Qualche sera fa, Andrea Beggi ha postato un’interessante osservazione (qui) a proposito delle Girl Geek Dinners.
Il suo punto di vista è molto nobile: sarebbe bello che di cene come queste non ce ne fosse bisogno, che la correlazione tra gli interessi e il sesso non fosse nemmeno contemplata.
Il suo post ha scatenato un’interessante discussione che vi consigliamo di leggere.
Le differenze tra uomo e donna esistono davvero? O sono semplici differenze tra persone che però facciamo rientrare nella categoria di genere perché siamo abituati a farlo?
Ne parla anche pm10, qui.



Tanto tempo fa, nel mezzo di una discussione in cui stavo cercando di recitare il ruolo del papà/educatore instillando in una ragazza molto giovane e irriverente l’importanza dell’uguaglianza tra i sessi, avevo dovuto incassare il commento sarcastico “io uguale a un uomo? e perché mai dovrei sminuirmi così tanto?”.
E’ un ricordo che riemerge tutte le volte che sento formulare la domanda “Le differenze tra uomo e donna esistono davvero?”
E’ una domanda politicamente corretta, particolarmente perché è pressoché obbligata la risposta altrettanto politicamente corretta “Certo che no!”. Ma è una risposta giusta? E, specialmente, è una risposta vera?
Stiamo inseguendo dall’alba dell’umanità questa ricerca ossessiva dell’uguaglianza, e mi chiedo se invocare l’uguaglianza non sia solo un modo comodo per nascondere la nostra incapacità di provare un onesto e sincero rispetto per la diversità.
Certamente, voler essere uguali o, più esattamente, riconoscere ad altri la loro uguaglianza con noi rifiutando ogni diversità, è comodo e tranquillizzante, essenzialmente perché, se gli altri sono uguali a noi, la nostra identità non ne viene intaccata, e non siamo perciò costretti a rimettere in discussione, in tutto o in parte, noi stessi.
Al contrario, se fossimo costretti a convivere con la diversità altrui rispettandola, dovremmo accettare il rischio che prima o poi parti della nostra identità possano non reggere il confronto con la diversità che abbiamo di fronte in quel momento, mettendoci nella condizione di dover cambiare qualcosa di noi a cui non ci sentiamo capaci di rinunciare.
Personalmente, ho orrore di un mondo piatto e privo di stimoli, perché tutto indistintamente sempre uguale a se stesso. Credo nell’utilità e nell’importanza delle differenze, e nella necessità di evolvere e migliorare che solo un confronto onesto e continuo con gli altri può garantire. E sono grato che queste differenze ci siano… non solo tra uomini e donne, ma tra ogni essere umano e tutto il resto dell’umanità.
Ma capisco che è solo un punto di vista. E temo che l’ora tarda non aiuti la lucidità del pensiero. Forse, qualche feroce critica sarebbe opportuna. E, certamente, sarebbe utile…
29 febbraio 2008 alle 02:18