Ci piacerebbe molto non dover più festeggiare l’8 Marzo ma purtroppo ancora oggi ci ritroviamo a dover discutere del ruolo della donna e della sua posizione nella società civile.
Ma se da un lato i media continuano a mostrarci esempi di donne che raggiungono la visibilità (non certo il potere) solo sfruttando il loro aspetto fisico ed il loro approccio provocante, noi vogliamo ancora una volta dimostrare, numeri alla mano, come le donne siano davvero una risorsa da valorizzare per far crescere anche economicamente il nostro paese.
Nell’articolo pubblicato oggi su Finanza.com c’è un interessante studio sulle performance delle società con almeno una donna nel CdA.
Le “società rosa” hanno mediamente una redditività delle vendite del 27% superiore rispetto a quella complessiva e una redditività del capitale proprio di oltre il 28% maggiore. Le imprese nelle quali almeno una donna siede in cda realizzano inoltre 18,26 euro di margini operativi lordi ogni 100 euro di fatturato, contro i 13,89 euro della media.
Il fattore D ancora una volta è una leva strategica che un’azienda che vuole competere ai massimi livelli non può non utilizzare.







Sono sempre stata allergica alla festa della donna per la montagna di demagogia che in quel giorno si scatena sulla questione della parità.
I giornali di oggi dicono che la parità in Italia sarà raggiunta nel 2033.
Io so che nelle aziende le riunioni iniziano dopo le 18:00 (in Germania a quell’ora se sei ancora in ufficio sei un coglione).
Io so che nei bagni tante donne piangono perché non sanno come dire ai loro capi che sono incinte perchè sanno che “per permetterti di vivere tranquillamente il tuo stato” ti cominceranno a spogliare della tua professionalità.
So che tante impiegate, nelle piccole aziende, meno controllate, hanno un contratto regolare ma firmano contestualmente una lettera di dimissioni senza data che viene inserita al momento della “bella” notizia.
So che a Roma c’è una lista di attesa lunghissima per poter trovare il posto in un nido e quindi poter tornare al proprio lavoro, affidando il bimbo a quella forma di gestione sociale che avviene fuori di qui. In Europa.
So che nella lista del PD, quella dove anche io sono candidata, tutti i “portatori” di preferenze sono maschi tranne una ed, esclusi rari casi come il mio, le altre donne sono riempilista e fanno parte addirittura di comitati elettorali dei “pezzi grossi” maschili. Il 30% è stato rispettato, ma poi faremo il conto di quante donne del PD entreranno nel Consiglio Regionale.
So che ad una donna lesbica viene negato il desiderio di maternità.
So che una donna non fertile deve sottoporsi alle peggiori torture ed a costi incredibili per accedere alla fecondazione artificiale.
So che la paternità dovrebbe essere obbligatoria così fare un figlio cominci ad essere una responsabilità “familiare” e NON femminile.
So che Livia Turco aveva reso l’epidurale gratuita ed il Governo Berlusconi l’ha subito tolta quella norma perché siamo donne e partorendo dobbiamo soffrire.
Ecco io non mi sono mai definita femminista, tanto meno separatista. Ma oggi se qualcuno mi regalerà una mimosa prima gli renderò conto di tutto quanto sopra, poi se avrà ancora voglia di darmela la prenderò.
9 marzo 2010 alle 11:04 pm