Che la prima condizione per far lavorare una donna nella televisione italiana sia l’avvenenza e la giovane età (o comunque un aspetto giovanile, più o meno naturale) non è certo una novità. I decenni scorrono, ma dalle maggiorate anni 80 in stile Drive-In alle vallette-veline-gieffine di oggi poco è cambiato. Qualche mese fa abbiamo anche approfondito questi problemi in un’intervista a Daniela Brancati.
In un contesto di vero e proprio degrado (lo spot incessante che invita a pagare il canone Rai appare grottesco quando i tatuaggi impudichi e le gambe nude sono una costante anche sul palco del teatro Ariston), un giudizio così perentorio da parte di un ministro della Repubblica come quello di Elsa Fornero durante il convegno di Valore D – ha addirittura invitato a spegnere il televisore – non può che farci ben sperare in un possibile cambiamento.
Il ministro del Lavoro ha in programma una serie di proposte per migliorare le pari opportunità nel nostro paese e quindi la posizione della donna nella società e nel mondo professionale. Seguiremo tutti gli sviluppi, appoggiando le iniziative in questa direzione. Nel frattempo, terremo anche noi la tv spenta.




Ho deciso di essere un po’ colorita come tutti oramai si permettono di essere (e colorito è un eufemismo). Oramai è la norma nominare “tette” a destra e a manca: quell’arzillo 67enne di Gianni Morandi che nello sketch con la 19enne – bella figa di turno – non la presenta per la sua intelligenza e bellezza (no no no no!) ma la bella esordisce dicendo che lei, le tette, le ha più grandi di Belen, che il giorno prima aveva indossato un suo vestito in sua assenza. E lui beota ride compiaciuto con di fianco una ragazza di 50 anni più giovane di lui, la nipotina stupida ed il nonno bavoso. Ora se io penso a mio nonno e a mio padre immagino due uomini che sprofonderebbero imbarazzati in un contesto del genere, ma il nostro Gianni nazionale, il bravo ragazzo dalla faccia pulita, ha deciso di lasciarsi andare (lo stesso che magari nel suo privato critica severo…). Io il canone lo pago e credo che davanti a questo scempio di stile, professionalità e rispetto, siano i cittadini a doversi far sentire. Per far comprendere – ad una cena la sera dopo – il mio sdegno ho dovuto far immaginare ai convenuti che al posto delle tette dell’una si parlasse della dimensione dei c@xxi degli altri due: il linguaggio è quello, no? Reazione? Facce schifate. E allora, visto che a parti inverse fa schifo?
18 febbraio 2012 alle 10:34