Oggi sul Corriere della Sera c’è un decalogo che risveglia gli animi sopiti di una Milano sommersa dalla pioggia.
C’è qualcuno che si è riunito per il bene di Milano e ci esorta a perseguire alcuni obiettivi, a risvegliare dei principi, dei valori, a ri-spolverare le nostre credenze…
E allora Milanesi, o Milanesizzati, o fuori sede che ci abitate e la rendete viva… Cittadini di Milano e del mondo riunitevi ed insieme:
- Ritroviamo l’anima!
- Guardiamo oltre!
- Accogliamo nella legalità!
- Ricostruiamo i ponti (il network civico!)
- Al centro la professionalità!
- Che emerga la cultura!
- Solidali responsabilmente!
- Vinciamo la paura!
- Investiamo nei giovani!
- Ritorniamo a rischiare!
A chi ama Milano come me sembra già di veder tornare il sole…
TAG: anima, animi, cittadini milano, Corriere della sera, fuori sede, Manifesto per Milano, milanesi, milanesizzati, milano, principi, valori



ciao Francesca. il sole in questi giorni tarda proprio a spuntare, ahimé. anch’io amo Milano e vorrei che cambiasse. ma vorrei anche capire come si fa a trasformare queste parole in fatti. credo profondamente che sia giusto cominciare a parlare di anima, di oltre, di cultura, di responsabilità, di rischio… e credo che ciascuno di noi debba tradurre tutto questo in quotidianità, nei gesti di ogni giorno. ma basta questo a trasformare il mondo? a volte ho paura di no. è proprio lì che fatico a vedere il sole. perché non vedo da dove partire per concretizzare questo bel sogno. mi aiutate?
13 maggio 2010 alle 18:16Nicoletta ha ragione: le città sono fatte di persone e la trasformazione parte dalle volontà dei singoli, ma non basta cambiare corpo e anima, ci vuole anche e soprattutto lo spirito.
14 maggio 2010 alle 01:49Lo spirito di Dio però, perchè il mondo ha bisogno di Amore, quello agape, per ritrovare la pace e la gioia che ha perso nella rincorsa ad idoli falsi e corrotti. Correre tutti per avere e per essere, ma cosa? depressione, droga, omicidi, …leggetevi un po’ di Galati 5:21 o Marco 7:21 e poi ne riparliamo dei manifesti e dei proclami.
Ciao Francesca,
mi piace molto quello che hai scritto e nel quale mi ritrovo come “milanesizzato”.
In parte dobbiamo ripartire da noi stessi, rientrare in contatto con i nostri veri bisogni, riconoscerli, dare loro un nome e “lavorare” per soddisfarli. Tra questi bisogni sono sicuro che l’Amore, come giustamente sottolinea Cristiana nel suo commento, è al primo posto…nel senso che molte cose della vita ruotano intorno a questo tema, a questa emozione così potente ed ancestrale. L’amore per sè, prima di tutto, per poi essere in grado di amare ciò che sta fuori di noi (gli altri, l’altro o l’altra, la città, l’ambiente, il lavoro).
Quello che osservo invece è che molti fanno fatica a “rispettarsi” e ad amarsi per come sono, e quindi difficilmente hanno la possibilità di rivolgere questa passione a qualcosa che sta li fuori. A questa emozione, dalla quale siamo sganciati, è stata sostituita la tendenza al possesso, al potere, al controllo, alle dipendenze di ogni genere, perchè siamo dis-connessi dai nostri bisogni primari e, conseguentemente, abbiamo cercato fuori da noi dei valori sostitutivi che, idealmente, pensiamo possano riportare un equilibrio di qualche tipo.
Aggiungo ancora qualcosa: i sistemi, intesi come relazioni tra cose diverse tra loro ma tutte interconnesse, hanno una “vita propria”. Essi sono autorganizzanti, si muovono e si evolvono secondo la propria struttura ed organizzazione indipendemente dai singoli elementi che ne fanno parte. E’ difficile, se non impossibile, “cambiare” ed influenzarne i comportamenti e gli effetti che questi provocano nel tempo…la società e le città che abbiamo costruito si muovono e vivono secondo dei principi organizzativi propri, e per poter provare ad influenzarli abbiamo bisogno di individuarne i punti critici, la “fonte” dalla quale emerge il modo di funzionare cosi come ci troviamo a sperimentarli.
14 maggio 2010 alle 09:44Sarebbe necessario un grande cambiamento, ma per far questo, le coscienze di ciascuno di noi avrebbero bisogno di un “forte” scossone. Io credo molto nello sviluppo personale e, il mio suggerimento, non può essere altro che “ripartiamo da noi stessi” per poter finalmente ricostituire delle relazioni con il contesto (inclusi gli altri) che siano generative di fiducia, coraggio e voglia di stare bene.