Visto l’interesse suscitato dal tema e considerando le richieste di aggiornamento ricevute, riparliamo del congedo di paternità obbligatorio. Ricordiamo che la Direttiva Europea (n. 9285), approvata dal Parlamento Europeo il 20 ottobre 2010 e ora all’esame del Consiglio Europeo, si è occupata del tema dei diritti delle donne in materia di congedi di maternità e per la prima volta ha sancito il diritto dei padri lavoratori di usufruire di un congedo obbligatorio di paternità.
La nuova proposta dell’Unione Europea, di introdurre due settimane di congedo obbligatorio per i padri con stipendio pieno e di venti settimane di congedo obbligatorio per le madri, che comunque deve ancora passare al vaglio di altri organi deputati e che quindi è ancora sotto l’esame degli Stati Membri, risulta dunque importante per l’Italia per quanto riguarda il recepimento della normativa riguardante i padri. L’Italia infatti, se può vantare in materia di tutela della maternità una delle legislazioni più avanzate, presenta evidenti carenze e una scarsa cultura in tema di tutela della paternità.
In questo senso l’azione della Comunità Europea risulta in continuità con una linea di pensiero che già nel corso degli anni 90 aveva provato a introdurre un cambiamento culturale a livello europeo partendo dal presupposto che, come è stato ben esplicato dalla Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea (2000), “al fine di poter conciliare vita familiare e professionale, ogni individuo ha diritto ad essere tutelato contro il licenziamento per un motivo legato alla maternità e il diritto ad un congedo di maternità retribuito e a un congedo parentale dopo la nascita o l’adozione di un figlio”. Obiettivi resi difficili non solo dall’assenza di una comune base giuridica in materia, ma anche dalla diversità dei sistemi sociali e per le forti differenze culturali e sociali che influenzano i modelli lavorativi, di famiglia e di welfare dei singoli stati.
Un mutamento culturale importante è quello che cerca di allargare il coinvolgimento dei padri nella cura della famiglia e dei figli partendo dal presupposto che la maternità e la paternità devono essere viste e valutate come parte integrante dei diritti di cittadinanza sociale delle persone. È chiaro che, affinché i congedi di paternità obbligatori possano avere una qualche efficacia e valenza e possano quindi porsi come validi strumenti di un cambiamento culturale verso una reale condivisione dei compiti di cura, tali norme devono essere inserite in un quadro di riferimento nel quale tutti i diritti del lavoratore, dalla tutela del posto di lavoro a quella dei diritti previdenziali, vengano salvaguardati.





ma come siamo messi adesso??ho diritto ora almeno ai 4 giorni oppure ancora bisogna aspettare?
19 luglio 2011 alle 09:46@manuel: la legge sulla paternità obbligatoria non è stata ancora approvata dal Parlamento e pertanto non può ancora fruire dei 4 giorni.
20 luglio 2011 alle 09:23Buongiorno, sapete darmi delle novità in merito? Grazie
4 febbraio 2012 alle 14:54Volevo sapere se ad ora era possibile usufruire del congedo…
4 febbraio 2012 alle 14:55Grazie
@matteo
7 febbraio 2012 alle 11:17Dal punto di vista legislativo non si registra alcuna novità. Tutto fermo. Le ricordiamo sul tema la proposta di legge Mosca-Letta (Atto Camera 2618).
Di recente, il 30 gennaio, il ministro del Welfare Elsa Fornero, a Otto e mezzo su La7, pur precisando di essere contraria a forme di obbligatorietà su questi temi, ha detto che si potrebbe ipotizzare di rendere obbligatorio, almeno per un periodo di tempo, il congedo di paternità, per superare la resistenza a superare un gap soprattutto culturale del paese. Questo è quanto, per ora.