Leggendo Sorrisi e Canzoni della prossima settimana (è in casa mia la guida TV che riceviamo in abbonamento anche se mi chiedo se sia davvero necessaria visto che la TV non occupa certo il massimo della nostra attenzione… Potrei cominciare, vista la crisi, a risparmiare sul costo dell’abbonamento!) mi sono imbattuta dicevo, a pag. 36, in una lunga intervista alla neo mamma Antonella Clerici.

Devo ammettere di aver visto sempre con occhi un pò gelosi (sana gelosia peraltro!) le signore dello spettacolo che dopo la maternità rientravano nei loro luoghi di lavoro, tv, teatro, cinema etc. senza alcuna difficoltà (almeno così mi appariva) portandosi nel camerino il bambino, potevano farsene un vanto in alcuni casi, dimostrando come per loro la conciliazione tra casa e lavoro e nuova situazione di neo mamma non costituisse un problema (e qui diaciamocelo pure non avere il problema economico di adottare tate a tempo pieno aiuta).
Sono anche certa che nel momento in cui hanno parlato della loro prossima maternità al “loro datore di lavoro” questi non ne facesse un problema, anzi magari era il momento giusto per “utilizzare” il pancione per un nuovo ruolo piuttosto che dare una spinta ad un indice di gradimento un pò al ribasso, insomma mi trovavo ‘ste mamme dello spettacolo con il
loro pancione, con i loro compagni (se ci sono) sulle pagine di tutte le riviste (al venerdì quando vado dalla parrucchiera) come se i figli li sapessero fare solo loro.

Insomma sembrava un ambiente perfetto, perfetto fino a quando, leggo appunto su Sorrisi e Canzoni, anche la Clerici sembra aver subito discriminazione dopo la maternità. Sì, perchè di non altro sembrerebbe trattarsi la sua sostituzione nei vari programmi (perchè sembra fossero più di uno, ma chiedo venia per l’ignoranza).
Or dunque sembra che la povera Clerici non sia stata sostituita solo per il periodo di maternità ma che si sia utilizzata l’assenza per maternità come un modo per sbarazzarsene.

Ora Antonella Clerici afferma che non se lo sarebbe mai aspettato un comportamento così da un’azienda dove aveva lavorato per 23 anni e che d’ora in poi si batterà perchè questa discriminazione non avvenga, quindi si dedicherà alla “causa” delle neo mamme mobbizzate in vario modo.

Bene, abbiamo un illustre testimonial per la causa che da tempo il Gruppo Donne Manager porta avanti a favore di un rientro in azienda per le “comuni” dipendenti affinchè sia soft e accompagnato e si batte per un cambio culturale in azienda che non consideri la maternità come un costo ma come un valore aggiunto (vedere anche un bell’articolo sul sito di AIDP che sottolinea come l’essere mamma premia la donna anche con sensibilità e capacità aggiunte, utili nelle relazioni professionali).

Non bene invece, perchè se la verità è quella raccontata, non fa certo onore alla RAI un comportamento che forse potrebbe costituire un pericoloso precedente ed un cattivo esempio di discriminazione verso le donne.

E di nuovo, se la verità raccontata è questa, alla signora Clerici va tutta la nostra solidarietà, anche se, sappiamo, non sarà certo un grosso problema per lei (del resto anche un pò di pubblicità non guasta) visto che ha già trovato un’altra trasmissione da presentare… Per la donne comuni, purtroppo, non è così!