Su Donna Moderna di questa settimana è apparso un interessante articolo che riporta un sondaggio sulla crisi economica vista da uomini e donne.
Solo qualche mese fa un’indagine aveva evidenziato come le imprese condotte da donne o con una buona presenza di donne ai vertici, stessero affrontando meglio questa crisi economica, grazie anche ad una gestione attenta ed oculata delle aziende.
Ora questo sondaggio ci dice come le donne vedano la crisi, sicuramente in modo molto più preoccupato degli uomini: la donna è più preoccupata di perdere il lavoro, lavoro molto spesso precario, è convinta che la propria situazione famigliare peggiorerà nei prossimi mesi o per la perdita del posto o per una riduzione dell’orario di lavoro.
Molti gli spunti di riflessione che questo articolo ci offre ma due sono le affermazioni che vorrei evidenziare, la prima dell’economista Loretta Napoleoni che dice:
” La depressione nasce dalla finanza, terre o di caccia dei maschi, più portati a scommettere e a correre rischi“,
la seconda della sociologa Chiara Saraceno che afferma:
“Oggi per le donne rispunta il timore di tornare alla situazione in cui solo il marito portava a casa lo stipendio e la moglie non aveva autonomia economica”.
Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione su queste due affermazione ed in particolare sapere se, anche tra chi ci legge, ci sia la preoccupazione e quanto sia importante l’indipendenza economica di una donna.
Ne parlano anche:



Si’, sono molto preoccupata di perdere il lavoro. Tra l’altro lavoro in un settore, l’ICT, che e’ particolarmente affollato e rischioso nei periodi di crisi. L’azienda in cui lavoro e’ piccola e non ha grandi camere di compensazione; il mio orario di lavoro e’ gia’ stato ridotto, anche se in pratica lavoro ugualmente, da casa, con l’unica variante che guadagno la meta’.
13 giugno 2009 alle 23:34L’indipendenza economica? Certo, e’ importante. Non sono abituata ad essere “di peso”, mi sentirei in colpa ad ogni “striscio” di carta di credito (e devo dire che, almeno fino a qualche anno fa, ho sempre avuto lo “striscio” piuttosto facile… be’, almeno ho ancora gli armadi pieni!!).
Quello che mi preoccupa di piu’ pero’ non e’ l’aspetto economico, ma quello “di ruolo”. Il motivo principale per cui lavoro e’ perche’ mi ha sempre dato gratificazioni. A casa non c’e’ niente in cui “sono brava”. Non so cucinare, pulire, stirare. Non so riparare il tostapane o cambiare la tappezzeria… Invece nel mio lavoro sono brava. O meglio, forse “ero” brava: perche’ questa crisi rende tutto difficile, e proprio nel lavoro anche le gratificazioni sono sempre di meno…
Ecco, quello che trovo piu’ frustrante in questa crisi, piu’ che la preoccupazione per l’indipendenza economica e’ la mancanza di gratificazioni. Spero che possano tornare tempi migliori, ma a volte mi chiedo davvero se vale la pena ostinarsi a voler conciliare tutto – lavoro, casa, famiglia -, con la fatica che sappiamo e cosi’ poco vantaggio, cosi’ poca gioia.
Avere un certo grado di autonomia è senz’altro importantissimo, e in periodi di crisi come questo come al solito a rimetterci sono sempre i più ” deboli” . Dobbiamo purtroppo annovereare le donne tra questi ultimi non perchè intrinsecamente deboli, ma per un dato di fatto della situazione attuale. Le donne sono riuscite fino ad oggi a conquistarsi degli spazi ritengo principalemente per merito loro e a prezzo di durissime fatiche , ma non è stato sufficiente , siamo ancora molto lontane da quella che è una “pari opportunità” e non solo !rischiamo di perdere anche quello che abbiamo conquistato. Io personalmente sto attraversando un periodo difficile, ho investito tanto anche su fronti dove rischio di avere perso ciò che mi ero guadagnata in cambio di una posizione di sudditanza ciò per amore della famiglia che se non siamo noi donne a sostenere non so chi lo può e lo vuole fare , prime fra tutte le istituzioni!!! Sono fermamente convinta che sia molto importante tenere viva la coscienza per evitare una “lobotomia” collettiva.
22 giugno 2009 alle 18:53Ho una situazione esattamente opposta. Il mio lavoro è l’unico di sostegno e di supporto alla famiglia, benchè mio marito lavori (oggi) nella mia stessa attività, e collabori nell’esecuzione di quanto necessario. Mi rendo conto, però di aver perso totalmente la mia autonomia economica. Mi sento una macchina di produzione. Devo produrre per sostenere i bisogni della famiglia, ma se ho delle esigenze personali, sono ritenute superflue e inutili (e forse lo sono davvero), ma in realtà nella mia logica credo di essermele guadagnate rinunciando a qualsiasi tipo di aiuto esterno che avrebbe un costo.
14 aprile 2010 alle 21:31Dunque il mio “risparmio” è servito ancora una volta a sostenere le spese generali.
Mi rendo conto che questo sistema, mi sta svilendo e demotivando. Mi sento depressa e priva di entusiasmo. Quanto potrà durare mi chiedo, questo sacrificio totale?