Ancora una volta l’Italia è in coda. Da una recente classifica condotta dall’associazione Save the Children sui Paesi dove è più semplice mettere al mondo e crescere i propri figli, l’Italia risulta essere al 18° posto (nella top 20).
Al vertice ancora una volta i paesi scandinavi rappresentati dalla Norvegia. Paesi in cui non solo vengono offerti maggiori servizi alle famiglie ma risulta esserci anche la maggior percentuale di donne occupate. Maternità, servizi e carriera si possono quindi tranquillamente conciliare e soprattutto tramutarsi in crescita demografica, benessere e crescita economica per tutti quei Paesi in grado di gestire efficacemente le proprie risorse.
Pare che il nostro Paese sia all’avanguardia per strutture, assistenza e cure ma se ci spostiamo ad osservare cosa succede dopo la nascita del figlio la prospettiva è desolante. Un tasso di disoccupazione femminile ancora alto, il part-time è una formula sconosciuta (o meglio non apprezzata dalle aziende italiane) e l’iscrizione di un figlio al nido pare sia impossibile.
Secondo le direttive della Comunità Europea gli Stati dovrebbero garantire entro il 2010, l’iscrizione agli asili per almeno il 33% dei bambini sotto i 3 anni. Inutile dire che in Italia anche questo traguardo è ancora ben distante.
Secondo questa indagine, in Norvegia sembra essere tutto diverso. Forse perché il percorso che fanno le mamme Norvegesi è differente. Affrontano infatti una maternità “consapevole”, hanno più di 18 anni, un lavoro sicuro, vivono in città con servizi qualificati ed un’aspettativa per maternità che arriva a 56 settimane.
Ma soprattutto rientrano al lavoro dopo la maternità perché hanno alle spalle uno Stato che garantisce loro dei servizi complementari che aiutano le famiglie a gestire i figli. In Italia purtroppo il problema sembra essere più grave. Troppe infatti le famiglie esposte a rischio povertà, per la perdita del lavoro o per la necessità delle donne di separarsi da compagni violenti (sfortunatamente abbiamo conquistato il primato per le violenze domestiche!).
Davvero quindi l’unica soluzione per essere mamme o meglio genitori sereni è trasferirsi in Norvegia come titolava La Stampa qualche giorno fa?
Non sarebbe forse auspicabile poter restare in questo Paese dando il proprio contributo anche professionale ed aspettarsi dei servizi sociali adeguati?
Come la crisi economica, anche questa è un’emergenza. Un’emergenza che il Paese porta avanti ormai da troppo tempo pare senza soluzione.



Lavoro in un’azienda norvegese che si chiama Questback ed aggiungo alle considerazioni lette un dato importante.
21 giugno 2010 alle 14:54Nella cultura aziendale in Norvegia la donna che ha figli e che lavora viene considerata in modo superiore e generalmente avere figli aiuta nella carriera.
Molte donne con figli hanno posizioni di responsabilità nelle aziende norvegesi. In Italia, la cultura dominante in molte aziende e nelle istituzioni pubbliche è opposta.
Credo che sarà difficile modificare questo atteggiamento culturale, ma è fondamentale per avere una situazione diversa da quella attuale che penalizza donne, bambini e famiglie in generale, dando come risultato un paese sempre più vecchio, impaurito e congelato nei suoi pregiudizi.
Un caro saluto.
Molto interessante questo articolo. Da donna impegnata nel lavoro e madre di 3 figli posso affermare che anche quando (1 solo volta) sono riuscita ad accedere al nido comunale (di Roma) mi sono accorta con sorpresa che non è stato organizzato per i bambini.
24 giugno 2010 alle 16:48Pensate che io che ho necessità di mandare mia figlia di 13 mesi al nido anche a luglio (avendo 1 solo mese di ferie per me non c’è scelta) potrò farlo ma solo accettando che mia figlia cambi non solo il nido ma anche tutte le maeste!!!! Eppure all’apertura dell’anno a settembre ci fanno fare 20 giorni di inserimento!
L’Italia non è un paese per mamme e tanto meno per bambini!!!