Rimango sempre affascinata da come Isabel Allende riesca ad esplorare gli animi umani mettendoli a nudo di fronte al lettore, scatenando così intense emozioni.
Il fatto poi che la narrazione riguardi spesso le peripezie di donne forti e coraggiose, completa il fascino che i suoi romanzi esercitano su di me.
Qui la storia di Zarité, nata schiava a Santo Domingo nell’epoca colonialista a cavallo tra Sette e Ottocento.
Ci sono donne che nascono per affrontare battaglie che sembra impossibile vincere perché sono contro l’ordine costituito delle cose, ma forse tutto l’insegnamento e lo spunto di riflessione del romanzo è proprio nel fatto che tutto si può combattere tranne l’ordine naturale delle cose (morte, malattia). Ciò che è frutto della mente (talvolta perversa) dell’uomo come la schiavitù ed altre ingiustizie, possono essere combattute, anche se farlo procura dolore e morte.
Affrontare e superare il dolore è talvolta impossibile ed altri personaggi del romanzo non riescono proprio a farlo:
…Alla sua età nessuno muore per il cuore spezzato. Camminando e camminando per il mondo si consolerà poco alla volta e un giorno si renderà conto che non si può scappare dal dolore; bisogna imparare a portarlo dentro di sé, perché non sia d’impaccio.
Invece Zarité che si conquista la sua libertà, arriva a quarant’anni con tanto dolore nel cuore il cui peso riesce a sopportare perché si è allenata fin da piccola a farlo per continuare a combattere nonostante la paura.
La musica è un vento che si trascina via gli anni i ricordi e la paura: quell’animale acquattato che mi porto dentro
E ballando al suono dei tamburi, Zarité perde la coscienza del peso del suo dolore e il suo animo vola e se ne va al galoppo a trovare i suoi morti nel suo paradiso: l’isola sotto al mare.




La blogger centra il messaggio della Allende, ma perchè nel romanzo il maschio fa quasi sempre brutta figura ? Prosper Cambray violento stupratore, Toulouse imbelle conservatore, il soldato marito di Violette ligio agli ordini ingiusti; forse Gambo e il dottore si salvano, ma l’uno è comunque un selvaggio e l’altro deve nascondere il suo amore. Isabel, vogliamo le pari opportunità !
20 gennaio 2010 alle 19:34Grazie per il tuo commento che in parte condivido e al quale mi viene in mente di rispondere in due modi: il primo , un po’ scontato e di parte, è che spesso gli uomini non riescono ad applicarsi su più fronti con la stessa intensità e quindi il bravo medico non riesce ad essere anche un marito inappuntabile e il ribelle rivoluzionario , che lotta contro l’ingiustizia della schiavitù , non riesce ad accettare il proprio amore per Zarité perchè lo vive come un limite e una debolezza… e questi sono gli uomini migliori del romanzo!
22 gennaio 2010 alle 10:59Il secondo modo per risponderti invece riflette più fedelmente il mio personale pensiero sugli uomini ed è che se questi archetipi maschili offendono la tua sensibilità, e quindi non ti fermi ad apprezzare la virilità ideologica di Gambo e la dedizione professionale del dottore, forse appartieni a quella cerchia di uomini che sa applicarsi con lo stesso slancio su più fronti : professionale/ideologico o personale/familiare. Questi sono gli uomini che godono della nostra stima e forse l’Allende non ha avuto la fortuna di incontrarne molti.