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	<title>Donne Manager @ Manageritalia &#187; Donne / Risorse</title>
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	<description>Conversazioni tra uomini e donne sulle pari opportunità</description>
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		<title>Autoimprenditorialità e lavoro femminile: Marisa Montegiove interviene nel dibattito</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 15:33:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il vicepresidente di Manageritalia e responsabile Gruppo Donne Manager Marisa Montegiove ha partecipato martedì a Roma all’incontro organizzato da Amway, una delle realtà più importanti nel settore della vendita diretta, per commentare i risultati di una ricerca dedicata all’autoimprenditorialità in Europa, con un focus sulla realtà nel nostro paese. Dalla ricerca emerge un’opinione positiva sull’imprenditorialità dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/amway_tavolarotonda_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4490" title="amway_tavolarotonda_" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/amway_tavolarotonda_-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><strong>Il vicepresidente di Manageritalia e responsabile Gruppo Donne Manager Marisa Montegiove ha partecipato martedì a Roma all’incontro organizzato da <a href="http://www.amway.it/">Amway</a></strong>, una delle realtà più importanti nel settore della vendita diretta, per commentare i risultati di una ricerca dedicata all’autoimprenditorialità in Europa, con un focus sulla realtà nel nostro paese. Dalla ricerca emerge un’opinione positiva sull’imprenditorialità dei cittadini europei: <strong>il 70% degli intervistati vede con favore questo fenomeno, il 53% ritiene di poter avviare un’attività in proprio.</strong> Gli aspetti che spingono le donne italiane a preferire un lavoro autonomo sono innanzitutto l’indipendenza (38,7%) e la possibilità di autorealizzazione (35,4%), in particolare nel Nordest.</p>
<p><strong><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/Come-sappiamo-tra-laltro-dai-dati-disponibili.pdf">Come sappiamo tra l&#8217;altro dai dati disponibili</a>, risulta che almeno in Italia è comunque più facile fare l’imprenditrice (quasi il 24% le imprenditrici) che la manager (le dirigenti nel settore privato sono il 13%), benché sia più difficile rispetto al resto d’Europa</strong>. Questo per il semplice motivo che fare l’imprenditore impegna moltissimo ma lascia una maggiore flessibilità che non c’è all’interno di una struttura organizzativa come quella delle aziende, che impongono degli orari e delle consuetudini. Proprio questo il punto di partenza per migliorare tutte quelle situazioni di conciliazione vita privata e professionale a favore di tutte le donne, non solo di quelle in carriera, per apportare vantaggi all’economia.</p>
<p><strong><a href="http://www.corriereinformazione.it/2012020817140/management-al-femminile/autoimprenditorialita-il-70-degli-italiani-e-favorevole-e-le-donne.html">Come spiega Montegiove nel suo contributo al dibattito</a>, &#8220;le donne hanno difficoltà a raggiungere i vertici delle aziende. E questo, oltre che uno spreco, è indice di poca intelligenza.</strong> Se si considera poi che il 58% dei laureati è rappresentato da donne e con risultati molto soddisfacenti, si riesce a percepire bene quanto queste ultime rappresentino una risorsa spesso trascurata. Non utilizzare queste risorse è, oltre che uno spreco, indice di poca intelligenza da parte delle aziende. Tra uomini e donne, inoltre, esiste un gap salariale, e il divario è sentito soprattutto ai livelli più bassi. La vasta fetta di donne favorevoli rappresenta, comunque, la voglia di superare questo divario, sia per quanto riguarda le differenze retributive che la conciliazione casa-lavoro. <strong>Ma dai dati emerge che, se nelle piccole e medie imprese le donne manager sono pochissime, nelle multinazionali la situazione è migliore.</strong> <strong>In ogni caso i vertici aziendali sono legati a una presenza femminile di ‘figlie d’arte’; e, agli apici, di manager donne che hanno fatto la gavetta ce ne sono pochissime</strong>”. Una tendenza negativa che, secondo Montegiove, deve essere combattuta con “informazione e formazione capillare, come fa la nostra Manageritalia, attraverso progetti mirati”.</p>
<p>Oltre a Marisa Montegiove al dibattito hanno partecipato la senatrice <strong>Maria Ida Germontani</strong>, secondo cui &#8220;Il tema delle donne e l&#8217;occupazione deve esser affrontato con una strategia a tutto campo che si occupi di interventi per il lavoro dipendente, per le donne che fanno impresa e per le professioniste&#8221; e <strong>Monica Milone</strong>, direttore relazioni esterne Amway: &#8220;Le donne chiedono supporto e formazione per avere il coraggio di diventare imprenditrici. Questa loro richiesta può trovare risposta tanto nell&#8217;offerta pubblica che nei programmi delle aziende che investono nella crescita delle loro risorse&#8221;.</p>
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		<title>Dietro una grande donna c’è un’altra donna?</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 09:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Quarta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’abbiamo detto e ripetuto spesso, dietro una donna di successo c’è molto spesso un marito o compagno che la supporta e la aiuta a conciliare vita lavorativa e privata; ma oggi sempre più spesso assistiamo a un fenomeno abbastanza inconsueto: dietro (o accanto) a una grande donna c’è un’altra. Hillary Clinton e il suo portavoce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/Huma_Abedin_Hillary_Clinton.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4450" title="Huma_Abedin_Hillary_Clinton" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/Huma_Abedin_Hillary_Clinton-300x178.jpg" alt="" width="300" height="178" /></a>L’abbiamo detto e ripetuto spesso, <a href="http://donne.manageritalia.it/marito-casalingo">dietro una donna di successo c’è molto spesso un marito o compagno</a> che la supporta e la aiuta a conciliare vita lavorativa e privata; ma oggi sempre più spesso assistiamo a un fenomeno abbastanza inconsueto: dietro (o accanto) a una grande donna c’è un’altra.</p>
<p>Hillary Clinton e il suo portavoce <strong>Huma Abedin</strong> (pakistana e mussulmana); Christine Lagarde (direttrice del fondo monetario internazionale) e <strong>Nemat Shafik</strong> sua vice, stanno<a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/Nemat-Shafik_Christine-Lagarde.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4451" title="Nemat Shafik_Christine Lagarde" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/Nemat-Shafik_Christine-Lagarde-300x171.jpg" alt="" width="300" height="171" /></a> lavorando affinché entro il 2014 al FMI ci siano il 30% di donne; Ellen Johnson Sirleaf presidente della Liberia e Leymah Gbowee capo della commissione per la Riconciliazione, a dicembre insieme hanno vinto il Nobel per la pace.</p>
<p><strong>Madeleine Albright un giorno disse che “c’è un posto speciale all’inferno per le donne che non aiutano le altre”, ma solo se lo meritano aggiungerei io!</strong></p>
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		<title>Gli stereotipi sulle donne di potere</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 09:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prendiamo spunto dall’articolo di Jenna Goudreau su Forbes per elencare una serie di stereotipi molto diffusi sulle donne di potere, tra cui le manager. Benché ci siano settori e ambiti dove la presenza femminile è ancora fortemente limitata, è innegabile che nelle posizioni di vertice negli ultimi anni le donne sono aumentate. Sempre più sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/Hillary-Clinton-Usa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4388" title="HILLARY RODHAM CLINTON ATTENDS THE DEMOCRATIC NATIONAL CONVENTION" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/Hillary-Clinton-Usa-257x300.jpg" alt="" width="257" height="300" /></a>Prendiamo spunto dall’articolo di <a href="http://www.forbes.com/sites/jennagoudreau/2011/10/24/worst-stereotypes-powerful-women-christine-lagarde-hillary-clinton/">Jenna Goudreau su Forbes</a> per elencare una serie di stereotipi molto diffusi sulle donne di potere, tra cui le manager. Benché ci siano settori e ambiti dove la presenza femminile è ancora fortemente limitata, è innegabile che nelle posizioni di vertice negli ultimi anni le donne sono aumentate. Sempre più sotto i riflettori e sulle copertine dei giornali le “icone di emancipazione”: donne potentissime che, almeno in occidente, ricoprono posizioni chiave. Qualche nome? Oprah Winfrey (media), Christine Lagarde (finanza), Dilma Rousseff (politica).</p>
<p><strong>Ciascuno di noi conosce donne potenti, anche in Italia. Donne che ce l’hanno fatta, spesso  pagando un prezzo molto alto in termini di sacrifici e scelte personali. Nei loro confronti, ci ricorda Goudreau, gli stereotipi si sprecano.</strong> È come se a livello di subconscio collettivo, ci fossero dei pregiudizi dettati magari dall’invidia o dallo scetticismo circa le loro effettive capacità. Vediamoli insieme.</p>
<p>1 &#8211; <strong>Regina di ghiaccio</strong>. Come Miranda Priestly, l’algida direttrice editoriale del romanzo e poi film “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_diavolo_veste_Prada_(film)">Il diavolo veste Prada</a>” (il personaggio tra l’altro si ispira a una donna reale che ha esattamente questa fama, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Wintour">Anna Wintour</a> di <em>Vogue America</em>). Lo stereotipo vuole che simili donne facciano di tutto per mascherare le proprie emozioni e i sentimenti sul lavoro perché sembrerebbero sinonimo di debolezza.</p>
<p>2 &#8211; <strong>Single e sola</strong>. Le statistiche in effetti mostrano che molte donne in carriera sono state costrette a rinunciare a una famiglia, ma non si può generalizzare, anche perché non tutte le donne desiderano fare figli. In ogni caso, se parlare di acrobazie è un eufemismo, si dovrebbe definire queste donne delle “eroine contemporanee”. Carriera, potere e famiglia: sì, molte ce la fanno a fare tutto. Chapeau.</p>
<p>3 &#8211; <strong>Tosta</strong>. Un aggettivo molto diffuso. “Quella donna è proprio tosta”. Detto altrimenti: tenace, determinata, imperterrita. Ma anche: rigida, severa, che non guarda in faccia a nessuno. Una specie di caterpillar insomma.</p>
<p>4 &#8211; <strong>Fragile e dipendente da qualcuno</strong>. È pur sempre una donna, quindi fragile, non va dimenticato (<a href="http://donne.manageritalia.it/elsa-fornero-scoppia-in-lacrime">le lacrime di Elsa Fornero</a> hanno del resto fatto scorrere fiumi d’inchiostro e polemiche). E poi non si è “fatta da sola”. “È arrivata lì perché ce l’hanno messa”. “È una figlia d’arte”. “Il frutto del lavoro di un team”. E via dicendo&#8230;</p>
<p>5 &#8211; <strong>Mascolina</strong>. Sia nel look &#8211; tailleur senza fronzoli, pantaloni, giacche squadrate e poco vistose &#8211; sia nel carattere &#8211; dure, ciniche, concentrate solo sui risultati, magari qualche parolaccia come intercalare (il turpiloquio in azienda non è forse virile?). In poche parole una “virago” che ha ereditato il peggio del carattere maschile, senza accorgersi però che in questo modo mortifica gli aspetti di solito più apprezzati della femminilità. Una donna di potere come una manager dovrebbe essere una donna a tutti gli effetti, almeno quando non scimmiotta lei stessa un certo modo di essere uomo, forse per insicurezza.</p>
<p>6 &#8211; <strong>Sleale</strong>. Ha trafficato, architettato, tramato, imbrogliato (e chi più ne ha più ne metta) per ottenere quella posizione, come le matrone dell&#8217;antica Roma. Nulla a che vedere insomma con la sua bravura e le sue capacità ma piuttosto un’attitudine alla spregiudicatezza e alla slealtà.</p>
<p>7 &#8211; <strong>Troppo emotiva</strong>. Nulla a che vedere con la sensibilità. In quanto donna c’è il rischio che non sappia ponderare bene e con freddezza le situazioni e sia vittima delle emozioni, positive o negative.</p>
<p>8 &#8211; <strong>Arrabbiata</strong>. La psicanalisi ha spesso affrontato il tema della <a href="http://www.wellnessoggi.com/2011/11/21/aggressivita-femminile/">rabbia femminile</a>, frutto del soffocamento dell’aggressività nell’educazione delle bambine. Se ricopre un incarico di potere e di prestigio è perché ha dovuto combattere duramente, quindi, di fatto, è un serpente velenoso sempre pronto a mordere.</p>
<p>9 &#8211; <strong>Una quota</strong>. È lì perché fa parte di una categoria protetta. Perché è giusto che ci siano un po’ di donne per essere equi o più semplicemente politically correct. Punto e basta.</p>
<p>10 &#8211; <strong>Una cheerleader</strong>. Appariscenti, seducenti, brillanti. Delle showgirl che fanno colore e che hanno saputo conquistare quella posizione grazie al loro fascino. Qualcuno si spinge oltre, ma questa è un’altra storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa pensate di questi pregiudizi? Quali secondo voi sono più duri e in che modo si possono combattere?  </strong></p>
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		<title>Più donne per la pace</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 23:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Persico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo avere riconosciuto il Nobel per la pace a tre donne lo scorso ottobre, ecco che anche l&#8217;amministrazione Obama  ha recentemente compreso il valore della  donna  nei processi di pace. Barack Obama  ha dunque imposto  agli organi del governo (dal dipartimento di Stato al ministero della Difesa, dall&#8217;agenzia per lo Sviluppo Internazionale alle missioni Onu) di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/nobel-pace-2011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4332" title="nobel-pace-2011" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/nobel-pace-2011-300x229.jpg" alt="" width="300" height="229" /></a>Dopo avere riconosciuto il Nobel per la pace a tre donne lo scorso ottobre, ecco che anche l&#8217;amministrazione Obama  ha recentemente compreso il valore della  donna  nei processi di pace.</p>
<p><strong>Barack Obama  ha dunque imposto  agli organi del governo (dal dipartimento di Stato al ministero della Difesa, dall&#8217;agenzia per lo Sviluppo Internazionale alle missioni Onu) di aumentare la presenza</strong> <strong>di funzionari donne entro 150 giorni.</strong></p>
<p>Ci auguriamo dunque che questo porti a occuparsi con più attenzione dei problemi delle donne durante i conflitti: alle  violenze e  agli stupri da loro subiti  e alle vedove di guerra.</p>
<p><strong>Riteniamo che questo possa essere  un passo fondamentale verso la costruzione della pace</strong> e soprattutto della garanzia di presa in considerazione del punto di vista femminile nelle zone di guerra.</p>
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		<title>Quote rosa in Libia</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 09:47:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabrina Lucini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Ansa ha appena diffuso la notizia di un progetto elettorale volto ad assegnare alle donne il 10% dei seggi disponibili nella nuova Assemblea Costituente libica, la cui elezione è prevista nel prossimo giugno. Energico il dissenso espresso dalle due principali associazioni a difesa dei diritti delle donne nel paese  - &#8220;The voice of Lybian women&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/libia-donne.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4126" title="libia-donne" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/libia-donne-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /></a>L&#8217;Ansa ha appena diffuso la notizia di un progetto elettorale volto ad assegnare alle donne il 10% dei seggi disponibili nella nuova Assemblea Costituente libica, la cui elezione è prevista nel prossimo giugno.<br />
<strong>Energico il dissenso espresso dalle due principali associazioni a difesa dei diritti delle donne nel paese</strong>  - &#8220;The voice of Lybian women&#8221; e &#8220;The Lybian rights Organization&#8221; &#8211; le quali trovano inaccettabile che venga destinato solo il 10% dei seggi a chi numericamente costituisce il 50% della popolazione.</p>
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		<title>Fare impresa è un mestiere da donne</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 15:13:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Pugi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia lavorano oltre un milione e mezzo di donne imprenditrici. Un esercito di donne che guidano attività nei campi più disparati: dalla consulenza informatica al commercio al dettaglio. Così, se da un lato l’Italia è nella zona bassa della classifica europea della partecipazione femminile al mercato del lavoro (il nostro tasso di inattività è del 48,9%, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia lavorano oltre un milione e mezzo di donne imprenditrici. Un esercito di donne che guidano attività nei campi più disparati: dalla consulenza informatica al commercio al dettaglio.</p>
<p>Così, se da un lato l’Italia è nella zona bassa della classifica europea della partecipazione femminile al mercato del lavoro (il nostro tasso di inattività è del 48,9%, a fronte della media europea del 35,5%), dall’altro <strong>l’Italia ha il record europeo di donne imprenditrici</strong>.</p>
<p><strong>Secondo l’Osservatorio sull’imprenditoria femminile curato dall’Ufficio studi di Confartigianato</strong> e presentato alla 13° Convention di Donne Impresa Confartigianato, nel 2011 <strong>in Italia operano  1.531.200 imprenditrici e lavoratrici autonome</strong>. Al secondo posto in Europa si colloca la Germania con 1.383.500 imprenditrici, seguita da Regno Unito (1.176.500), Polonia (1.035.200), Spagna (912.500) e Francia (827.200).</p>
<p>Questa <a href="http://iservice-europa.eu/presscorner/youth/" target="_blank">leadership italiana nell’Unione Europea viene confermata anche dal  peso che l’imprenditoria femminile</a> ha sul totale delle donne occupate: in Italia è del 16,4%, di gran lunga superiore al 10,3% della media dell’area Euro.</p>
<p>In sintesi, <strong>le donne italiane partecipano meno delle europee al mercato del lavoro, ma se decidono di lavorare sono le più attive nel campo imprenditoriale</strong>.</p>
<p>Questo primato dell’imprenditoria rosa è anche frutto dello <strong>scarso investimento in Italia nei servizi di welfare per favorire la conciliazione tra attività professionali e cura della famiglia</strong>, tanto che l’imprenditoria diventa un mezzo per permettere alle donne di gestirsi in autonomia orari e ferie.</p>
<p>L’Italia spende in interventi per famiglia e maternità l&#8217;1,3% del PIL, contro la Francia che investe il 2,5% del PIL, la Germania il 2,8%, la Svezia il 3%, la Danimarca il 3,8%!</p>
<p>E infatti, le regioni più favorevoli per il lavoro e l’impresa femminile sono quelle tradizionalmente con più servizi pubblici (asili, assistenza agli anziani): innanzitutto il Friuli Venezia Giulia, poi a seguire  l’Emilia Romagna e l’Umbria. In fondo alla classifica si collocano invece la Campania, la Sicilia e la Puglia.</p>
<p>Da notare anche altri due fenomeni interessanti.</p>
<p>Innanzitutto, <strong>le imprese rosa riguardano anche settori all&#8217;avanguardia</strong> e tradizionalmente maschili, dove oltre 12.000 imprenditrici sono attive nell&#8217;high-tech in ambiti come la robotica, l&#8217;elettronica, la chimica farmaceutica, la produzione di software e di apparecchiature di alta precisione, le telecomunicazioni, la ricerca scientifica, la consulenza informatica.</p>
<p>Infine, quasi <strong>100.000 delle imprenditrici italiane sono di nazionalità straniera</strong>.</p>
<p>Insomma, come dice Edgarda Fiorini, Presidente di Donne Impresa Confartigianato “i dati dimostrano che <strong>fare impresa è sempre più un mestiere da  donne!”</strong></p>
<p><iframe width="300" height="182" src="http://www.youtube.com/embed/84hvbyKPGyc?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/10/donne-imprenditrici.jpg"></a></p>
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		<title>Donne al comando: Christine Lagarde</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 08:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabrina Lucini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un aeroporto internazionale ho di recente acquistato un numero di Forbes dalla cui copertina sorride sicura Christine Lagarde, neoeletta direttore del Fondo Monetario Internazionale. Un ruolo non facile, soprattutto in questi tempi di crisi. La Lagarde, già dal 2004 inserita da Forbes tra le 100 donne più potenti del mondo, non è però nuova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un aeroporto internazionale ho di recente acquistato un numero di <em>Forbes</em> dalla cui copertina sorride sicura<strong> Christine</strong> <strong>Lagarde, neoeletta direttore del Fondo Monetario Internazionale. Un ruolo non facile, soprattutto in questi tempi di crisi.<br />
</strong>La Lagarde, già dal 2004 inserita da <em>Forbes</em> tra le 100 donne più potenti del mondo, non è però nuova a incarichi impegnativi e prestigiosi: è già stata ministro del Commercio Estero, dell’Agricoltura e della Pesca e delle Finanze in Francia.<br />
Nell’intervista ricorda con affetto di aver chiesto alla madre al telefono un consiglio circa l’opportunità o meno di cambiare al femminile il titolo di “ministro”. La risposta della madre fu: <strong>“No, non ce n’è bisogno. Cambia piuttosto il modo in cui vengono gestite le cose”.</strong></p>
<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/10/christine-lagarde1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3976" title="christine-lagarde" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/10/christine-lagarde1-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a></p>
<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/10/christine-lagarde-forbes.jpg"><br />
</a></p>
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		<title>Il Nobel per la pace assegnato a tre donne</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 08:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Persico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne / Risorse]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[Nobel per la pace]]></category>

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		<description><![CDATA[Ellen Johnson-Sirleaf, presidente della Liberia, è la prima presidente donna di un paese africano e &#8220;signora di ferro&#8221; contro la corruzione; Tawakkol Karman è attivista yemenita per i diritti civili e alla guida del movimento non violento contro il regime oppressivo del suo paese; Leymah Gbowee, madre di sei figli, in prima linea per il recupero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ellen Johnson-Sirleaf</strong>, presidente della Liberia, è la prima presidente donna di un paese africano e &#8220;signora di ferro&#8221; contro la corruzione; <strong>Tawakkol Karman</strong> è<strong> </strong>attivista yemenita per i diritti civili e alla guida del movimento non violento contro il regime oppressivo del suo paese; <strong>Leymah Gbowee</strong>, madre di sei figli, in prima linea per il recupero dei baby soldati e per la mobilizzazione femminile contro la guerra civile, ha unito donne cristiane e musulmane per superare le divisioni e gli odi tra i gruppi etnici del proprio paese contribuendo così alla conclusione della lunga e sanguinosa guerra della Liberia e assicurando la partecipazione delle donne alle elezioni</p>
<p><strong>Le premiate sono &#8220;tre donne simbolo di conciliazione tra l&#8217;essere mamma e l&#8217;essere presenti attivamente nel mondo sociale e politico, tre esempi di coraggio e soprattutto tre grandi speranze per il futuro femminile&#8221;.</strong></p>
<p>La commissione norvegese si augura che il premio Nobel «aiuti a porre fine all’oppressione delle donne, che ancora esiste in molti Paesi, e a realizzare “il grande potenziale” che le donne possono rappresentare per la pace e la democrazia.</p>
<p>Riteniamo che con questo premio sia stato fatto un  grande passo in avanti  ma purtroppo ancora piccolo se considerato in relazione alla lunga strada ancora da percorrere.</p>
<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/10/nobel-peace-prize-women.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3776" title="nobel peace prize women" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/10/nobel-peace-prize-women-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
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		<title>Quanto è bello nascere in Islanda</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 07:23:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barbara Barabotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne / Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Pari opportunità]]></category>
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		<description><![CDATA[State per dare alla luce una bella bambina? Ebbene… trasferitevi in Islanda ! Questa è la conclusione a cui si arriva dopo aver letto i risultati di un sondaggio promosso dalla rivista americana Newsweek.  La valutazione è stata condotta esaminando 165 paesi nel mondo. Il criterio di giudizio utilizzato ha preso in considerazione la condizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>State per dare alla luce una bella bambina? Ebbene… trasferitevi in Islanda !</p>
<p><strong>Questa è la conclusione a cui si arriva dopo aver letto i risultati di un sondaggio promosso dalla rivista americana<em> Newsweek</em>.</strong>  La valutazione è stata condotta esaminando 165 paesi nel mondo. Il criterio di giudizio utilizzato ha preso in considerazione la condizione della donna nel livello di istruzione, nella politica, nel sistema legislativo, nella salute e nella condizione economica. Ha vinto l’Islanda, ma più in generale il nord Europa e questo ce lo aspettavamo. In fondo alla lista, il Chad, l’Afghanistan, lo Yemen, il Congo&#8230; e anche questo ce lo aspettavamo.</p>
<p><strong>Ma indovinate dove troviamo l’Italia???</strong></p>
<p>Scorrendo la classifica si incontrano la Francia (12°) , l’Inghilterra (19°), il Canada, gli Usa, la Romania… poi la Cina, il Rwanda e la Mongolia. E l’Italia ? Ancora non la troviamo.</p>
<p><strong>Poi spunta alla “CINQUANTANOVESIMA”  posizione</strong>. Lo scrivo in maiuscolo perché questo proprio non me lo aspettavo! In particolare questo risultato è dato da percentuali molto basse per la condizione economica e la presenza delle donne in politica.</p>
<p>La notizia dei tre nobel per la pace 2011 a tre donne “simbolo” di paesi come la Liberia con la  sua presidente Ellen Johnson Sirleaf  e Leymah Gbowee dello Yemen con Tawakkol Karman permettono a questi paesi di sperare in un futuro migliore.</p>
<p><strong>E noi cosa dobbiamo aspettarci dal futuro?</strong></p>
<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/10/reykjavik.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3769" title="reykjavik" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/10/reykjavik-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
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		<title>Il consumo dell’immagine della donna</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 15:31:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabrina Lucini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discriminazione]]></category>
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		<category><![CDATA[linda laura sabbadini]]></category>
		<category><![CDATA[Manifesto Deontologico]]></category>
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		<description><![CDATA[Il prossimo 4 aprile si svolgerà a Roma l’incontro “Il consumo dell’immagine della donna” che vedrà tra i tanti protagonisti anche Emma Bonino e Mara Carfagna. Nel corso della giornata, che si preannuncia molto interessante, si avvicenderanno interventi più di carattere statistico quale “Le donne nella società e nella famiglia“ presentato da Linda Laura Sabbadini, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il prossimo 4 aprile si svolgerà a Roma l’incontro “<a href="http://www.consumersforum.it/sito/eventi/eventi.php?id=37" target="_blank"><strong>Il consumo dell’immagine della donna</strong></a>” che vedrà tra i tanti protagonisti anche <a href="http://www.emmabonino.it/" target="_blank"><strong>Emma Bonino</strong></a> e <a href="http://www.maracarfagna.net/" target="_blank"><strong>Mara Carfagna</strong></a>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-3152" title="Il consumo dell'immagine della Donna." src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/03/consumo-immagine-donna.jpg" alt="" width="206" height="285" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso della giornata, che si preannuncia molto interessante, si avvicenderanno interventi più di carattere statistico quale “<em>Le donne nella società e nella famiglia</em>“ presentato da <strong>Linda Laura Sabbadini</strong>, responsabile Direzione Centrale per le indagini su condizioni e qualità della vita ISTAT, ad altri più centrati sugli aspetti legali e di <strong>comunicazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’intervento della scrittrice e creativa <a href="http://www.annamariatesta.it/" target="_blank"><strong>Annamaria Testa</strong></a> sarà per esempio dedicato al tema “<em>Donne e <strong>pubblicità</strong>. Alcune coordinate per capire il caso italiano</em>”. L’approfondimento sul delicato tema dell&#8217;<strong>Advertising</strong> proseguirà poi con l’intervento di <a href="http://kttbblog.splinder.com/" target="_blank">Massimo Guastini</a>, <a href="http://donne.manageritalia.it/l%e2%80%99art-directors-club-contro-l%e2%80%99abuso-del-corpo-femminile-in-pubblicita" target="_blank">neo-eletto presidente dell’Art Directos Club Italiano</a>, che  presenterà il <a href="http://bocciofilabrancaleone.wordpress.com/2011/03/24/anticipazioni-sul-manifesto-deontologico-adci/" target="_blank"><strong>Manifesto Deontologico</strong></a> redatto dalla propria associazione che raccoglie i migliori Creativi pubblicitari italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo evento fa seguito a quello del 21 marzo tenutosi a Milano su iniziativa di <a href="http://www.pariodispare.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=99:presentazione-manifesto-pubblicita-responsabile-21-marzo-a-milano&amp;catid=2:blog-istituzionale&amp;Itemid=21" target="_blank"><strong>Pari o Dispare</strong></a> durante il quale sono state presentate le aziende che sono le prime firmatarie del “<strong>Manifesto per l’utilizzo responsabile dell’immagine femminile</strong>”. Sono già circa una ventina dopo quasi tre mesi e ci si augura che il numero cresca presto in modo consistente.</p>
<blockquote><p><strong>Info sull&#8217;evento</strong><br />
Roma Lunedì 4 aprile 2011<br />
h 10.00  -&gt; 13.00<br />
FNSI<br />
Corso Vittorio Emanuele II, 349<br />
Per ulteriori dettagli:<a href="http://www.consumersforum.it/" target="_blank"><strong> http://www.consumersforum.it/</strong></a></p></blockquote>
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