Con vero piacere pubblichiamo questo articolo del nostro caro collega Eligio Levi (anche membro dell’attuale Consiglio Direttivo di Manageritalia Milano) che ci auguriamo possa essere lo spunto per un interessante dibattito sul nostro blog.


Le riflessioni a cui ci porta Eligio sono importanti e coloro che hanno partecipato al nostro convegno “Donne e tecnologia: il binomio di successo” ricorderanno che questo tema era stato affrontato, e non marginalmente, in quella sede.
In quell’occasione si evidenziò come, ancora oggi, le scelte sull’indirizzo scolastico sono troppo influenzate dalle famiglie, in particolare per quanto riguarda le ragazze. Spesso i consigli (quasi sempre delle madri) riflettono la preoccupazione di quello che potrà essere in futuro il problema della conciliazione tra vita professionale e vita familiare (ma guarda un pò!!) della propria figlia e questo condiziona ancora troppo spesso la scelta dell’indirizzo scolastico prima e professionale poi.
Molte ragazze scelgono ancora quelle facoltà umanistiche a scapito ad esempio di quelle scientifiche proprio in funzione del tipo di attività che andrà a svolgere e che potrebbe lasciar loro più spazio per seguire la famiglia.

Ecco quindi che la riflessione del nostro collega Eligio non esula dai temi trattati da questo blog e le sue considerazioni sono opportune.

Buona lettura,
Marisa

Sottopongo alla attenzione delle colleghe di Manageritalia un mio pensiero sulla influenza che possono avere i genitori, sulla istruzione e sul futuro dei propri figli.
Premetto che, da qualche anno, frequento molti ragazzi, circa 1000 ogni anno, di scuola media inferiore e superiore. Vado nelle scuole per diffondere la cultura del lavoro, stimolare riflessioni e pensieri sull’importanza di sviluppare alcune capacità personali fondamentali nella scuola, nel lavoro, nella vita in genere.
Il mio intervento tende essenzialmente a stimolare la conoscenza di sé stessi, quali sono i propri limiti, i punti di forza, le proprie attitudini e capacità.
Attraverso un intenso dialogo, li stimolo ad avere fiducia in sé stessi, ad avere la capacità di mettersi in gioco con tutte le proprie risorse, a sviluppare il loro potenziale, ad avere obiettivi, realizzabili in rapporto alle proprie capacità, una volta raggiunti avere il desiderio, l’ambizione di migliorarli.
Cerco altresì di stimolarli a cominciare a pensare al loro modello di vita futuro, di stimolarli a prendere coscienza che, quanto prima, sarà necessario, per non dire indispensabile, che partecipino alle decisioni che li riguardano.
Alla domanda “cosa vorresti fare da grande?”, non sarà più possibile rispondere “non lo so”, come avviene attualmente tra la stragrande maggioranza dei giovani.
Questo aspetto del modello di vita futuro e dell’influenza che su di esso possono avere i genitori, assume per me una rilevanza notevole.
Attraverso questi incontri, entro in contatto con realtà famigliari diverse: operai, impiegati, professionisti, imprenditori, insegnanti, dirigenti di livello culturale e posizione sociale ed economica diversa.
Bene, nella quasi totalità chi decide sul futuro dei propri figli sono i genitori e in prevalenza le madri. Questo fenomeno è tanto più accentuato quanto più alta è l’istruzione e la posizione sociale.
Si decidono le scuole, le attività di tempo libero, gli sport, cosa leggere, cosa fare praticamente in tutte le situazioni. Le decisioni vengono prese quasi sempre in base alle inclinazioni, ai desideri, del genitore più “autorevole”.
Si prescinde dalla volontà, dai desideri, e soprattutto dalle attitudini e dalle capacità dei figli.
Nella scelta del corso di studi troppo spesso si prescinde anche dalle richieste del mercato del lavoro, per cui abbondano le iscrizioni ai licei e mancano i tecnici.
Prevale quasi sempre la conoscenza che i genitori hanno dei figli, “Io conosco mio figlio e so cosa sia bene per lui”. Il parere degli interessati conta poco o niente.
Ma l’aspetto più preoccupante sta nel fatto che molti ragazzi non sono in grado di esprimersi anche perché, in passato, non sono mai stati coinvolti, sono sempre stati esclusi dalle decisioni, anche le più insignificanti, che li riguardavano.

Non sono stati educati ad assumerere responsabilità, anche se di scarsa rilevanza: il concetto “non ti preoccupare ci pensa la mamma” è purtroppo ancora prevalente.
Con questo atteggiamento non sempre si fa meglio per il bene dei ragazzi.
Infatti si toglie loro ogni stimolo, si annulla la fiducia in se stessi, la capacità di assumere responsabilità, muoiono i desideri, le aspirazioni, si alimenta lo scontento e nascono le frustrazioni.
I giovani, e gli adolescenti in particolare, amano scoprirsi, gioiscono delle loro scoperte, vogliono condividerle con altri, vogliono identificarsi con qualcuno, avere un mito da imitare, vogliono – e debbono, aggiungo io – esprimere le proprie idee, vogliono avere anche la possibilità di ribellarsi.
Purtroppo dobbiamo ammettere che molti genitori non percepiscono le scoperte dei propri figli, sono distratti dalle loro attività, dal loro stile di vita.
Molto spesso il massimo che sanno dire è “a che ora torni, che voto hai preso a scuola”.
Questo il mio pensiero, voglio condividerlo con le mie colleghe che, per cultura e posizione sociale sono, certamente in grado di esprimere pareri autorevoli.
Cosa pensate si possa fare per aiutare i nostri ragazzi a costruire il migliore modello di vita futuro? Si badi bene: è molto probabile che il futuro che si immagina oggi non si realizzi per nulla o solo in parte. Questo non è determinante. Importante è che i ragazzi siano stati coinvolti nel costruirlo.
Sono certo che la maggior parte di voi dirà che per i propri figli non vi è stato e non vi è alcun problema. Sono contento, i vostri figli sono fortunati ad avere genitori moderni e illuminati. Però siccome il problema esiste, esprimete il vostro pensiero, anche se diverso dal mio, indicate quale ritenete siano i modi migliori per risolverlo, così che possiamo aiutare ragazzi meno fortunati.
Grazie per l’attenzione.