Sul Il Sole 24 Ore di ieri compare la classifica del Wall Street Journal sulle 50 donne che avrebbero un ruolo primario nello sviluppo dell’economia e della finanza mondiale.

Per quanto riguarda l’Italia purtroppo troviamo solo Emma Marcegaglia che al 44° posto rappresenta il nostro Paese. La maggior parte delle altre donne sono, come si può facilmente immaginare, per lo più americane. Questo non deve però indurci a pensare che in America sia stato raggiunto l’obbiettivo di un’elevata presenza delle donne nei ruoli strategici e direttivi delle società perché, come si legge sempre nello stesso articolo, nelle imprese nordamericane la presenza delle donne nei CDA è comunque inferiore al 13%.

La classifica riporta ancora una volta in primo piano il problema della scarsa numerosità delle donne al vertice che, come si legge sempre nello stesso articolo, provengono da settori decisamente diversificati e posseggono competenze che vanno al di là di quelle che si possono sviluppare nei settori tradizionalmente considerati femminili.

Da questo arriva un’ulteriore conferma sulla necessità di intraprendere percorsi accademici prevalentemente a contenuto economico – tecnico – scientifico per poter così acquisire le competenze che il mercato richiede per poter assumere determinati ruoli di potere. Inoltre sembra che non ci sia alcuna correlazione tra l’aumento dell’occupazione femminile (in crescita in tutti i Paesi Europei) e l’incremento delle donne ai vertici; il superamento delle barriere all’ingresso nel mondo del lavoro infatti non garantisce automaticamente il raggiungimento di posizioni rilevanti nell’azienda.

È quindi la stessa Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) a proporre alcuni interventi volti a supportare le donne nel processo di raggiungimento dei vertici aziendali, come ad esempio la definizione di obiettivi specifici per donne manager, garanzie di politiche di lavoro family-friendly, la realizzazione di programmi di sviluppo professionale ed il famoso networking a cui noi diamo tanto valore.

A conti fatti comunque anche queste donne che raggiungono il vertice sono spesso pagate meno dei loro colleghi uomini.
Il grave momento di crisi della finanza che ha obbligato a rivalutare la retribuzione di alcuni esponenti ai vertici aziendali, potrebbe essere dunque un’ottima occasione per rivalutare le competenze e, sempre in un’ottica meritocratica, realizzare anche una maggior uguaglianza retributiva di genere.

Voi cosa ne pensate? Questo momento di crisi potrebbe davvero rappresentare un’opportunità per una maggior valorizzazione (anche economica) delle nostre competenze?