Di recente in Italia si è iniziato a parlare di innalzamento dell’età di pensionamento femminile (equiparandola a quella maschile), a seguito di una sentenza della Corte di Giustizia europea riguardante l’età della pensione di vecchiaia delle donne nel pubblico impiego.

 
Oggi molte donne italiane “sfruttano” la possibilità di andare in pensione prima degli uomini, per poter fare le babysitter dei nipotini e le badanti dei genitori; di fatto, sopperendo a una mancanza dello stato sociale.

Tuttavia, in nome dell’uguaglianza dei sessi, si avverte sui media una forte spinta ad adeguare le età pensionabili dei due sessi. Bisognerebbe però ricordarsi di questo principio di uguaglianza sempre: sia quando si toglie alle donne la possibilità di andare in pensione prima degli uomini sia quando non ci si occupa di scarsità dei servizi per la famiglia, discriminazioni sul lavoro e minori stipendi.

In tale senso, fa piacere notare come sul sito di Pietro Ichino sia stata pubblicata una proposta per abbinare l’innalzamento dell’età di pensionamento femminile a una riforma complessiva del welfare, che tenga conto del “lavoro di cura” svolto dalle donne a favore dei bambini. In estrema sintesi, la proposta parte dai seguenti assi: innalzamento dell’età pensionabile delle donne, remunerazione (diretta e/o indiretta) del lavoro di cura, allargamento delle possibilità di scelta nelle opzioni di cura (diretta, servizi pubblici, mercato).

Torneremo su questo tema che continueremo a monitorare!
Silvia Pugi