La presenza femminile nella composizione dei CDA può solo fare bene alla governance delle imprese. È stato questo il concetto cardine del dibattito organizzato da PWA – Professional woman Association Milan presso l’Università Bocconi, lo scorso lunedì. Durante l’incontro è stato presentato l’aggiornamento del dossier che raccoglie i profili delle donne adatte ad avere un ruolo nei board delle imprese che operano nel nostro paese. “Ma perché vogliamo essere lì, nei CDA?” è stata l’interessante quanto altrettanto semplice domanda posta da Rosanna D’Antona – Membro onorario PWA, presidente di D’Antona&Partners, Gruppo Havas – e condivisa col pubblico lì presente. Per potere, parola di cui forse abbiamo un po’ paura come donne? Le risposte potrebbero essere molte ma quella data da lei stessa è sicuramente quella chiave: perché vogliamo influenzare le scelte economiche e strutturali del nostro paese, vogliamo incidere, attraverso la partecipazione attiva, al tavolo delle decisioni.
La tavola rotonda, che fatto seguito ai primi interventi di Monica Pesce, presidente PWA, e Simona Cuomo, Coordinatrice dell’Osservatorio sul Diversity Management SDA Bocconi, è stata moderata dalla giornalista de La7 Myrta Merlino, e ha coinvolto Alberto Grando (Dean, Sda Bocconi), Roger Abravanel (consigliere di amministrazione per diverse aziende operanti nel Private Equity), Francesco de Ferrari (ceo Private Banking Italy di Credit Suisse), Pietro Guindani (presidente Vodafone Italia), Fabio Satin (presidente di Private Equity & Partners) e donne manager nella lista Ready-for-board Women come Alessandra Gritti (vicepresidentee ad Tamburi Investment Partners), Anna Puccio (amministratore indipendente, Advisor Strategie), Monica Possa (direttore risorse umane e organizzazione di gruppo Rcs Media group, consigliere Dada), Anna Gervasoni (direttore generale Aifi, Associazione italiana del private equità e venture capital).
Il concetto di quote rosa è stato quindi ripreso più volte ribadendo che queste dovrebbero essere considerate non come una diminutio, ma come un intervento positivo in grado di offrire un aiuto temporaneo per vincere le barriere culturali che oggi rendono impossibile aumentare quel misero 3 per cento di donne presenti nei CDA delle imprese italiane quotate.




Pare che i Tories stiano prendendo un impegno elettorale a introdurre una regola di “comply or explain” per portare le aziende britanniche al 30 per cento di donne tra i board member: http://bit.ly/bZqhr1. Sarà interessante vedere in che misura i politici mantengono le premesse.
4 maggio 2010 alle 22:11Ciao Edy, bellissimo post e, soprattutto, molto incisivo nel riconoscere che se ci fossero più donne nei CDA delle aziende, le cose andrebbero sicuramente molto meglio.
Solo attraverso una piena integrazione di modi di pensare “diversi” sarà possibile rendere le aziende molto più attente a come il contesto ed i mercati cambiano.
Grazie davvero per questo contributo, lo segnalerò a molti amici che vivono nei CDA!
7 maggio 2010 alle 13:28Massimo
Un recente studio McKinsey ha messo a confronto per 3 anni 2 gruppi di aziende: uno con nessuna donna, l’altro con il più alto numero di donne nel comitato esecutivo. Il confronto ha dimostrato che le aziende con presenza femminile al top hanno avuto risultati superiori del 56% e redditività del capitale più alta del 41%
31 gennaio 2011 alle 16:30Il DDL sulle quote di genere nei Cda delle aziende quotate in Borsa e controllate dalle Pubbliche Amministrazioni è molto equilibrato, non mina la liberta’ delle imprese ma le obbliga ad allinearsi agli standard di tutto il mondo per guadagnarne in competitivita’.
E’ una legge di civilta’ che fara’ bene a tutto il Paese, dove il numero di donne laureate si attesta al 60% e negli Mba la media di donne supera ormai il 30%.
La Fondazione Bellisario ha per prima sostenuto il disegno di legge, presentato come prima firmataria dall’On. Lella Golfo e sono veramente contenta, come associata e come responsabile della fondazione Bellisario Lazio , di informare che il provvedimento è stato approvato dalla Camera dei Deputati a dicembre 2010 e la scorsa settimana è stato assegnato in sede referente alla Commissione Finanze e Tesoro del Senato dovee inizierà il suo iter questa settimana!
La Fondazione Bellisario sta mettendo a punto il progetto “Mille curricula eccellenti”: un corposo database di donne competenti e preparate pronte a ricoprire le poltrone che a breve spetteranno loro per legge.
Solo nelle societa’ quotate, le posizioni mancanti su tre anni di rinnovo dei CdA sono 712 e, nelle 1912 societa’ controllate dalle Pubbliche Amministrazioni, piu’ di 3000 posti ,negli organi di governo, dovranno essere riservati alle donne.
Il database e’ gia’ nutrito e due accreditate societa’ di executive search stanno vagliando e certificando i curricula gia’ pervenuti.
A breve dunque lo presenteremo e lo metteremo ufficialmente a disposizione delle societa’ quotate e partecipate che vi potranno attingere per i loro ruoli di vertice.
Roma, 1 febbraio 2011
http://eraunmondoadulto.blogspot.com/2011/03/donne-nei-cda-spunti-di-riflessione.html
19 marzo 2011 alle 12:23