">presentato durante gli Stati Generali sul Lavoro delle Donne organizzato dal Cnel</a>, ha riportato un dato preoccupante: il 40 percento delle donne che abbandonano il lavoro lo fa per gestire la famiglia (mentre gli uomini che fanno la stessa scelta sono appena il 3%).</p>
<p><strong>Nell’anno appena concluso l’occupazione femminile ha perso ulteriori 45 mila posti di lavoro,</strong> nonostante il tasso di occupazione generale abbia fatto registrare un lieve incremento. E volendo continuare a dare i numeri:</p>
<ul>
<li>la quota di donne inattive in Italia è quasi 4 volte più elevata che in Europa;</li>
<li>il tasso di occupazione femminile si riduce bruscamente dal 63% al 50% tra le donne in età compresa tra i 25 e i 45 anni, dopo la nascita di un bambino, per poi crollare ulteriormente dopo la nascita del secondo figlio;</li>
<li>le donne italiane lavorano, considerando lavoro retribuito e lavoro domestico, 75 minuti in più al giorno rispetto agli uomini.</li>
</ul>
<p>Conoscendo il sistema italiano assolutamente carente in termini di servizi offerti alla famiglia non ci stupiamo sicuramente di questa situazione e di questi numeri che ci siamo però stancati di leggere, di scrivere e commentare.</p>
<p>Eppure Roberta Zizza di Banca D’Italia &#8211; che aveva partecipato all’evento organizzato dal Gruppo Donne Manager “<a href="http://donne.manageritalia.it/il-nostro-convegno-piu-donne-al-lavoro-per-far-crescere-il-pil">Uguaglianza e merito per la crescita economica del nostro Paese</a>” &#8211; ci aveva spiegato concretamente che un aumento dell’occupazione femminile avrebbe consentito al nostro Paese una crescita del Pil del 17%.</p>
<p><strong>Di cosa abbiamo bisogno ancora per riuscire ad invertire la tendenza e convincere chi di competenza ad investire sui servizi per la conciliazione?</strong> O ancor prima, a riconoscere che il problema dell’occupazione femminile non è solo un problema delle donne ma rappresenta un problema strutturale che sta frenando lo sviluppo dell’Italia?</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Dirigenti disperate? Nemmeno per sogno!</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 09:18:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne / Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Donne / Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[conciliazione]]></category>
		<category><![CDATA[donna in carriera]]></category>
		<category><![CDATA[donne manager]]></category>
		<category><![CDATA[donne maternità]]></category>
		<category><![CDATA[work-family balance]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi abbiamo fatto due chiacchiere al telefono con Chiara Lupi (nella foto a lato), direttrice editoriale presso Este Edizioni, che ha pubblicato un libro di interviste a donne manager di aziende note: “Dirigenti disperate” (Este, pagg. 189, € 20). Il titolo è provocatorio, forse può spiazzare. Tra i messaggi che emergono dalle conversazioni riportate nel saggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/chiara-lupi1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4381" title="chiara-lupi" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/chiara-lupi1.jpg" alt="" width="291" height="292" /></a>Oggi abbiamo fatto due chiacchiere al telefono con <strong>Chiara Lupi </strong>(nella foto a lato), direttrice editoriale presso <a href="http://www.este.it/">Este Edizioni</a>, che ha pubblicato un libro di interviste a donne manager di aziende note: “<a href="http://www.este.it/res/libri/libri_id/5/p/dirigenti+disperate">Dirigenti disperate</a>” (Este, pagg. 189, € 20). Il titolo è provocatorio, forse può spiazzare. Tra i messaggi che emergono dalle conversazioni riportate nel saggio quello di abbandonare il mito della wonderwoman e di pretendere ciò che per cattive prassi organizzative spesso in azienda non viene neppure concepito.</p>
<p><strong>Lei cura una rubrica sulla rivista <a href="http://www.este.it/res/rivista/rid/1/p/">Persone&amp;Conoscenze</a> intitolata “La sindrome di Bree”, che prende spunto da un personaggio di Casalinghe disperate. Detto altrimenti, perfezionismo ed efficienza: quando queste caratteristiche sono risorse e quando un limite?</strong></p>
<p>La ricerca della perfezione, intesa come attenzione minuziosa per ottenere il miglior risultato, è un valore. La differenza la fanno spesso i dettagli e porre la massima cura in quel che facciamo direi che è un dovere, indipendentemente dal genere. Spesso però le donne pretendono troppo da se stesse e applicano il medesimo rigore scientifico a tutta la sfera delle loro attività, lavorativa e non. Diciamo che peccano nella capacità di fissare scale di priorità e, per non sbagliare, ricercano la perfezione ovunque, in ufficio e in casa, come professioniste, mogli e madri. Un carico insostenibile! Se le donne hanno incarichi manageriali devono imparare a delegare di più tutte quelle attività che riguardano la gestione della famiglia. Nelle nostre aziende abbiamo introdotto l’outsourcing, una sorta di delega per tutte quelle attività non considerate “core”, e cioè strategiche per il nostro business. Ecco, le donne dovrebbero introdurre con più determinazione l’outsourcing anche nel loro privato! Non è pensabile tornare a casa dopo una giornata di lavoro durata oltre le otto ore standard e affrontare il “secondo lavoro” con lo stesso approccio. Le donne devono smetterla di voler competere a più livelli: una manager che affronta con consapevolezza il proprio impegno non può anche essere la mamma che non si perde un consiglio di classe dei figli, tanto per dirne una… Non dobbiamo dimostrare superefficienza, dobbiamo essere efficaci. Contano i risultati, al lavoro e in famiglia.</p>
<p><strong>Tra le storie di donne manager che ha intervistato quale l’ha colpita maggiormente e quale soluzione per conciliare vita professionale e privata le sembra più efficace?</strong></p>
<p>Ogni storia porta con sé qualcosa di unico e interessante. Detto questo ho trovato illuminante l’affermazione “i figli crescono, nonostante i genitori”. Ecco, questa frase dovrebbe essere un faro per tutte le mamme che vivono con ansia il loro essere per molto tempo fuori casa. I nostri figli non hanno bisogno di qualcuno che in modo ossessivo li controlli ma di genitori che li sappiano responsabilizzare. Certo, controllare è più facile ma, in casa come in azienda, uno stile di leadership fondato sul comando e il controllo e uno stile di leadership fondato sulla responsabilizzazione porteranno risultati del tutto diversi. Le due cose sono strettamente collegate. Se nel nostro contesto professionale siamo in grado di costruire un gruppo di lavoro responsabile e autonomo avremo anche la possibilità di gestire con meno ansie il nostro tempo. La “soluzione” per la conciliazione non esiste. Dobbiamo essere capaci di trovare la soluzione che meglio si adatta alle nostre esigenze, avendo ben chiare le priorità cui dedicare sforzi, energie, attenzioni.</p>
<p><strong>Esiste un modello di azienda al femminile?</strong></p>
<p>Dopo aver molto riflettuto, non ritengo sia corretto parlare di azienda “al femminile”. Credo dovremmo essere capaci di impostare<a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/dirigenti-disperate.jpg"><br />
</a> modelli organizzativi che rispettino le esigenze di tutti coloro che appartengono al’organizzazione. Fatto salvo che tutti devono tendere all’obiettivo che l’organizzazione si è dato (che sia di business, sociale o altro), dovremmo sempre più ragionare in termini di risultati, personali e di team. Altra cosa è l’attenzione che le aziende pongono alle carriere femminili. Certo in molte aziende, a parità di competenze, si preferisce scegliere il candidato maschio per scongiurare il pericolo maternità. Capisce dove siamo arrivati? Viviamo in un paese dove la maternità è un pericolo, un rischio da scongiurare. E i risultati sono qui da vedere: nelle nostre scuole materne ed elementari tra pochi anni gli alunni stranieri saranno la maggioranza. Ma qui, con grande onestà, bisogna dire che una grande responsabilità ce l’hanno quelle donne che hanno prolungato in modo eccessivo i tempi della maternità contribuendo a creare un immaginario negativo. Ecco, se all’interno delle organizzazioni ci fosse più responsabilità, più attenzione al bene comune, alla condivisione degli obiettivi, sarebbe più facile tener conto delle esigenze di tutti, uomini e donne.</p>
<p><strong>Il gioco dei se non porta a nulla, ma facciamolo lo stesso. Se al posto di Mr Fuld, ceo di Lehman Brothers, ci fosse stata seduta una Mrs Fuld…?</strong></p>
<p>In realtà non si tratta di un gioco. Diversi studiosi si sono cimentati nell’analisi sugli sbalzi dei mercati &#8211; l’ultimo studio di cui ho notizia è stato realizzato da un neuroscienziato presso l’Università di Cambridge &#8211; e hanno riscontrato che a un aumento del livello di testosterone, l’ormone che regola l’aggressività e la propensione al rischio, corrisponde anche un atteggiamento più aggressivo. Il risultato? Operazioni finanziarie più redditizie, a volte, ma anche meno razionali, più pericolose insomma.  Mentre quindi gli uomini hanno una naturale propensione all’azzardo le donne sono più naturalmente portate a risparmiare. Quindi è probabile che se al posto di Mr. Fuld Lehman Brothers fosse stata guidata da una Mrs. Fuld le cose, forse, sarebbero andate diversamente. La motivazione è scientifica, Umberto Veronesi spiega che l’aggressività provocata dagli ormoni maschili era funzionale alla sopravvivenza della specie; ora però tutta questa aggressività non serve, la forza fisica non è più un prerequisito nemmeno per svolgere professioni fino a poco tempo fa appannaggio del mondo maschile. Ma il professore si spinge anche oltre, dicendo che il futuro è donna, perché l’abilità tutta femminile di ricercare la mediazione, di risolvere i problemi senza ricorrere ai conflitti rappresenta la condizione imprescindibile per garantire il progresso delle civiltà. L’atteggiamento di chi dà la vita è naturalmente portato alla “costruzione” e non alla distruzione. Ecco perché servono le donne. Ne servono di più. C’è da riflettere…</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I lavori più ricercati dalle donne nel 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 09:16:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Pigino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sappiamo tutte quanto per una donna sia importante, per non dire fondamentale, avere un lavoro che, oltre a essere gratificante e in linea con le sue aspettative, le consenta anche di conciliare adeguatamente la vita familiare con quella professionale. Spesso incontriamo donne che sono molto stimate in azienda, ma che non riscuotono lo stesso successo nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/women-jobs.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4363" title="women-jobs" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/women-jobs-300x197.jpg" alt="" width="300" height="197" /></a>Sappiamo tutte quanto per una donna sia importante, per non dire fondamentale, avere un lavoro che, oltre a essere gratificante e in linea con le sue aspettative, le consenta anche di conciliare adeguatamente la vita familiare con quella professionale. <strong>Spesso incontriamo donne che sono molto stimate in azienda, ma che non riscuotono lo stesso successo nella vita familiare e nell&#8217;educazione dei figli o &#8211; viceversa &#8211; troviamo donne che, per riuscire ad essere ottime mogli e madri di famiglia, hanno dovuto rinunciare ad essere manager.</strong> Trovare il perfetto equilibrio tra le due cose, forse, è impossibile, ma in certi casi ci si può andare molto vicino! Basta scegliere la professione giusta o, almeno, così pare!</p>
<p>Qualche consiglio arriva da una <a href="http://www.forbes.com/sites/jennagoudreau/2011/12/15/best-jobs-for-women-in-2012-salary-satisfaction-security-growth/">recente ricerca americana che ha stilato la classifica dei dieci lavori ideali che le donne vorrebbero svolgere nel 2012</a>. Si tratta di una top ten che cerca di coniugare l&#8217;ambizione della gratificazione professionale alla volontà, o necessità, di potersi occupare adeguatamente della propria famiglia, sia attraverso il tempo libero, sia attraverso i guadagni che un lavoro può portare.</p>
<p>Michael Farr e Laurence Shatkin, autori del libro “<a href="http://www.amazon.it/Best-Jobs-21st-Century-Michael/dp/1593572409">Best Jobs for the 21st Century</a>”, a seguito di un’indagine specifica, hanno stilato la classifica dei dieci lavori che più soddisfano le donne.</p>
<p>I risultati sono sorprendenti: le donne, infatti, mirano a svolgere lavori di enorme importanza, preferendo attività di tipo dirigenziale o che conducono alla completa indipendenza, anche economica.</p>
<p>In questa classifica, infatti, tra i lavori più ambiti compaiono alcune attività che non destano stupore, in quanto assommano sia il prestigio sociale che la gratificazione economica (come ad esempio la professione di <strong>medico</strong>), ma spiccano anche altre professioni, di gran lunga meno ricorrenti, che risultano essere le più ambite.</p>
<p>Tra queste troviamo: l&#8217;<strong>ingegnere aerospaziale</strong> (lavoro molto remunerativo, che non conosce crisi), il<strong> geologo</strong> (mestiere che sottolinea lo spirito avventuriero di molte donne, che amano intraprendere grandi viaggi nei più disparati angoli della terra), il<strong> CEO</strong> (attività che consente alle donne di mettere in pratica la loro voglia di autonomia, sia economica sia, soprattutto, decisionale; secondo alcune stastiche, nell’ultimo anno, il 44% delle neonate aziende sarebbe diretto da donne) e infine l’<strong>antropologo </strong>(mestiere di indubbio fascino che porta a viaggi, scoperte, nuovi orizzonti e un ampliamento delle proprie conoscenze).</p>
<p>Al primo posto, il <strong>docente universitario</strong>. Questa professione pone la lavoratrice ai vertici del mondo culturale e presenta alcune caratteristiche senz&#8217;altro interessanti: consente una continua crescita, spinta e motivata dallo studio, e nel contempo di lavorare in un ambiente stimolante che offre autonomia e indipendenza, due aspetti che spiccano in questa classifica per essere particolarmente ricercati. La professione di insegnante, poi, ha un vantaggio rispetto a tante altre: dà la possibilità di conciliare al meglio famiglia e lavoro.</p>
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		<title>Più donne manager per crescita e sviluppo</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 08:43:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Pigino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi siete mai chiesti se e come un management al femminile potrebbe favorire la crescita di un’impresa, aumentando la redditività delle aziende e favorendo il miglior andamento dell’economia del nostro Paese? Le caratteristiche di organizzazione, sensibilità e comunicatività che contraddistinguono le donne manager sono armi vincenti per garantire il buon andamento delle aziende. Queste importanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/donne-manager-economia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4357" title="donne-manager-economia" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/donne-manager-economia-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Vi siete mai chiesti se e come un management al femminile potrebbe favorire la crescita di un’impresa, aumentando la redditività delle aziende e favorendo il miglior andamento dell’economia del nostro Paese?</p>
<p><strong>Le caratteristiche di organizzazione, sensibilità e comunicatività che contraddistinguono le donne manager sono armi vincenti per garantire il buon andamento delle aziende.</strong></p>
<p>Queste importanti tematiche sono state al centro dell’ultimo <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-11-21/leadership-femminile-farebbe-crescere-194224.shtml">Forum su cultura d&#8217;impresa sulla leadership femminile organizzato dal Sole 24 Ore</a>;  il professor Stefano Zamagni, docente di Economia politica all&#8217;Università di Bologna, ha evidenziato come sia indispensabile dimostrare che alle imprese e alla società convenga valorizzare le donne, innanzitutto sotto il profilo economico. “<strong>Le donne infatti rappresentano i migliori talenti della società nonché la più ampia platea di acquirenti di beni</strong>&#8220;.</p>
<p>Il nuovo premier Mario Monti sta dimostrando fin dagli esordi sensibilità per questi temi, dando priorità assoluta al merito nelle scelta dei suoi ministri, prevedendo una nuova compagine governativa con una significativa componente femminile.</p>
<p>D’altronde è noto che i team misti uomini-donne, in politica come in azienda, funzionano meglio; la diversity del team è una scelta strategica vincente premiata dai risultati.<br />
In effetti, una recente ricerca di Goldman Sachs ha dimostrato che<strong> il prodotto interno lordo mondiale sarebbe del 13% più elevato se le donne fossero posizionate esattamente come gli uomini nel mondo del lavoro; non solo ci sarebbe più reddito disponibile e capacità di spesa nelle famiglie, ma si attiverebbe un moltiplicatore di benessere impareggiabile.</strong> Già nel 2008 il Gruppo Donne Manager, con uno studio della Banca d’Italia, aveva illustrato nel convegno &#8220;<a href="http://donne.manageritalia.it/il-nostro-convegno-piu-donne-al-lavoro-per-far-crescere-il-pil">Facciamo il Punto</a>&#8221; proprio come una maggiore presenza delle donne nel mondo del lavoro incide pesantemente sul Pil del nostro Paese.</p>
<p>Senza contare che la leadership al femminile, ai vertici della politica e dell’economia, porta con sé <strong>una gestione incentrata sulla condivisione delle scelte, su equilibrio, senso pratico, coraggio di prendere decisioni difficili, capacità di fare scelte controcorrente e soprattutto di comunicare, con la consapevolezza che gli obiettivi raggiunti, ma non condivisi, faticano a farsi largo da soli nelle imprese e nella società e sono destinati e a fallire.</strong></p>
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		<title>Donne, la festa finisce con la laurea&#8230; o no?</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 11:06:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa è la dura realtà che viene presentata nei campus universitari americani. Ma non per tutti, dato che il messaggio è diretto soprattutto agli studenti di sesso femminile, racconta Amy Siskind sull’Huffington Post . Nel 2011 per la prima volta nella storia degli Stati Uniti le donne hanno superato gli uomini nel numero dei laureati, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/women-career.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4350" title="women-career" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/women-career-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Questa è la dura realtà che viene presentata nei campus universitari americani. Ma non per tutti, dato che il messaggio è diretto soprattutto agli studenti di sesso femminile, racconta <a href="http://www.huffingtonpost.com/amy-siskind/its-the-economy-girlfrien_b_1224531.html">Amy Siskind sull’Huffington Post </a>.</p>
<p><strong>Nel 2011 per la prima volta nella storia degli Stati Uniti le donne hanno superato gli uomini nel numero dei laureati, ma una volta entrate nel mondo del lavoro i percorsi di carriera sono molto diversi.</strong> In settori come la gestione aziendale e la politica gli uomini occupano ancora l’84 e l’83% dei ruoli di leadership. Il gap salariale, poi, è ancora molto forte e tende ad allargarsi nel corso degli anni.</p>
<p>Siskind individua una serie di motivi. In testa, la rete dei contatti, che per gli uomini è più solida e precoce (la squadra sportiva, il golf club del padre e via dicendo). Le battaglie dei movimenti degli anni 60 e 70 hanno sicuramente portato a dei grandi risultati in tema di occupazione femminile, ma, spiega Siskind, è stato un po’ come affidare una macchina a qualcuno senza dare lezioni di guida. Lezioni di guida, che, in un’ottica professionale potrebbero essere riassunte come segue.</p>
<p><strong>Lezione 1: È l’economia, cara</strong></p>
<p>La questione centrale per le donne di oggi è l’indipendenza economica. Con i soldi arriva il controllo. Fortunatamente, le donne hanno di recente iniziato a comprendere l&#8217;importanza delle loro finanze, che si riflette in un cambiamento marcato nei modelli sociali.</p>
<p><strong>Lezione 2: Guadagnare denaro è una cosa giusta</strong></p>
<p>Le scelte di carriera sono i principali motivi della disparità salariale. Oggi le giovani donne sono ancora bombardate da messaggi, più o meno subdoli, non solo da parte dei media e della cultura popolare, ma anche di docenti universitari, secondo i quali le persone devono aiutarsi tra loro, rifuggire l’avidità, il potere o il guadagno. Una conseguenza di tutto ciò? Diamo un’occhiata a quante donne lavorano nel sociale: l’80% dei laureati in psicologia sono donne, il 90% dei posti di assistenti sociali è ricoperto da donne, idem per l’88% dei lavori di assistenza domestica. Nel frattempo… il numero di donne laureate che entrano in Wall Street è sceso del 22% negli ultimi dieci anni!</p>
<p><strong>Lezione 3: Create il vostro brand, rendetevi indispensabili </strong></p>
<p>Siete persone ma anche un brand, inteso come la somma delle vostre competenze, degli studi, della formazione e dei legami. È un errore pensare che le uniche persone che contano sono i vostri superiori e che occorre conquistarsi solo la loro stima. I colleghi della vostra età sono altrettanto importanti, così come il pubblico esterno all&#8217;azienda.</p>
<p><strong>Lezione 4: # Mentor_Up!</strong></p>
<p>Non bisogna credere che le connessioni si possano sviluppare in modo automatico in ufficio. Occorre dedicarci del tempo, privilegiando magari le esperienze di affiancamento (mentoring), formazione e, soprattutto, sui social network, professionali e non.</p>
<p><strong>Lezione 5: Le brave ragazze chiedono</strong></p>
<p>Forgiare legami con maestri, formatori e colleghi, ricordarsi che dietro ogni grande donna spesso c’è una o più donne che hanno collaborato con lei. Ma, soprattutto, non avere paura di chiedere, di farsi avanti, senza paura di sbagliare. Esponetevi per farvi strada nella vita e nel mondo del lavoro e pretendete ciò che vi spetta.</p>
<p><strong>Gli ostacoli sono molti, ma è una sfida che senz&#8217;altro vale la pena di intraprendere. Cosa ne pensate? Quali consigli vi sentite di dare alle donne che escono dall&#8217;università e fanno i primi passi in azienda?</strong></p>
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		<title>Meglio assumere dipendenti carine o racchie?</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 08:47:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Pugi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discriminazione]]></category>
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		<category><![CDATA[pregiudizi]]></category>
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		<description><![CDATA[Una frase che ho spesso sentito dire in azienda è che “le dipendenti carine costano come quelle racchie… quindi meglio assumerle carine”. Messa così, è difficile sostenere il contrario&#8230; Allo stesso tempo, è abbastanza diffuso l’assunto (ahimè, tutto da provare) che la bellezza spesso si accompagni a scarse capacità intellettuali e comunque a poca credibilità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/dipendenti-carine.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4151" title="dipendenti carine" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/dipendenti-carine-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Una frase che ho spesso sentito dire in azienda è che “le dipendenti carine costano come quelle racchie… quindi meglio assumerle carine”.</p>
<p><strong>Messa così, è difficile sostenere il contrario&#8230;</strong></p>
<p>Allo stesso tempo, è abbastanza diffuso l’assunto (ahimè, tutto da provare) che la bellezza spesso si accompagni a scarse capacità intellettuali e comunque a poca credibilità sul lavoro.</p>
<p><strong>Insomma, è meglio assumere dipendenti carine e sceme o racchie e intelligenti?</strong> Ma siccome la scelta non è mai tra bianco e nero, forse è meglio assumere semplicemente “persone”, che sappiano fare bene il loro lavoro. Ma è difficile davvero, anche con le migliori intenzioni, non farsi influenzare dalle apparenze o dai pregiudizi.</p>
<p><strong>La strada verso la valorizzazione del merito richiede di fare lo sforzo, non banale, di non guardare al sesso, ma neanche a età, aspetto, persino accento.</strong> Questo concetto emerge tra l&#8217;altro in modo chiaro nella <a href="http://27esimaora.corriere.it/articolo/troppo-bella-per-fare-carriera/">recente intervista a Louise Mensch</a>, conservatrice eletta alla Camera dei Comuni in Inghilterra, dal fascino, a suo dire, ingombrante.</p>
<p>&nbsp;</p>
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