In questi giorni tutti ne parlano ma non è facile per me interpretare il parere espresso dal nostro attuale premier Monti sul “posto fisso”.
«I giovani si abituino a non avere più il posto fisso. Che monotonia. È bello cambiare e accettare le sfide».
Ma cosa intendeva dire? Ho provato a guardare da due punti di vista diversi.
Da un lato con la frase “Il posto fisso che monotonia” si voleva forse dare una spinta al cambiamento dando a “monotono” un significato di diverso? Monotonia è immaginare la vita aziendale di un soggetto anni e anni sempre nello stesso ambiente, sempre con gli stessi compiti? Quindi un invito a cambiare azienda senza paura di lasciare la precedente sia in maniera volontaria che non….
È bello cambiare è vero, nuovi stimoli, nuovo entusiasmo, accrescimento delle conoscenze e competenze…. su questo mi trova d’accordo.
D’altro lato mi chiedo… Ma perché tale richiesta si realizzi non è forse necessario cambiare molte cose in Italia?
Partendo da due semplici considerazioni… nel nostro paese se si perde il posto fisso a causa di una decisione aziendale difficilmente è possibile trovarne uno nuovo in breve tempo, spesso non lo si trova più. I mesi passano e la vita si complica.
Se non si ha un posto fisso le banche non concedono prestiti né mutui.
Credo che la nostra mentalità si sia adeguata a un sistema che si è irrigidito sempre più con il passare degli anni, con l’arrivo di crisi sempre più pesanti fronteggiate con manovre finanziarie sempre più coercitive.
Come conseguenza abbiamo assistito al blocco della mobilità relativa ai posti fissi, alla riduzione drastica del numero di posti di lavoro anche di quelli precari dove i superstiti hanno aumentato il loro senso di instabilità e insicurezza, la fuga all’estero di molti cervelli e l’abbandono di ogni speranza per chi un lavoro lo stava cercando.
Il mio auspicio è da un lato di vedere quanto prima un paese che sostiene e sviluppa l’innovazione e la creatività, di vedere aziende che investono in nuove sfide e sulla formazione del proprio personale, aziende che cercano sul mercato nuove professionalità… e dall’altro persone che non hanno più paura di cambiare e di affrontare nuove sfide.
E voi come la pensate?




Buongiorno Barbara,
la mia bacheca di facebook è piena di post in cui tale frase, detta dal premier Monti, è pesantemente criticata. Dunque, data questa innondazione, ho provato ad informarmi in merito..
A che punto sono arrivata? Semplicemente che gli italiani possono aver ragione nel dire che senza posto fisso non si ottengono mutui dalle banche ma anche Monti ha ragione.
Oggi giorno il posto fisso è un miraggio e difronte a certe scelte aziendali, di tipo strategico, vuol dire poco (esempio i lavoratori dell’impresa OMSA).
Quindi.. la società deve adattarsi ad un nuovo mondo in cui prevale la flessibilità, giovani e non giovani, banche, imprese, PA… Di conseguenza cambia anche il modello culturale, cambiano i meccanismi, non servono i “pretendoni” che ti fregano appena possono, non serve piangersi addosso.. serve solo una partecipazione attiva in tutte le attività che svolgiamo quotidianamente ed una gran voglia di migliorarsi!
Spero solamente che in questo caos, l’Italia riuscirà a partorire una stella danzante
Buona giornata
6 febbraio 2012 alle 10:38penso che è stato una stilettata che poteva risparmiarsi.
dolorosa, umiliante, per troppi.
Io ho sempre colto “l’opportunità al cambiamento”.
L’ho fatto nel 99 accettando di lavorare all’estero per l’azienda per cui lavoravo.
poi dopo due anni, ho pensato di poter certamente farlo ancora e tornare in Italia.
ho trovato un deserto di opportunità, offerte -poche e svalutanti, tese a fare l’ affare: una risorsa con molte esperienze e competenze per un tozzo di pane.
ho continuato a investire sulla mia fornazione, anche se ero già troppo “competente” allora.
in dieci anni ho speso più in formazione di quanto sia riuscita a guadagnare.
comprendo l’angoscia, la depressione, la disillusione, il dolore e anche la rassegnazione.
Io ormai per anagrafica so che dovrò continuare a vivere di ciò che ho messo da parte nei pochi anni in cui sono riuscita a fare carriera, per poi rovinosamente cadere credendo nell’opportunità Italia.
6 febbraio 2012 alle 15:31Ciao Barbara,
I nostri tecnici al governo si stanno rivelando troppo “aziendali”, il che non è un errore in se ma che facciano attenzione a cosa dicono e al come! Ma che? anche questi sono nel giro del “sono stato frainteso”?
Negli ultimi giorni le cadute di stile stanno proliferando, forse non reggono la pressione (alla Bocconi non c’è un corso per questo…)
Miei cari Signori Tecnici, il problema non sta nel posto di lavoro fisso vicino a mammà, il problema è il posto di lavoro. La crescita professionale si ottiene con l’esperienza e il cambiamento e tutti i lavoratori condividono questo, ma se anche sono disponibili a cambiare, quanti posti disponibili ci sono sul mercato?
7 febbraio 2012 alle 11:31Attenti Signori, state lavorando bene (quasi!), ma risparmiate le scemenze e i luoghi comuni, non ce lo meritiamo!
Intervengo per dare il mio parere e spero che non venga inteso solo come un voler essere contro corrente. Premetto che del cambio di lavoro ho fatto la mia regola di vita lavorativa dal giorno dopo la laurea quindi ammetto che il mio parere favorevole è sicuramente fortemente condizionato. Devo però anche precisare di aver passato circa 8 anni tra la chiusura dell’azienda americana per la quale lavoravo e il momento in cui sono stata assunta da un’altra azienda. Mi sono sempre data molto da fare, ho sempre lavorato. Per cui non mi sembra che la battuta possa essere intesa addirittura come un insulto per i giovani. Io mi sarei sentita insultata a rimanere fissa in un posto senza poter rinnovare la mia esperienza. Quello che mi sembra assolutamente negativo è che si continui a citare le banche come se non potessero fare diversamente da come si muovono adesso. Mi pare che forse sarebbero loro da ribaltare come procedure e sperare che incomincino a capire come muoversi. Devono incominciare a valutare sulla capacità di guadagno, sulle idee (in Italia Bill Gates avrebbe fatto il barbone) e così via dicendo. Non possiamo ingessare e disincentivare il mondo del lavoro solo perchè le banche non hanno una grossa capacità di fare il loro mestiere.
7 febbraio 2012 alle 13:53