L’Art Directors Club italiano, associazione che riunisce i migliori creativi del paese ha da pochi giorni un nuovo Presidente. Il neo eletto Massimo Guastini ha inserito tra i punti del proprio programma la tutela del corpo della donna in pubblicità.

Dalle pagine del suo blog ammette infatti che “la pubblicità in Italia sia fra le più sessiste d’Europa” ma, a nome dei creativi professionisti prende le distanze dalle campagne che utilizzano il conpo femminile in modo squallido e poco creativo, apostrofandole come “rifugium peccatorum” degli incapaci.
Rincara poi la dose attribuendo anche alle aziende committenti una buona parte della responsabilità sottolineando come alcuni uomini di marketing ritengano ancora il corpo di una bella donna un irrinunciabile argomento di vendita.

Sicuramente la verità sta nel mezzo e l’invito al buon senso deve essere veicolato sia alle agenzie pubblicitarie che alle aziende. Va in questa direzione anche l’accordo appena stipulato dal Ministro delle Pari Opportunità e dall’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria che riunisce tutti i principali investitori in comunicazione.
Tutti noi destinatari della pubblicità del resto speriamo di essere sempre più stupiti e conquistati da campagne intelligenti ed efficaci anzichè violentati dalla visione gratuita di corpi nudi.

Ha fatto per esempio molto parlare una recente campagna pubblicitaria dello stilista Silvian Heach che nelle proprie affissioni ritrae una modella con il fondoschiena in bella vista. L’immagine, posizionata in vari punti di Milano non ha risparmiato l’ingresso della scuola elementare di viale Puglie. I genitori degli scolari, scandalizzati ne hanno chiesto la rimozione. 
E’ uno dei tanti casi assurdi di abuso del corpo femminile in comunicazione, contro i quali ci aspettiamo un energico presa di posizione dell’ADCI . 
Il lavoro si prospetta intenso!