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	<title>Donne Manager @ Manageritalia</title>
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	<description>Conversazioni tra uomini e donne sulle pari opportunità</description>
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		<title>Gli errori che non ti fanno fare carriera</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 09:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne / Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[business]]></category>
		<category><![CDATA[donna in carriera]]></category>
		<category><![CDATA[Donne al lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[errori carriera]]></category>

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		<description><![CDATA[Non siamo infallibili, nessuno lo è, sia nella vita che nel lavoro. Ma se sbagliare è umano, certi errori in ambito professionale andrebbero evitati nella maniera più assoluta perché rappresentano degli ostacoli alla carriera che nel caso di una donna si aggiungono a quelli già esistenti. Kathy Caprino di Forbes ne individua 5, eccoli. 1. Credere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/mistake-career.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4392" title="mistake-career" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/mistake-career-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" /></a>Non siamo infallibili, nessuno lo è, sia nella vita che nel lavoro. Ma se sbagliare è umano, certi errori in ambito professionale andrebbero evitati nella maniera più assoluta perché rappresentano degli ostacoli alla carriera che nel caso di una donna si aggiungono a quelli già esistenti. <a href="http://www.forbes.com/sites/kathycaprino/2012/01/19/the-worst-career-blunder-you-can-make/">Kathy Caprino di Forbes</a> ne individua 5, eccoli.</p>
<p><strong>1. Credere che ci sia qualcosa di sicuro al di fuori di te stessa </strong></p>
<p>Molte donne in carriera hanno la convinzione errata che poiché le loro performance professionali sono buone il loro lavoro è sicuro. Nulla di più irrealistico! I risultati non sono in alcun modo legati alla sicurezza del tuo ruolo e della tua posizione, che dipende da tanti altri fattori come la stabilità dell’azienda, il benessere finanziario dei dipendenti, i rapporti con i colleghi e i superiori, i cambiamenti strutturali e organizzativi. Niente è sicuro, men che meno un lavoro, fatta eccezione per ciò che coltivi dentro di te, in termini di personalità, competenze e capacità.</p>
<p><strong>2. Non far crescere le tue skill e le abilità </strong></p>
<p>Un altro errore è mettere in pratica le proprie competenze crogiolandosi in quello che si sa fare e si conosce, ignorando totalmente le aree diverse dalla propria. La scatola degli attrezzi va allargata. Il mondo del lavoro cambia alla velocità della luce e dobbiamo tenere noi stesse costantemente aggiornate e adattarci ai nuovi cambiamenti per continuare a dare valore aggiunto al nostro lavoro e nella nostra azienda.</p>
<p><strong>3. Non capire quello che i tuoi collaboratori e i superiori si aspettano da te</strong></p>
<p>Una comunicazione inefficace, le incomprensioni e altro ancora possono generare una serie di equivoci: il tuo ruolo, i compiti e le precise responsabilità legate alla tua posizione devono essere chiari sia a te sia agli altri.</p>
<p><strong>4. Non mantenere buoni i rapporti professionali e non coltivarli con pazienza</strong></p>
<p>Puoi essere un’ottima manager e raggiungere brillanti risultati ma se non vai d’accordo con le persone che ti circondano in azienda – colleghi, collaboratori, superiori – la tua carriera è in pericolo. Il successo sul lavoro è strettamente correlato al livello di coinvolgimento con il tuo team, dalla capacità di motivare gli altri a quella di sviluppare proficue relazioni professionali. Se detesti le persone con cui devi lavorare a loro volta queste detesteranno te. Tensioni e conflitti non faranno crescere la squadra che coordini ma nemmeno te stessa.</p>
<p><strong>4. Non cambiare se sei insoddisfatta</strong></p>
<p>Se sei infelice sul lavoro DEVI fare tutto il possibile per cambiare la situazione. Di questi tempi è difficile trovare un nuovo incarico, ma come ultima soluzione è sempre preferibile rispetto a quella di lavorare in condizioni frustranti e senza prospettive di crescita. Molte persone sono ancorate alla loro professione per paura e di non essere in grado di trovarne un’altra.</p>
<p><strong>Qualche consiglio:</strong></p>
<ul>
<li>È importante trovare una soluzione alle insicurezze, alle paure, ai problemi personali prima di passare a un nuovo contesto lavorativo, altrimenti li porterai con te nella nuova azienda.</li>
<li>Non aspettare che un headhunter ti contatti: arricchisci costantemente il tuo bagaglio, è un lavoro per il tuo lavoro che deve essere sistematico e costante.</li>
<li>Fai colloqui, alimenta il tuo network off e online (LinkedIn in testa).</li>
<li>Cerca di capire quello che vuoi nella vita e nella professione e che tipo di ruolo ti piacerebbe ricoprire: diventa protagonista della gestione della carriera.</li>
<li>Se hai bisogno di aiuto per capire cosa non funziona chiedilo! Supera la resistenza a investire tempo, denaro ed energia nella tua crescita.</li>
<li>Tieni gli occhi aperti.</li>
</ul>
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		<title>Stupro di gruppo, sentenza vergognosa</title>
		<link>http://donne.manageritalia.it/violenza-di-gruppo</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 11:58:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne / Legge]]></category>
		<category><![CDATA[Donne / Violenza]]></category>
		<category><![CDATA[sentenza cassazione]]></category>
		<category><![CDATA[stupro di gruppo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci uniamo all’indignazione collettiva e alle proteste di associazioni e numerosi esponenti del mondo politico in seguito alla recente sentenza della corte di Cassazione, secondo cui il giudice non è più obbligato a disporre e mantenere la custodia in carcere dell’indagato per violenza sessuale di gruppo, applicando misure cautelari alternative. Su questa materia occorre senz’altro valutare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/violenza-sulle-donne.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4432" title="violenza sulle donne" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/violenza-sulle-donne-300x229.jpg" alt="" width="300" height="229" /></a>Ci uniamo all’indignazione collettiva e alle <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2012/02/02/news/cassazione_per_stupro_del_branco_anche_misure_diverse_da_carcere-29216266/">proteste di associazioni e numerosi esponenti del mondo politico </a>in seguito alla recente <a href="http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2012/02/02/violenza_sessuale_sentenza_cassazione_misure_carcere.html">sentenza della corte di Cassazione</a>, secondo cui il giudice non è più obbligato a disporre e mantenere la custodia in carcere dell’indagato per violenza sessuale di gruppo, applicando misure cautelari alternative.</p>
<p><strong>Su questa materia occorre senz’altro valutare caso per caso e siamo d’accordo che il carcere dovrebbe essere l’extrema ratio</strong>, ma l’idea che di fronte a un atto così grave e devastante per una donna la giustizia si mostri “tiepida” è inaccettabile e può avere conseguenze sociali preoccupanti.</p>
<p>Il Gruppo Donne Manager, che<strong> fa sentire spesso la sua voce sui temi legati ai diritti della donna all’interno della società e sulle pari opportunità</strong> esprime pubblicamente tutto il suo sdegno e auspica un ripensamento della giurisprudenza su questo punto.</p>
<p>Qual è la vostra opinione sulla sentenza?</p>
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		<title>Addio lavoro per la famiglia</title>
		<link>http://donne.manageritalia.it/per-la-famiglia-le-donne-abbandonano-il-lavoro</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:17:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Quarta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne / Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Donne al lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Più si avvicina il 2020 e più si allontana per l’Italia la possibilità di raggiungere gli obiettivi che la Commissione europea ha proposto per quella data. Uno studio dell’Isfol, presentato durante gli Stati Generali sul Lavoro delle Donne organizzato dal Cnel, ha riportato un dato preoccupante: il 40 percento delle donne che abbandonano il lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/donne-con-figli-abbandonano-il-lavoro3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4426" title="donne-con-figli-abbandonano-il-lavoro" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/donne-con-figli-abbandonano-il-lavoro3.jpg" alt="" width="178" height="220" /></a>Più si avvicina il 2020 e più si allontana per l’Italia la possibilità di raggiungere gli obiettivi che la Commissione europea ha proposto per quella data.</p>
<p>Uno studio dell’Isfol, <a href="http://www.repubblica.it/economia/2012/02/02/news/donne_famiglia_motivo_di_abbandono_per_40_-29197466/?ref=HREC2-19">presentato durante gli Stati Generali sul Lavoro delle Donne organizzato dal Cnel</a>, ha riportato un dato preoccupante: il 40 percento delle donne che abbandonano il lavoro lo fa per gestire la famiglia (mentre gli uomini che fanno la stessa scelta sono appena il 3%).</p>
<p><strong>Nell’anno appena concluso l’occupazione femminile ha perso ulteriori 45 mila posti di lavoro,</strong> nonostante il tasso di occupazione generale abbia fatto registrare un lieve incremento. E volendo continuare a dare i numeri:</p>
<ul>
<li>la quota di donne inattive in Italia è quasi 4 volte più elevata che in Europa;</li>
<li>il tasso di occupazione femminile si riduce bruscamente dal 63% al 50% tra le donne in età compresa tra i 25 e i 45 anni, dopo la nascita di un bambino, per poi crollare ulteriormente dopo la nascita del secondo figlio;</li>
<li>le donne italiane lavorano, considerando lavoro retribuito e lavoro domestico, 75 minuti in più al giorno rispetto agli uomini.</li>
</ul>
<p>Conoscendo il sistema italiano assolutamente carente in termini di servizi offerti alla famiglia non ci stupiamo sicuramente di questa situazione e di questi numeri che ci siamo però stancati di leggere, di scrivere e commentare.</p>
<p>Eppure Roberta Zizza di Banca D’Italia &#8211; che aveva partecipato all’evento organizzato dal Gruppo Donne Manager “<a href="http://donne.manageritalia.it/il-nostro-convegno-piu-donne-al-lavoro-per-far-crescere-il-pil">Uguaglianza e merito per la crescita economica del nostro Paese</a>” &#8211; ci aveva spiegato concretamente che un aumento dell’occupazione femminile avrebbe consentito al nostro Paese una crescita del Pil del 17%.</p>
<p><strong>Di cosa abbiamo bisogno ancora per riuscire ad invertire la tendenza e convincere chi di competenza ad investire sui servizi per la conciliazione?</strong> O ancor prima, a riconoscere che il problema dell’occupazione femminile non è solo un problema delle donne ma rappresenta un problema strutturale che sta frenando lo sviluppo dell’Italia?</p>
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		<title>Siamo ancora un popolo di immaturi!</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 17:08:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marisa Montegiove</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[Donne / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione di genere]]></category>
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		<category><![CDATA[governo]]></category>

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		<description><![CDATA[Si può essere sostenitori o meno del governo Monti, si possono sostenere o criticare i suoi ministri per il loro operato, per quel che dicono, per come lo dicono, possiamo nutrire per loro simpatia o antipatia (personalmente, ad esempio, il sottosegretario Polillo non rientra tra coloro che godono della mia simpatia e ho qualche prurito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/monti_fornero.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4412" title="monti_fornero" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/monti_fornero.jpg" alt="" width="204" height="206" /></a><strong>Si può essere sostenitori o meno del governo Monti, si possono sostenere o criticare i suoi ministri per il loro operato, per quel che dicono, per come lo dicono, possiamo nutrire per loro simpatia o antipatia </strong>(personalmente, ad esempio, il sottosegretario Polillo non rientra tra coloro che godono della mia simpatia e ho qualche prurito quando lo sento parlare in televisione, ma questo non interessa né lui né voi, giusto?). Non possiamo però giudicare il ministro Fornero per il suo &#8220;essere donna&#8221;.</p>
<p>Condivido appieno quanto sostiene Pierluigi Battista nel suo bell&#8217;articolo di oggi sul Corsera dal titolo &#8220;<a href="http://27esimaora.corriere.it/articolo/ma-che-genere-di-critiche/">Ma che genere di critiche</a>&#8230;&#8221;.</p>
<p><strong>Di discriminazioni le donne  in Italia ne subiscono abbastanza, anzi troppe, malgrado molti lo neghino,</strong> e noi per carità abbiamo rispetto per loro, ma il &#8220;vento di sessismo che soffia&#8221; contro il ministro Fornero è una vera e propria critica di genere rivolta non solo verso di lei ma contro tutte le donne.</p>
<p>Sbaglio a dare questa interpretazione ?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gli stereotipi sulle donne di potere</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 09:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne / Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Prendiamo spunto dall’articolo di Jenna Goudreau su Forbes per elencare una serie di stereotipi molto diffusi sulle donne di potere, tra cui le manager. Benché ci siano settori e ambiti dove la presenza femminile è ancora fortemente limitata, è innegabile che nelle posizioni di vertice negli ultimi anni le donne sono aumentate. Sempre più sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/Hillary-Clinton-Usa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4388" title="HILLARY RODHAM CLINTON ATTENDS THE DEMOCRATIC NATIONAL CONVENTION" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/Hillary-Clinton-Usa-257x300.jpg" alt="" width="257" height="300" /></a>Prendiamo spunto dall’articolo di <a href="http://www.forbes.com/sites/jennagoudreau/2011/10/24/worst-stereotypes-powerful-women-christine-lagarde-hillary-clinton/">Jenna Goudreau su Forbes</a> per elencare una serie di stereotipi molto diffusi sulle donne di potere, tra cui le manager. Benché ci siano settori e ambiti dove la presenza femminile è ancora fortemente limitata, è innegabile che nelle posizioni di vertice negli ultimi anni le donne sono aumentate. Sempre più sotto i riflettori e sulle copertine dei giornali le “icone di emancipazione”: donne potentissime che, almeno in occidente, ricoprono posizioni chiave. Qualche nome? Oprah Winfrey (media), Christine Lagarde (finanza), Dilma Rousseff (politica).</p>
<p><strong>Ciascuno di noi conosce donne potenti, anche in Italia. Donne che ce l’hanno fatta, spesso  pagando un prezzo molto alto in termini di sacrifici e scelte personali. Nei loro confronti, ci ricorda Goudreau, gli stereotipi si sprecano.</strong> È come se a livello di subconscio collettivo, ci fossero dei pregiudizi dettati magari dall’invidia o dallo scetticismo circa le loro effettive capacità. Vediamoli insieme.</p>
<p>1 &#8211; <strong>Regina di ghiaccio</strong>. Come Miranda Priestly, l’algida direttrice editoriale del romanzo e poi film “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_diavolo_veste_Prada_(film)">Il diavolo veste Prada</a>” (il personaggio tra l’altro si ispira a una donna reale che ha esattamente questa fama, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Wintour">Anna Wintour</a> di <em>Vogue America</em>). Lo stereotipo vuole che simili donne facciano di tutto per mascherare le proprie emozioni e i sentimenti sul lavoro perché sembrerebbero sinonimo di debolezza.</p>
<p>2 &#8211; <strong>Single e sola</strong>. Le statistiche in effetti mostrano che molte donne in carriera sono state costrette a rinunciare a una famiglia, ma non si può generalizzare, anche perché non tutte le donne desiderano fare figli. In ogni caso, se parlare di acrobazie è un eufemismo, si dovrebbe definire queste donne delle “eroine contemporanee”. Carriera, potere e famiglia: sì, molte ce la fanno a fare tutto. Chapeau.</p>
<p>3 &#8211; <strong>Tosta</strong>. Un aggettivo molto diffuso. “Quella donna è proprio tosta”. Detto altrimenti: tenace, determinata, imperterrita. Ma anche: rigida, severa, che non guarda in faccia a nessuno. Una specie di caterpillar insomma.</p>
<p>4 &#8211; <strong>Fragile e dipendente da qualcuno</strong>. È pur sempre una donna, quindi fragile, non va dimenticato (<a href="http://donne.manageritalia.it/elsa-fornero-scoppia-in-lacrime">le lacrime di Elsa Fornero</a> hanno del resto fatto scorrere fiumi d’inchiostro e polemiche). E poi non si è “fatta da sola”. “È arrivata lì perché ce l’hanno messa”. “È una figlia d’arte”. “Il frutto del lavoro di un team”. E via dicendo&#8230;</p>
<p>5 &#8211; <strong>Mascolina</strong>. Sia nel look &#8211; tailleur senza fronzoli, pantaloni, giacche squadrate e poco vistose &#8211; sia nel carattere &#8211; dure, ciniche, concentrate solo sui risultati, magari qualche parolaccia come intercalare (il turpiloquio in azienda non è forse virile?). In poche parole una “virago” che ha ereditato il peggio del carattere maschile, senza accorgersi però che in questo modo mortifica gli aspetti di solito più apprezzati della femminilità. Una donna di potere come una manager dovrebbe essere una donna a tutti gli effetti, almeno quando non scimmiotta lei stessa un certo modo di essere uomo, forse per insicurezza.</p>
<p>6 &#8211; <strong>Sleale</strong>. Ha trafficato, architettato, tramato, imbrogliato (e chi più ne ha più ne metta) per ottenere quella posizione, come le matrone dell&#8217;antica Roma. Nulla a che vedere insomma con la sua bravura e le sue capacità ma piuttosto un’attitudine alla spregiudicatezza e alla slealtà.</p>
<p>7 &#8211; <strong>Troppo emotiva</strong>. Nulla a che vedere con la sensibilità. In quanto donna c’è il rischio che non sappia ponderare bene e con freddezza le situazioni e sia vittima delle emozioni, positive o negative.</p>
<p>8 &#8211; <strong>Arrabbiata</strong>. La psicanalisi ha spesso affrontato il tema della <a href="http://www.wellnessoggi.com/2011/11/21/aggressivita-femminile/">rabbia femminile</a>, frutto del soffocamento dell’aggressività nell’educazione delle bambine. Se ricopre un incarico di potere e di prestigio è perché ha dovuto combattere duramente, quindi, di fatto, è un serpente velenoso sempre pronto a mordere.</p>
<p>9 &#8211; <strong>Una quota</strong>. È lì perché fa parte di una categoria protetta. Perché è giusto che ci siano un po’ di donne per essere equi o più semplicemente politically correct. Punto e basta.</p>
<p>10 &#8211; <strong>Una cheerleader</strong>. Appariscenti, seducenti, brillanti. Delle showgirl che fanno colore e che hanno saputo conquistare quella posizione grazie al loro fascino. Qualcuno si spinge oltre, ma questa è un’altra storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa pensate di questi pregiudizi? Quali secondo voi sono più duri e in che modo si possono combattere?  </strong></p>
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		<title>Dirigenti disperate? Nemmeno per sogno!</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 09:18:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne / Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Donne / Famiglia]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi abbiamo fatto due chiacchiere al telefono con Chiara Lupi (nella foto a lato), direttrice editoriale presso Este Edizioni, che ha pubblicato un libro di interviste a donne manager di aziende note: “Dirigenti disperate” (Este, pagg. 189, € 20). Il titolo è provocatorio, forse può spiazzare. Tra i messaggi che emergono dalle conversazioni riportate nel saggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/chiara-lupi1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4381" title="chiara-lupi" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/chiara-lupi1.jpg" alt="" width="291" height="292" /></a>Oggi abbiamo fatto due chiacchiere al telefono con <strong>Chiara Lupi </strong>(nella foto a lato), direttrice editoriale presso <a href="http://www.este.it/">Este Edizioni</a>, che ha pubblicato un libro di interviste a donne manager di aziende note: “<a href="http://www.este.it/res/libri/libri_id/5/p/dirigenti+disperate">Dirigenti disperate</a>” (Este, pagg. 189, € 20). Il titolo è provocatorio, forse può spiazzare. Tra i messaggi che emergono dalle conversazioni riportate nel saggio quello di abbandonare il mito della wonderwoman e di pretendere ciò che per cattive prassi organizzative spesso in azienda non viene neppure concepito.</p>
<p><strong>Lei cura una rubrica sulla rivista <a href="http://www.este.it/res/rivista/rid/1/p/">Persone&amp;Conoscenze</a> intitolata “La sindrome di Bree”, che prende spunto da un personaggio di Casalinghe disperate. Detto altrimenti, perfezionismo ed efficienza: quando queste caratteristiche sono risorse e quando un limite?</strong></p>
<p>La ricerca della perfezione, intesa come attenzione minuziosa per ottenere il miglior risultato, è un valore. La differenza la fanno spesso i dettagli e porre la massima cura in quel che facciamo direi che è un dovere, indipendentemente dal genere. Spesso però le donne pretendono troppo da se stesse e applicano il medesimo rigore scientifico a tutta la sfera delle loro attività, lavorativa e non. Diciamo che peccano nella capacità di fissare scale di priorità e, per non sbagliare, ricercano la perfezione ovunque, in ufficio e in casa, come professioniste, mogli e madri. Un carico insostenibile! Se le donne hanno incarichi manageriali devono imparare a delegare di più tutte quelle attività che riguardano la gestione della famiglia. Nelle nostre aziende abbiamo introdotto l’outsourcing, una sorta di delega per tutte quelle attività non considerate “core”, e cioè strategiche per il nostro business. Ecco, le donne dovrebbero introdurre con più determinazione l’outsourcing anche nel loro privato! Non è pensabile tornare a casa dopo una giornata di lavoro durata oltre le otto ore standard e affrontare il “secondo lavoro” con lo stesso approccio. Le donne devono smetterla di voler competere a più livelli: una manager che affronta con consapevolezza il proprio impegno non può anche essere la mamma che non si perde un consiglio di classe dei figli, tanto per dirne una… Non dobbiamo dimostrare superefficienza, dobbiamo essere efficaci. Contano i risultati, al lavoro e in famiglia.</p>
<p><strong>Tra le storie di donne manager che ha intervistato quale l’ha colpita maggiormente e quale soluzione per conciliare vita professionale e privata le sembra più efficace?</strong></p>
<p>Ogni storia porta con sé qualcosa di unico e interessante. Detto questo ho trovato illuminante l’affermazione “i figli crescono, nonostante i genitori”. Ecco, questa frase dovrebbe essere un faro per tutte le mamme che vivono con ansia il loro essere per molto tempo fuori casa. I nostri figli non hanno bisogno di qualcuno che in modo ossessivo li controlli ma di genitori che li sappiano responsabilizzare. Certo, controllare è più facile ma, in casa come in azienda, uno stile di leadership fondato sul comando e il controllo e uno stile di leadership fondato sulla responsabilizzazione porteranno risultati del tutto diversi. Le due cose sono strettamente collegate. Se nel nostro contesto professionale siamo in grado di costruire un gruppo di lavoro responsabile e autonomo avremo anche la possibilità di gestire con meno ansie il nostro tempo. La “soluzione” per la conciliazione non esiste. Dobbiamo essere capaci di trovare la soluzione che meglio si adatta alle nostre esigenze, avendo ben chiare le priorità cui dedicare sforzi, energie, attenzioni.</p>
<p><strong>Esiste un modello di azienda al femminile?</strong></p>
<p>Dopo aver molto riflettuto, non ritengo sia corretto parlare di azienda “al femminile”. Credo dovremmo essere capaci di impostare<a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/dirigenti-disperate.jpg"><br />
</a> modelli organizzativi che rispettino le esigenze di tutti coloro che appartengono al’organizzazione. Fatto salvo che tutti devono tendere all’obiettivo che l’organizzazione si è dato (che sia di business, sociale o altro), dovremmo sempre più ragionare in termini di risultati, personali e di team. Altra cosa è l’attenzione che le aziende pongono alle carriere femminili. Certo in molte aziende, a parità di competenze, si preferisce scegliere il candidato maschio per scongiurare il pericolo maternità. Capisce dove siamo arrivati? Viviamo in un paese dove la maternità è un pericolo, un rischio da scongiurare. E i risultati sono qui da vedere: nelle nostre scuole materne ed elementari tra pochi anni gli alunni stranieri saranno la maggioranza. Ma qui, con grande onestà, bisogna dire che una grande responsabilità ce l’hanno quelle donne che hanno prolungato in modo eccessivo i tempi della maternità contribuendo a creare un immaginario negativo. Ecco, se all’interno delle organizzazioni ci fosse più responsabilità, più attenzione al bene comune, alla condivisione degli obiettivi, sarebbe più facile tener conto delle esigenze di tutti, uomini e donne.</p>
<p><strong>Il gioco dei se non porta a nulla, ma facciamolo lo stesso. Se al posto di Mr Fuld, ceo di Lehman Brothers, ci fosse stata seduta una Mrs Fuld…?</strong></p>
<p>In realtà non si tratta di un gioco. Diversi studiosi si sono cimentati nell’analisi sugli sbalzi dei mercati &#8211; l’ultimo studio di cui ho notizia è stato realizzato da un neuroscienziato presso l’Università di Cambridge &#8211; e hanno riscontrato che a un aumento del livello di testosterone, l’ormone che regola l’aggressività e la propensione al rischio, corrisponde anche un atteggiamento più aggressivo. Il risultato? Operazioni finanziarie più redditizie, a volte, ma anche meno razionali, più pericolose insomma.  Mentre quindi gli uomini hanno una naturale propensione all’azzardo le donne sono più naturalmente portate a risparmiare. Quindi è probabile che se al posto di Mr. Fuld Lehman Brothers fosse stata guidata da una Mrs. Fuld le cose, forse, sarebbero andate diversamente. La motivazione è scientifica, Umberto Veronesi spiega che l’aggressività provocata dagli ormoni maschili era funzionale alla sopravvivenza della specie; ora però tutta questa aggressività non serve, la forza fisica non è più un prerequisito nemmeno per svolgere professioni fino a poco tempo fa appannaggio del mondo maschile. Ma il professore si spinge anche oltre, dicendo che il futuro è donna, perché l’abilità tutta femminile di ricercare la mediazione, di risolvere i problemi senza ricorrere ai conflitti rappresenta la condizione imprescindibile per garantire il progresso delle civiltà. L’atteggiamento di chi dà la vita è naturalmente portato alla “costruzione” e non alla distruzione. Ecco perché servono le donne. Ne servono di più. C’è da riflettere…</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Aiutateci a non dimenticare!</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 09:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marisa Montegiove</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi è il giorno della “Memoria” e anche noi non vogliamo dimenticare una delle pagine più dolorose e vergognose dell’Umanità. Vorremmo farlo insieme a voi sollecitandovi nel dirci come voi lo state ricordando, anche solo menzionando, un film che avete visto, un libro che avete letto, un episodio di allora che vi è stato raccontato… e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/giornata-della-memoria.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-4374" title="giornata della memoria" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/giornata-della-memoria-300x223.png" alt="" width="300" height="223" /></a>Oggi è il giorno della “Memoria” e anche noi non vogliamo dimenticare una delle pagine più dolorose e vergognose dell’Umanità.</p>
<p><strong>Vorremmo farlo insieme a voi sollecitandovi nel dirci come voi lo state ricordando, anche solo menzionando, un film che avete visto, un libro che avete letto, un episodio di allora che vi è stato raccontato… e qualcuno tra voi  che ha vissuto quella tragedia.</strong></p>
<p>Servirà a tutti noi per essere più vicini alle vittime di allora ma soprattutto deve essere un monito per il presente, perché ci sono ancora oggi troppe discriminazioni razziali e religiose che stanno mietendo vittime.</p>
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		<title>Alessandra Galdabini: una manager in bicicletta</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 09:25:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Pugi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Galdabini]]></category>
		<category><![CDATA[Donne / Sicurezza sul lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Alessandra Galdabini. Ecco un tipico esempio di donna manager: 50 anni, un marito, tre figli, un lavoro, una bici per andare in ufficio tutti i giorni. Così si fa un po&#8217; di moto, che non c’è mai tempo di andare in palestra, si evita lo stress del parcheggio e non si inquina. Mentre rientrava dall’ufficio, questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/alessandra-galdabini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4370" title="DONNA SCIPPATA IN CENTRO A MILANO, IN COMA AL POLICLINICO" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/alessandra-galdabini.jpg" alt="" width="230" height="153" /></a>Alessandra Galdabini. Ecco un tipico esempio di donna manager: 50 anni, un marito, tre figli, un lavoro, una bici per andare in ufficio tutti i giorni. Così si fa un po&#8217; di moto, che non c’è mai tempo di andare in palestra, si evita lo stress del parcheggio e non si inquina.</p>
<p><strong>Mentre rientrava dall’ufficio, <a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_gennaio_27/berticelli-famiglia-bellissima-manager-coma-1903032188956.shtml">questa signora è stata fatta cadere dalla sua bici per scipparle la borsa</a>. Purtoppo succede. Solo che è caduta male e ora è in coma.</strong></p>
<p>Andare in ufficio dovrebbe essere una cosa banale, eppure non lo è. Tra i bisogni primari dell’uomo c’è la sicurezza personale, la tranquillità di non doversi guardare le spalle. Ogni cittadino ha il diritto alla sicurezza, ma per le donne questo è diritto si realizza un po&#8217; meno.</p>
<p><strong>Quale lezione trarne? Che servono più poliziotti in giro? Che è meglio andare in ufficio in macchina, dove si è più protette? Che dovremmo andare tutte in giro in bici, per riappropriarci della città?</strong></p>
<p>PS: Un grande in bocca al lupo ad Alessandra!</p>
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		<title>I lavori più ricercati dalle donne nel 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 09:16:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Pigino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne / Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[best women jobs]]></category>
		<category><![CDATA[lavori femminili]]></category>

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		<description><![CDATA[Sappiamo tutte quanto per una donna sia importante, per non dire fondamentale, avere un lavoro che, oltre a essere gratificante e in linea con le sue aspettative, le consenta anche di conciliare adeguatamente la vita familiare con quella professionale. Spesso incontriamo donne che sono molto stimate in azienda, ma che non riscuotono lo stesso successo nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/women-jobs.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4363" title="women-jobs" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/women-jobs-300x197.jpg" alt="" width="300" height="197" /></a>Sappiamo tutte quanto per una donna sia importante, per non dire fondamentale, avere un lavoro che, oltre a essere gratificante e in linea con le sue aspettative, le consenta anche di conciliare adeguatamente la vita familiare con quella professionale. <strong>Spesso incontriamo donne che sono molto stimate in azienda, ma che non riscuotono lo stesso successo nella vita familiare e nell&#8217;educazione dei figli o &#8211; viceversa &#8211; troviamo donne che, per riuscire ad essere ottime mogli e madri di famiglia, hanno dovuto rinunciare ad essere manager.</strong> Trovare il perfetto equilibrio tra le due cose, forse, è impossibile, ma in certi casi ci si può andare molto vicino! Basta scegliere la professione giusta o, almeno, così pare!</p>
<p>Qualche consiglio arriva da una <a href="http://www.forbes.com/sites/jennagoudreau/2011/12/15/best-jobs-for-women-in-2012-salary-satisfaction-security-growth/">recente ricerca americana che ha stilato la classifica dei dieci lavori ideali che le donne vorrebbero svolgere nel 2012</a>. Si tratta di una top ten che cerca di coniugare l&#8217;ambizione della gratificazione professionale alla volontà, o necessità, di potersi occupare adeguatamente della propria famiglia, sia attraverso il tempo libero, sia attraverso i guadagni che un lavoro può portare.</p>
<p>Michael Farr e Laurence Shatkin, autori del libro “<a href="http://www.amazon.it/Best-Jobs-21st-Century-Michael/dp/1593572409">Best Jobs for the 21st Century</a>”, a seguito di un’indagine specifica, hanno stilato la classifica dei dieci lavori che più soddisfano le donne.</p>
<p>I risultati sono sorprendenti: le donne, infatti, mirano a svolgere lavori di enorme importanza, preferendo attività di tipo dirigenziale o che conducono alla completa indipendenza, anche economica.</p>
<p>In questa classifica, infatti, tra i lavori più ambiti compaiono alcune attività che non destano stupore, in quanto assommano sia il prestigio sociale che la gratificazione economica (come ad esempio la professione di <strong>medico</strong>), ma spiccano anche altre professioni, di gran lunga meno ricorrenti, che risultano essere le più ambite.</p>
<p>Tra queste troviamo: l&#8217;<strong>ingegnere aerospaziale</strong> (lavoro molto remunerativo, che non conosce crisi), il<strong> geologo</strong> (mestiere che sottolinea lo spirito avventuriero di molte donne, che amano intraprendere grandi viaggi nei più disparati angoli della terra), il<strong> CEO</strong> (attività che consente alle donne di mettere in pratica la loro voglia di autonomia, sia economica sia, soprattutto, decisionale; secondo alcune stastiche, nell’ultimo anno, il 44% delle neonate aziende sarebbe diretto da donne) e infine l’<strong>antropologo </strong>(mestiere di indubbio fascino che porta a viaggi, scoperte, nuovi orizzonti e un ampliamento delle proprie conoscenze).</p>
<p>Al primo posto, il <strong>docente universitario</strong>. Questa professione pone la lavoratrice ai vertici del mondo culturale e presenta alcune caratteristiche senz&#8217;altro interessanti: consente una continua crescita, spinta e motivata dallo studio, e nel contempo di lavorare in un ambiente stimolante che offre autonomia e indipendenza, due aspetti che spiccano in questa classifica per essere particolarmente ricercati. La professione di insegnante, poi, ha un vantaggio rispetto a tante altre: dà la possibilità di conciliare al meglio famiglia e lavoro.</p>
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		<title>Più donne manager per crescita e sviluppo</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 08:43:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Pigino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne / Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[facciamo il punto]]></category>
		<category><![CDATA[management femminile]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione femminile. impatto donne sull'economia]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi siete mai chiesti se e come un management al femminile potrebbe favorire la crescita di un’impresa, aumentando la redditività delle aziende e favorendo il miglior andamento dell’economia del nostro Paese? Le caratteristiche di organizzazione, sensibilità e comunicatività che contraddistinguono le donne manager sono armi vincenti per garantire il buon andamento delle aziende. Queste importanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/donne-manager-economia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4357" title="donne-manager-economia" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/donne-manager-economia-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Vi siete mai chiesti se e come un management al femminile potrebbe favorire la crescita di un’impresa, aumentando la redditività delle aziende e favorendo il miglior andamento dell’economia del nostro Paese?</p>
<p><strong>Le caratteristiche di organizzazione, sensibilità e comunicatività che contraddistinguono le donne manager sono armi vincenti per garantire il buon andamento delle aziende.</strong></p>
<p>Queste importanti tematiche sono state al centro dell’ultimo <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-11-21/leadership-femminile-farebbe-crescere-194224.shtml">Forum su cultura d&#8217;impresa sulla leadership femminile organizzato dal Sole 24 Ore</a>;  il professor Stefano Zamagni, docente di Economia politica all&#8217;Università di Bologna, ha evidenziato come sia indispensabile dimostrare che alle imprese e alla società convenga valorizzare le donne, innanzitutto sotto il profilo economico. “<strong>Le donne infatti rappresentano i migliori talenti della società nonché la più ampia platea di acquirenti di beni</strong>&#8220;.</p>
<p>Il nuovo premier Mario Monti sta dimostrando fin dagli esordi sensibilità per questi temi, dando priorità assoluta al merito nelle scelta dei suoi ministri, prevedendo una nuova compagine governativa con una significativa componente femminile.</p>
<p>D’altronde è noto che i team misti uomini-donne, in politica come in azienda, funzionano meglio; la diversity del team è una scelta strategica vincente premiata dai risultati.<br />
In effetti, una recente ricerca di Goldman Sachs ha dimostrato che<strong> il prodotto interno lordo mondiale sarebbe del 13% più elevato se le donne fossero posizionate esattamente come gli uomini nel mondo del lavoro; non solo ci sarebbe più reddito disponibile e capacità di spesa nelle famiglie, ma si attiverebbe un moltiplicatore di benessere impareggiabile.</strong> Già nel 2008 il Gruppo Donne Manager, con uno studio della Banca d’Italia, aveva illustrato nel convegno &#8220;<a href="http://donne.manageritalia.it/il-nostro-convegno-piu-donne-al-lavoro-per-far-crescere-il-pil">Facciamo il Punto</a>&#8221; proprio come una maggiore presenza delle donne nel mondo del lavoro incide pesantemente sul Pil del nostro Paese.</p>
<p>Senza contare che la leadership al femminile, ai vertici della politica e dell’economia, porta con sé <strong>una gestione incentrata sulla condivisione delle scelte, su equilibrio, senso pratico, coraggio di prendere decisioni difficili, capacità di fare scelte controcorrente e soprattutto di comunicare, con la consapevolezza che gli obiettivi raggiunti, ma non condivisi, faticano a farsi largo da soli nelle imprese e nella società e sono destinati e a fallire.</strong></p>
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