Di recente in Italia si è iniziato a parlare di innalzamento dell’età di pensionamento femminile (equiparandola a quella maschile), a seguito di una sentenza della Corte di Giustizia europea riguardante l’età della pensione di vecchiaia delle donne nel pubblico impiego.
Oggi molte donne italiane “sfruttano” la possibilità di andare in pensione prima degli uomini, per poter fare le babysitter dei nipotini e le badanti dei genitori; di fatto, sopperendo a una mancanza dello stato sociale.
Tuttavia, in nome dell’uguaglianza dei sessi, si avverte sui media una forte spinta ad adeguare le età pensionabili dei due sessi. Bisognerebbe però ricordarsi di questo principio di uguaglianza sempre: sia quando si toglie alle donne la possibilità di andare in pensione prima degli uomini sia quando non ci si occupa di scarsità dei servizi per la famiglia, discriminazioni sul lavoro e minori stipendi.
In tale senso, fa piacere notare come sul sito di Pietro Ichino sia stata pubblicata una proposta per abbinare l’innalzamento dell’età di pensionamento femminile a una riforma complessiva del welfare, che tenga conto del “lavoro di cura” svolto dalle donne a favore dei bambini. In estrema sintesi, la proposta parte dai seguenti assi: innalzamento dell’età pensionabile delle donne, remunerazione (diretta e/o indiretta) del lavoro di cura, allargamento delle possibilità di scelta nelle opzioni di cura (diretta, servizi pubblici, mercato).
Torneremo su questo tema che continueremo a monitorare!
Silvia Pugi







Sono quasi (mancano pochi mesi) 35 anni che lavoro. Un lavoro impiegatizio nei servizi, moglie e madre di 2 figli. Praticamente una vita trascorsa a correre con il fiato in gola. Ad alzarmi al mattino alle 06,00, tutti i giorni, con una presenza lavorativa costante, a parte le maternità. A organizzare a tavolino tutte le mie attività, come un team manager. Senza aver avuto la possibilità di “fare carriera” malgrado le capacità. Solo perchè donna. Perchè donna vorrebbe dire non disponibilità. Malgrado invece, (e per fortuna) abbia dimostrato d’essere
20 giugno 2009 alle 7:19 pmsempre presente in ufficio. A anteporre talvolta gli interessi della mia famiglia (ora non più perchè sono cresciuta e ho capito che non ne è valsa la pena.) per contribuire all’arricchimento plateale del mio Titolare, ricavandone solo le briciole. E’ questo che verrebbe offerto alle lavoratrici-madri di famiglia, in cambio del sacrificio lavorativo prolungato? (sino ai 65 anni d’età) No, mi dispiace non sono d’accordo, perchè la vita è una sola e non ritengo giusto dall’alto della mia esperienza, sacrificare la mia vita, che vuol dire anche tempo libero, che vuol dire vivere gli anni della giovinezza senza il giogo del lavoro, che vuol dire anche, avere un decennio dopo i 50 anni di età, per viaggiare per crescere culturalmente, per dare un senso alla vita, o se volete per poter accudire meglio i propri genitori e/o i figli e nipoti o solo egoisticamente per pensare solo esclusivamente a se stessi.
E invece ora, che mancherebbero comunque solo 5 anni a maturare i 40 per la pensione, mi ritrovo ad angosciarmi perchè vedo la libertà sfuggirmi dalle mani. Perchè in quest’età di bilanci mi ritrovo a pensare a quanta vita sprecata alle spalle e a un futuro ignoto nel quale non so (non sappiamo) quanto tempo ci sarà per la felicità o la malattia….. E’ UNA VERGOGNA, MANTENERE I DIRITTI ACQUISTI DI GENTE ANDATA IN PENSIONE CON 15 ANNI DI CONTRIBUTI, CHIEDENDO ALLA NS. GENERAZIONE 50 E PIU’ ANNI DI CONTRIBUTI E IL SACRIFICIO DI OCCASIONI DI VITA PERDUTE…. E’ INGIUSTO, IMMORALE SOPRATUTTO QUANDO VIENE CHIESTO A UNA MADRE DI FAMIGLIA CHE LAVORA DI FATTO 16 ORE AL GIORNO. Non ho più voglia di cedere a questo ricatto!!!! Adriana Rupolo
sono del tutto d’accordo con l’intervento di Adriana Ruffolo:
26 giugno 2009 alle 4:51 pmse si valutano le pari opportunità allora lo si deve fare su tutti i campi, compresi quelli destinati alla ” cura”,tanto più che a livello europeo sono stati stimati essere quasi il doppio di quelli richiesti alle donne degli altri paesi dell’Europa proprio per le carenze di servizi pubblici.
Tutti quanti hanno dovuto studiare i dati dell’incremento demografico dei vari paesi europei; hanno ritenuto i due aspetti ben collegati fra di loro. Vorrei ricordare che fino a poco tempo fa il nostro paese registrava una crescita demografica negativa delle nascite e a ben guardare l’incremento recente è dovuto soprattutto all’immigrazione.
A questo si deve aggiungere che i bassi salari e la precarietà del lavoro per i più giovani costituiscono il vero “contraccettivo” delle nascite per cui coppie nemmeno più tanto giovani si trovano nelle condizioni di dover rinunciare ad avere figli oppure si devono far sostenere dalle famiglie di origine, anche per assistere ai bambini.
In questo paese si interviene a intermittenza su impulsi o esterni o schizzofrenici senza aver maturato un quadro di insieme delle problematiche sociali ed economiche e quindi conseguenti interventi propositivi.
Infatti, insieme al provvedimento di innalzamento dell’età pensionabile delle donne si è già ridotto il finanziamento alla scuola, l’orario di apertura delle scuole, in molti casi il terzo insegnante e quindi una forma seria di assistenza a fenomeni di dispersione scolastica che le famiglie si ritrovano a sostenere, i fondi ai comuni e quindi anche le risorse per la scuola dell’infanzia o altre forme di assistenza e questa lista potrebbe allungare.
Infine le donne avevano già, se lo volevano, andare in pensione fino al 67° anno di età.
manuela nunziati
Provate ad immaginare una ultrasessantenne -che per aver vissuto e vivere ancora una vita di casalinga, madre ed assistente a parenti anziani, fresca più non è- alle prese con una scolaresca composta da bambini d’asilo o adolescenti con le caratteristiche intemperanze della loro età legate alla fase di trasformazione e alle tempeste ormonali. Pensate che prolungare l’attività lavorativa della donna sia una cosa salutare per lei e conveniente per gli utenti? Ritengo che qualsiasi persona saggia risponderebbe di no. Caso mai, prima si cambino le regole dello stato sociale e poi si potrà parlare di innalzamento dell’età pensionabile. Penso in realtà che il problema dell’innalzamento dell’età pensionabile sia posto in modo tale da nascondere la vera esigenza che lo giustificherebbe, cioè il criterio del risparmio. Ma si è pensato al risparmio quando si è permesso che il referedum si svolgesse in data differente dalle elezioni europee? Si pensa al risparmio in centinaia di occasioni di spreco che tutti conosciamo, ma che fanno comodo a coloro che detengono il potere? E, comunque, chi impedisce alla donna -magari non quella di cui sopra, ma qualcuna più fortunata che non ha pesanti incombenze familiari e personali da assolvere- di andare in pensione a 65 o addirittura a 67 anni, se vuole? E, infine, innalzando l’età pensionabile in che modo si agevola l’entrata nel mondo del lavoro ai giovani, cosa che tutti proclamano di avere a cuore?
27 giugno 2009 alle 12:47 pmDispiace l’amarezza del post di Adriana. Il lavoro prende molto tempo della nostra vita. Sia come donne sia come uomini. I più fortunati, oltre che un reddito, nel lavoro trovano anche una fonte di soddisfazione, molti solo un mezzo di sussistenza. Con questo blog, noi cerchiamo di contribuire alla promozione dei diritti delle donne, puntando allo sviluppo di servizi che le aiutino a conciliare ufficio e famiglia, puntando alla promozione di una cultura della meritocrazia che vada oltre la distinzione donna-uomo. Cara Adriana, complimenti per la combattività: sarà un’ispirazione per cercare di fare ancora di più.
29 giugno 2009 alle 2:21 pmSilvia Pugi
Sono d’accordo con Adriana Rupolo e con chi ritiene che l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne sia solo un’ennesima fregatura , almeno per le donne italiane e per la generazione delle attuali lavoratrici cinquantenni (tra cui ci sono anch’io) che hanno ampiamente ‘dato’ sia al lavoro – senza ricevere granchè perchè comunque discriminate rispetto agli uomini – che in famiglia , sacrificando sempre e solo se stesse e la propria libertà.
29 giugno 2009 alle 10:51 pmRitengo che bisognerebbe essere meno falsi ed ipocriti e guardare obbiettivamente la realtà . Il lavoro extra domestico/familiare delle donne , e parlo soprattutto del lavoro impiegatizio a tempo pieno, è e resterà sempre un compito eccesivamente oneroso in termini di impegno e di fatica ( con soddisfazioni e gratificazioni nulle o quasi) per noi donne ed anzicchè essere prolungato dovrebbe addirittura essere ridimensionato ed entrare a far parte dei ‘ lavori usuranti ‘ .
Prolungare il lavoro delle donne , allo stato, equivale a compiere un’ulteriore discriminazione e uno sfruttamento a loro danno. Quando e se mai si realizzerà la vera parità tra uomini e donne in termini anche di equa spartizione degli oneri della vita quotidiana, forse se ne potrà riparlare. Oggi non è così.
Teresa Caiazzo
condivido su tutta la linea i commenti pubblicati, ma quello che mi amareggia è che nonostante abbiamo dalla nostra ottimi argomenti, nessuna donna lavoratrice di nessuna città o regione d’Italia ha iniziato un movimento di protesta ..proprio di scesa in piazza e soprattutto rispondere a chiare lettere al parlamento europeo (dal quale proviene la richiesta di adeguamento): “PERCHE’ NON COMINCIAMO AD ADEGUARE ALLA MEDIA EUROPEA GLI STIPENDI DEI PARLAMENTARI POLITICI, ALTI FUNZIONARI REGIONALI, PROVINCIALI, ECC. CON TUTTI I PRIVILEGI DEI QUALI GODONO?????”,
29 luglio 2009 alle 12:00 amquesto dovrebbe essere lo slogan con cui scendere in piazza a far sentire , forte , la nostra voce da Trento a Trapani…. ma invece stiamo tutte zitte a dircelo tra di noi….e perciò chi si ingrassa col sangue della “minoranza” che lavora, continua ad ingrassarsi impunemente.
Per favore facciamo qualcosa di visibile!!!!!!
Sono un’ insegnante di scuola dell’ infanzia di 54 anni e 32 anni di servizio. Sono stanca e disperata . Se penso che potrò andare in pensione fra otto, OTTO!!!!!!!!! anni, ……..e dovrò anche essere BRAVA e PAZIENTE e CREATIVA e ALLEGRA e DISPONIBILE e DISPOSTA A SOPPORTARE SILENZIOSAMENTE LA BASSA CONSIDERAZIONE DEL NOSTRO RUOLO DA PARTE DEI DIRIGENTI, DEI COLLEGHI DEGLI ALTRI ORDINI SCOLASTICI, DEI VARI MINISTRI( vedi: ore di servizio, calendario scolastico, collegi dei docenti dove non veniamo presi in considerazione, e discriminazioni varie fino a farci sentire delle baby sitter economiche) e non ultimo GODERE DI OTTIMA SALUTE ( altrimenti sarei una FANNULLONA e avrei decurtazioni dallo stipendio già misero e potrei essere inclusa in quel 25% di docenti a cui verrà ridotto lo stipendio perchè VALUTATI NON PRODUTTIVI)!!!!!!!!!!!! Ma i sindacati che ci stanno a fare? Restituiamo tutte la tessera!!!!!!! Smettiamo di comportarci da martiri della scuola e facciamoci notare finalmente! URLIAMO!!!!!!! finchè avremo voce.
15 ottobre 2009 alle 7:13 pmIl tuo urlo ci è arrivato ma purtroppo noi, come sindacato dei dirigenti del settore privato non abbiamo il potere che tu chiedi, se non esprimere la nostra solidarietà per la tua denuncia.
19 ottobre 2009 alle 11:26 amIl tuo urlo, insieme a quello di altri insegnanti che come te reclamano maggiore considerazione, apprezzamento per il prezioso lavoro svolto,migliori condizioni per l’insegnamento e una riflessione particolare sull’innalzamento dell’età pensionabile debba essere indirizzato, perchè no, anche tramite il nostro blog, al vostro sindacato di riferimento affinchè quanto denunciato sia portato all’attenzione non solo del pubblico ma soprattutto delle Istituzioni le cui decisioni vannoo ad influenzare pesantamento sulla vostra vita professionale.
Ciao Manuela, sono anch’io un’insegnante della Scuola dell’Infanzia e condivido in pieno quello che tu hai scritto. Mi farebbe piacere se la redazione ci potesse mettere in contatto privatamente. Un abbraccio e facciamoci coraggio
22 ottobre 2009 alle 9:41 amAdriana Rupolo, sono più disperata di te …. sono SOLO 21 anni che lavoro ….. ed ho un figlio quasi 18enne . lavoro da sempre a Roma e da sempre ho vissuto in provincia. questo comporta che la mia sveglia suoni alle 5,30 dal 1991 e che da quell’anno (prima staccavo la sera alle 20, grazie all’orario spezzato) io torni a casa la sera alle 19,30/20. sono da sempre impiegata presso privati e nei miei primi 18 anni di lavoro ho dato l’anima all’interno dell’ufficio, passando sopra anche a febbri, influenze e malattie infettive di mio figlio che “parcheggiavo” a casa di mia madre affinché potesse essere curato nell’intero arco della giornata. Poi il mio datore di lavoro, che nell’arco degli anni mi aveva riconosciuto meriti e capacità elevando il minimo del mio stipendio e affidandomi incarichi di lavoro extra giustamente retribuiti, è morto ed io ultraquarantenne ho cercato un altro lavoro. Sono stata fortunata e sono stata assunta presso un società privata di Roma (in provincia mi è stato impossibile trovare un impiego), dove oggi non arrivo a guadagnare 1300 euro al mese, compreso l’assegno familiare per il minore a carico (che fra pochi mesi non mi sarà più erogato per la raggiunta maggiore età di mio figlio). Signori io faccio l’impiegata, la casalinga, la mamma, l’autista (percorro più di 100 km al dì). mi domando e vi domando: avrò le forze e le capacità per altri 20 anni di lavoro in queste condizioni, senza mettere a repentaglio la mia e l’altrui sicurezza? posso inorridire quando sento affermare che è giusto che la donna abbia le stesse possibilità di carriera dell’uomo e che per questo condizione indispensabile è anche quella di DOVER lavorare fino a 65 anni di età?? vorrei sapere quante donne della mia generazione sono donne manager, alle quali andare in pensione prima (rispetto all’uomo) comporterebbe un “taglio” alla carriera. mi sento presa in giro e non ci voglio stare. che amarezza
3 novembre 2009 alle 6:05 pmconcordo con le proteste delle donne, ma che diritto ha questa gente miliardaria di decidere unilateralmente della vita altrui? dopo tanti anni di lavoro e di sacrifici con poche soddisfazioni, ti si negano i diritti acquisiti, e per giunta te lo vogliono far passare come un favore che ti fanno!….ti rendono schiava del lavoro per altri cinque anni cos’ì ti senti uguale all’uomo. no grazie non ci sto ad essere uguale nello sfruttamento.
7 giugno 2010 alle 6:19 pmNel mio caso avrei dovuto andare in pensione il prossimo anno a 60 anni e avrei dedicato il mio tempo e la mia vita all’assistenza e alla cura di mio figlio in stato vegetativo irreversibile…e adesso cosa mi suggerite di fare?….la soluzione Englaro?