I lavori green hanno prospettive interessanti per le donne. Ne parliamo con Emilio Luongo, responsabile divisione Green Economy di Gi Group, che al dibattito di oggi “Are green jobs pink jobs?” ha presentato uno spaccato sul settore con le opportunità anche per i ruoli manageriali.

Spesso si associa la green economy alle energie rinnovabili, ma quali sono le aree più rappresentative oggi coinvolte nella “rivoluzione verde”?
Sicuramente la bioedilizia, la bioagricoltura, la silvicoltura e l’efficienza energetica.
Agli annunci di lavoro nel settore green rispondono più gli uomini o le donne?
Gli uomini.
Perché secondo lei?
Le donne fino ad oggi si sono dimostrate poco ricettive nei confronti dei green job. Per queste posizioni sono richieste competenze tecniche che spesso non hanno potuto acquisire nei loro percorsi scolastici e universitari, come ad esempio nelle facoltà di ingegneria e le condizioni di lavoro possono essere difficili da accettare per una donna. C’è poi una scarsa informazione e, a livello geografico, i green job sono particolarmente diffusi nel sud Italia, dove il numero delle donne nel mercato del lavoro è di gran lunga inferiore a quello degli uomini.
Si può fare una stima di quanti siano oggi i posti di lavoro green nel nostro paese e dei trend per i prossimi anni?
Oggi abbiamo circa 110.000 occupati in questo settore e se ne prevedono 250.000 entro il 2020. La crescita del numero dei posti di lavoro dipenderà anche dalle politiche legate agli incentivi che verranno messe in atto.
Ma in concreto, quali sono oggi i green job che potrebbero essere svolti dalle donne?
Alcune posizioni: esperto di normative delle energie rinnovabili, progettista meccanico ed elettrico turbine e componenti, capo commessa/cantiere, responsabile messa in servizio dell’impianto, operatore di telecontrollo, tecnico commerciale energie rinnovabili o esperto progettazione e impianti fotovoltaici.
Quali sono i ruoli manageriali e quali skill sono richieste?
Innanzitutto non faccio distinzione tra ruoli manageriali maschili e femminili. È molto importante in questo settore avere manager in grado di affrontare le nuove sfide, che coltivino relazioni a tutti i livelli, con un aggiornamento costante, disponibilità e passione per le tematiche energetiche e ambientali. Accanto a una competenza tecnica, alle esperienze organizzative con forte propensione al risultato direi che il “green manager” in Italia deve essere in grado di presidiare attività complesse e diversificate di tipo finanziario, legale, tecnico, di business, istituzionale, associativo e organizzativo in generale. Tra le posizioni penso al green country manager, a cui è richiesto di interfacciarsi con management internazionale, deve quindi aver maturato esperienze in contesti aziendali complessi. Il business developer, per fare un altro esempio, sviluppa sia il business del rinnovabile a livello nazionale individuando le zone nevralgiche nelle quali implementare gli impianti di produzione di energia sia le strategie commerciali, consolidando i rapporti con enti e istituzioni. Generalmente ha una laurea in ingegneria o in scienze economiche, ha maturato un’esperienza significativa nel settore eolico o fotovoltaico oppure nella gestione di progetti complessi in campo energetico e ha un’ottima padronanza della lingua inglese. È orientato agli obiettivi, ha una passione per il settore rinnovabile, un’apertura all’innovazione ed è disponibile alle trasferte. Un’altra figura molto richiesta è quella del project manager: responsabile del progetto e gestore dei contratti di un definito parco, costituisce l’interfaccia tra i clienti stessi e le varie funzioni aziendali. Analizza i preventivi coordinandosi con il proposal engineer, ossia colui che richiede preventivi e gestisce i relativi fornitori, individua e mette in produzione torri eoliche o impianti fotovoltaici di diversi livelli di potenza. Ha una laurea in ingegneria meccanica, elettrotecnica, elettronica o eventualmente gestionale con specializzazione nel settore delle energie da fonti rinnovabili e ha maturato esperienza nella gestione di progetti complessi di ingegneria nel settore energetico.
Esistono dei fattori critici nei green jobs?
Sì. Spesso occorre essere disponibili a lavorare in condizioni ambientali difficili, accettare spostamenti in aree geografiche che offrono minori servizi e confort e lavorare in condizioni fisiche e ambientali disagevoli. Esiste poi un problema di offerta economica e di retribuzione che spesso non ripaga quanto viene richiesto. Infine, nonostante una certa diffusione negli ultimi tempi di canali di reclutamento online con un focus sul settore, si tratta nella maggior parte di casi di job aggregator che poco aggiungono in termine di valore alle offerte di lavoro pubblicizzate.
Per saperne di più: il blog di Emilio Luongo che approfondisce questi temi; su LinkedIn, Gi Group Green Economy.


