Qualche giorno fa è tornata attuale la questione dell’attribuzione del cognome materno.
Potrebbe sembrare un fatto di poco conto ma noi “nonne” del ’68 la consideriamo un altro piccolo passo verso una conquista non affatto banale. Ora aspettiamo la conferma del Parlamento, speriamo non si debbano attendere ancora trent’anni!
Qui un articolo del Corriere.
Ne parlano anche il blog di Donna Moderna, Pinkblog.



Rompo io il ghiaccio (sperando che la cosa non mi si ripercuota contro). Spesso quando sento la mia consorte presentarsi con il mio cognome (pàrdon, con il cognome da coniugata) mi viene da sorridere. Forse perchè mi sembra di vedere una mia ipotetica sorella o cugina…Il problema, a mio avviso, è l’imposizione della cosa…na donna dovrebbe poter scegliere se mantenere il proprio o prendere quello del marito. Massima liberà, pertanto, al di fuori delle norme, amore e quant’altro. Questo il mio modesto pensiero. Mi viene un dubbio…ma le opionioni di un uomo, in questo piacevole “non luogo” sono ben viste? Con stima anticipata, virtualmente, Antonello
30 settembre 2008 alle 21:50Ne parlavo l’altro giorno con la mia figliastra tredicenne. Lei proponeva un acronimo tra il cognome del papà, quello della mamma, e persino quello della matrigna.
8 ottobre 2008 alle 00:13Ma i figliastri so’ piezz’ e core.
Secondo me, in un nucleo familiare si dovrebbero tutti chiamare con lo stesso cognome. Crea solo confusione se i figli portano un cognome differente della madre. A me è capitato che un medico mi ha chiesto chi mi ha mandato da lui. Non ho saputo rispondere perchè conoscevo solo il cognome (usato nel mondo del lavoro) della madre della paziente del dottore,
11 luglio 2009 alle 12:36Ma perchè in Italia si devono sempre complicare tutte le cose? La mia proposta: fin quando la famiglia è unita, tutti con lo stesso cognome, che puo anche essere scelto di comune accordo al momento del matrimonio. Non deve essere per forza quella del marito. Ci possono essere buoni motivi per scegliere quello della moglie o creare un doppio cognome.
Se la famiglia si dovesse sciogliere, ognuno dovrebbe essere libero di riprendersi senza grandi problemi il cognome di nascita (se vuole).
Questo è un tema che mi sta a cuore anche se non sono una “nonna del 68″: al massimo una figlia di tali nonne! Scherzi a parte…. trovo che questo sia un punto che ha un volore non solo formale ma sostanziale: un riconoscimento alla madre che ha portato in grembo il figlio per nove mesi e se nè è presa cura, nella maggior parte dei casi, in modo pressocchè totale nei primi mesi (anni) di vita.
18 agosto 2009 alle 14:06La soluzione ormai consolidata di alcuni paesi è quello del doppio cognome: quello del padre e della madre assieme. Un esempio di parità tra padre e madre che hanno entrambi donato la vita e che viene ricordato per sempre nella vita di una persona. La forma E’ spesso sostanza.
Avremo cognomi più lunghi? poco male. quale prevarrà in caso di matrimonio o nipoti? si potrebbe lasciare la scelta al figlio stesso: un magnifico esempio di libertà di scelta.
Sono sposata da quasi trent’anni, e da quasi trent’anni a chi mi chiede “Signora D?” rispondo con orgoglio: “NO! Signora L!! D e’ mio marito” … Ogni tanto questo effettivamente da’ origine a un po’ di confusione (ad esempio la tintora che chiama mio marito “Signor L”)… ma in allegria. Il nome del marito, mai! Sono del post 68 quanto basta per inorridire a questa “prevaricazione”.
30 novembre 2009 alle 18:09Scherzi a parte, anch’io credo che si tratti di una questione sostanziale piu’ che formale. E mi sarebbe piaciuto dare ai miei figli anche il mio cognome (tra l’altro, entrambi sono molto belli… parlavo dei cognomi, ma naturalmente anche i figli!!), e a suo tempo ero rimasta malissimo scoprendo che questo sarebbe stato possibile “solo per coppie non sposate”. Evviva allora questo progresso!!
Speriamo che accada davvero e velocemente.
Non ho mai usato il cognome di mIo marito e come emmegi anche i miei “angeli custodi” che vanno dal panettiere al cartolaio fino al portiere, fanno spesso confusione al punto che credo pensino sia la nostra una famiglia di fatto e non regolarmente sposata da oltre 20 anni.
4 dicembre 2009 alle 14:40Siamo arrivati al punto che il portiere consegnava rispettosamente la mia posta a me direttamente mentre si rifiutava di consegnare la stessa a mio marito. C’è voluto del bel e del buono per spiegargli che si poteva fidare.
scherzi a parte, il mio lavoro e la mia “abitudine” mi hanno sempre portato ad usare solo il mio cognome, quasi a marchio di fabbrica. Inconsciamente ho sempre pensato che fosse improprio usare il cognome di mio marito poichè non avrebbe identificato la mia persona, facendomi vivere una sensazione negativa, come se fossi costretta a camuffarmi sotto altre spoglie. Forse sono eccessiva ma ho sempre pensato che nei doveri del matrimonio l’imposizione di un cognome fosse sostanzialmente una sorta di violenza. i miei figli quando erano piccoli aggiungevano al nome del padre anche il mio tanto erano abituati a sentirlo.
Per giusto compromesso, credo che la formula sudamericana di portare entrambi sia sostanzialmente la più idonea, la vedo come soluzione idealmente corretta: da due entità nascono altre entità frutto di almeno il 50% di ciascuno, anche nel cognome.
Questa conversazione nacque da un post del 30 settembre 2008, con l’aspettativa che presto una riforma andasse in porto. La Presidente della Commissione giustizia della Camera, onorevole Buongiorno, presentò l’estate scorsa una testo unificato di riforma, che prevedeva il doppio cognome obbligatorio e la facoltà dei figli, nati dopo l’entrata in vigore della nuova normativa, di decidere quale dei loro due cognomi trasmettere a loro volta ai loro figli.
8 gennaio 2010 alle 11:00La proposta Buongiorno è stata affossata in commissione dal suo stesso partito (PDL) dalla Lega Nord e da Tonino Di Pietro, con motivazioni (o pretesti) differenti. Chi è interessato trova gli atti relativi sul sito della Camera. Nel frattempo sulla stampa (stampata e on line) è ripartito il ritornello di sempre, volto a sabotare la riforma screditandola: ci sono cose più importanti di cui occuparsi, se si impone il cognome di entrambi genitori il cognome dei figli è destinato a raddoppiare ad ogni generazione, il paese non è pronto.
Nel frattempo però è entrato in vigore il Trattato di Lisbona e una donna manager e neo mamma potrebbe, appellandosi a quel trattato, che ha valore di norma costituzionale, quindi superiore alla legislazione ordinaria, chiedere per sua figlia/o il doppio cognome e presentare un ricorso legale contro l’eventuale (sicuro) rifiuto dell’ufficiale di stato civile di adempiere a questa richiesta.
Se siete in dolce attesa fateci un pensierino…
Sono sposata da quasi tre anni e sono convolata a nozze a quarant’anni.
18 marzo 2010 alle 11:09In questi tre anni non ho mai pensato di usare il cognome di mio marito, pensavo che cmq non si potesse più fare ed oltretutto facendolo non sarei stata più io (immagino nel mio lavoro si sarebbe creato un caos incredibile).
Qualche giorno fà mi è arrivata dal comune dove risiedo ( Molfetta) la nomina a scrutatrice e con mia somma meraviglia accanto al mio cognome era specificato : Cgt il cognome di mio marito!!
Perchè??? che centra lui????
E se fosse arrivato a lui la nomina ci sarebbe stato cgt il mio cognome??
La cosa mi ha dato terribilmente fastidio.
Non sono l’appendice di nessuno!
Mi chiedo se questa cosa sia normale o sia frutto della stupidità degli impiegati comunali
e ancora mi chiedo se posso fare qualcosa per impedire che avvenga ancora.
Ma chi puo’ dirmi come procedere a far domanda per inserire il cognome della mamma per i figli ?
14 dicembre 2011 alle 14:06Consiglio pratico?
@Luca:
14 dicembre 2011 alle 15:48qui lo stato dell’iter legislativo
http://www.camera.it/465?area=18&tema=27&Cognome+dei+coniugi+e+dei+figli
e qui le informazioni pratiche sul sito del Ministero dell’Interno http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/servizi/come_fare/cambio_nomi/index.html