Negli ultimi 5 anni è stata rilevata una crescita significativa delle lavoratrici, che sono passate dal 48 al 57%; inoltre le donne che guidano imprese sono passate da 300 a oltre 11000.
Questi dati sono stati presentati il 9 febbraio da Regione e da Union Camere del Piemonte in occasione della terza edizione dell’osservatorio “Piccole imprese, grandi imprenditrici”.

Anche per quanto riguarda l’istruzione, sempre negli ultimi 5 anni, le donne in possesso di un titolo di studio post diploma sono aumentate di 50.000 unità e le occupate sono 60.000 in più, comprendendo anche le lavoratrici straniere che rappresentano l’8%.
Aumentano anche le donne imprenditrici; le società di capitale guidate da donne sono passate dal 4 all’8%, le società individuali dal 24 al 28%.
I settori di maggiore occupazione femminile, oltre al commercio (il 28%) e che non ha registrato aumenti significativi, sono aziende di servizi alle imprese (+8,2%) e nel settore delle costruzioni (20%); un aumento della presenza femminile in settore tipicamente maschili quali cave, produzione di energia elettrica e manifattura.

Tuttavia le donne costituiscono solo il 43% della forza lavorativa nel Piemonte, il che significa che mancano ancora 290.000 posti di lavoro perché sia raggiunta la parità uomini e donne.
Sempre accidentata la carriera professionale per le donne piemontesi per accedere ai vertici aziendali, solo una donna su 4 è dirigente. Vita difficile anche per le imprenditrici che lamentano ancora difficoltà nell’espletamento di pratiche burocratiche, nel far parte di network sociali e soprattutto nell’accesso al credito.
Per quanto riguarda quest’ultimo problema sembra non aver sortito il risultato sperato un protocollo di intesa tra ABI e la Regione Piemonte (Assessorato al Welfare) per garantire e facilitare l’accesso al credito delle imprese femminili.