Dirigenti Disperate, affronta le tematiche legate al management femminile: diversità, problemi di conciliazione, carenza di servizi ma anche scarsa autostima, paure e sensi di colpa fanno sì che in Italia la percentuale delle donne occupate è pari al 46%.
Una percentuale decisamente al di sotto della media dei nostri vicini d’oltralpe dove le donne lavorano di più e, in percentuale, fanno più figli. Escludere le donne dal mondo del lavoro significa non sfruttare talenti che potrebbero contribuire allo sviluppo dell¹intero sistema Paese. Sarebbe come correre con una gamba sola, invece che con tutte e due.
Nel libro sono riportate le testimonianze di donne che hanno deciso di portare avanti percorsi di carriera a livello manageriale; donne a capo di aziende, donne manager, donne imprenditrici raccontano la loro via alla conciliazione, raccontano come sviluppare un percorso professionale senza rinunciare ad avere una famiglia sia possibile.
Basta volerlo con forte determinazione, liberandosi dai sensi di colpa.
Qui la videointervista all’autrice Chiara Lupi
Per vedere una scheda di presentazione del libro e dell’Autrice .
Buona lettura!



Sono stanca di leggere libri e articoli che parlano di “diversità, problemi di conciliazione, carenza di servizi ma anche scarsa autostima, paure e sensi di colpa fanno sì che in Italia la percentuale delle donne occupate è pari al 46%”.
Ho passato i 50 anni. A 31 anni sono diventata dirigente nel mondo dell’industristria (allora si diceva che era più difficile del commercio) impegnandomi molto ma facendo un mestiere che mi piaceva e mi stimolava. Ero stimata ed apprezzata e questo aiutava la mia autrostima. La crisi degli anni ’90 (nulla in confronto a questa), mi ha lasciato a piedi perchè donna e dirigente. Guadagnavo troppo e tra me e un uomo sceglievano sempre un uomo. Mi sono anche sentita dire che tanto una donna ha a casa sempre un uomo che la mantiene. Io no a casa avevo una serie di problemucci da mantenere….
Mi sono “inventata” un altro lavoro, buttando via ciò per cui avevo costruito la mia carriera con tanto impegno per quasi 15 anni e ho ricominciato da capo in un altro settore, abbandonando le multinazionali dove ero cresciuta e buttandomi in una piccola azienda di consulenza italiana piuttosto famosa per chi è nel settore.
Ci ho messo tutta me stessa per 10 anni, (tra alti e bassi con il proprietario per motivi “personali”). Il 21 Ottobre dell’anno scorso Il mio capo-amico mi ha anticipato il ben servito dicendo che sono troppo vecchia e che loro hanno giovani che pagano molto meno di me.
Ha continuato a cercarmi per darmi un’altra possibilità con l’anno nuovo ma secondo lui non ha funzionato e con un sms mi ha liquidato dicendomi di non farmi più vedere nè sentire.
Naturalmente continua a tempestarmi di telefonate ed sms a cui non rispondo. Che voglia altro? Forse sono stata messa alla porta perchè sono stata ostinata su altri fronti ?
Ora sono senza lavoro e non so più dove girarmi perchè è vero, vecchia lo sono per trovare opportunità che siano in linea con il mio profilo.
Sono disposta a fare lavori diversi ma non mi prendono perchè troppo in là con l’età.
Forse è giunto il momento di investire su me stessa in modo divero: in fondo dimostro meno degli anni che ho , se faccio qualche ritocchino qua è là ne tolgo un’altra decina, magari come escort riesco a riciclarmi; ho imparato che se sei una donna è meglio stare zitte e se se ti chiedono di intervenire parlo anche inglese. So relazionarmi bene con tutti i livelli, ho avuto una buona educazione, so stare bene a tavola (secondo il vecchio e caro galateo se ancora qualcuno lo conosce), di me dicono che sono elegante e molto “fine”.
Basta vi prego con questi libri ed articoli, non fanno altro che buttarci giù di morale. Non c’è spazio per le donne in un paese dove il potere è in mano agli uomini e dove abbiamo guadagnato solo il diritto di fumare in pubblico. Per il resto, non siamo diversi dai paesi arabi, siamo solo più manipolatori.
29 luglio 2009 alle 12:15Ciao Giulia è davvero sconfortante per una 27 leggere il tuo commento…ma è la dura e triste realtà. Inizio sempre di più a credere che la soddisfazione maggiore la si possa avere solo intraprendendo un attività propria dove devi esser solo tu a credere in te stessa.
28 agosto 2009 alle 14:33