Da alcuni articoli letti in questi giorni abbiamo appreso che in Iran il 60% delle persone che frequentano le università sono donne.
Il governo ha proposto quindi di istituire delle quote azzurre per tutelare la presenza dei ragazzi negli atenei: in ogni facoltà ci sarà una quota rosa e una quota azzurra del 30% ciascuna. Solo il restante 40 % sarà lasciato alla libera competizione.
Questa proposta sta però incontrando alcuni ostacoli. L’avvocatessa Shirin Ebadi, Premio Nobel per la Pace, ha per esempio detto che assumerà la difesa degli interessi delle studentesse che dovessero sentirsi discriminate. E la deputata conservatrice moderata Nafiseh Fayazbakhsh si è dichiarata “contraria ad ogni ingiustizia”, sia contro gli uomini che contro le donne.
La situazione sembra assai complessa: da un lato assistiamo ad un pregevole progresso in termini di riforme che ha portato in una ventina di anni al raddoppio della presenza delle donne negli atenei, dall’altro ci si scontra con una società che non è ancora pronta a ricevere tante donne preparate a ricoprire ruoli importanti nei diversi ambiti professionali.
Rimangono infatti alcune tradizioni che si scontrano con quelli che sono i risultati delle riforme: le donne medico ad esempio possono curare solo persone del medesimo sesso, questo potrebbe significare che troveremo molte dottoresse disoccupate e molti uomini che soffriranno malattie senza trovare il conforto delle cure di un medico.
Anche in questo caso, si propone la soluzione delle quote quando ci si trova di fronte ad una discrepanza tra ciò che si capisce essere il percorso corretto verso il progresso e la mentalità legata a tradizioni, credenze, abitudini e talvolta anche cecità, opportunismo, timore…
Una considerazione però va fatta, ed è del tutto personale. Mi pare infatti che se le quote rosa nei paesi occidentali rappresentano una possibile forzatura nei confronti di atteggiamenti che precludono ulteriori sviluppi economico-sociali; le quote azzurre proposte dall’Iran d’altra parte sembrano essere un freno ad uno sviluppo che si sta rendendo possibile ma che, inevitabilmente, fa paura perché ha probabilmente superato ogni aspettativa.





Riguardo all’Iran, ho visto tempo fa un film carinissimo, Persepolis che consiglio vivamente!
4 marzo 2008 alle 16:24Devo averne sentito parlare a proposito del Festival di Cannes.. Pare valga la pena di essere visto!
Grazie per la segnalazione Roberta, lo guarderò di sicuro!
4 marzo 2008 alle 16:52La situazione è curiosa (per usare un eufemismo). Le quote sono un sistema anti-meritocratico che può tuttavia avere il merito di facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro e, più ampiamente, dei diritti, da parte di gruppi sociali la cui integrazione sarebbe altrimenti difficoltosa. Ora: possiamo pensare che in Iran l’ingresso dei maschi nel mondo delle università e professioni sia difficoltoso? Non credo proprio. Il problema di fondo è una resistenza alla parità dei sessi il cui reale fondamento nel Corano, almeno per quanto ne so, è meno evidente di quanto sembri. La prima domanda è: quanto tempo ci vuole a scardinare tradizioni secolari? La seconda è: chi può farlo? A mio parere la prima risposta è: tanto. La seconda: non tanto le donne, quanto gli uomini iraniani.
5 marzo 2008 alle 09:17Alla prima domanda, sono della stessa opinione, tanto, ma per quanto riguarda il secondo interrogativo direi che l’uomo non può che essere un aiuto. è con l’educazione di uomini e donne nei confronti di una parità che si può ottenere un cambio, com’è accaduto in occidente, dove sinceramente faccio fatica ad attribuire l’emancipazione femminile ad un volere prettamente maschile! Sono le donne che devono decidere di volere emanciparsi e sono sempre le donne le peggiori nemiche delle donne: sono loro che in molti casi legittimano il potere maschile e maltrattano chi decide di non seguire le regole e solamente la comprensione da parte di entrambi della necessità di parità può cambiare la situazione.
6 aprile 2008 alle 18:56Parità dei sessi significa pari diritti e opportunità per uomini e donne. Non donne al potere a tutti i costi, pur non meritandolo.
La Costituzione parla chiaro:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.B
Dunque: basandoci su ciò che dice la Costituzione, in cosa sarebbero discriminate le donne? Esistono leggi che impediscono alle donne di governare, lavorare, dirigere aziende, etc etc? No. Esistono leggi che impongono la maggioranza maschile nei posti di potere? No.
Sempre basandoci su ciò che dice la Costituzione, invece esistono le cosiddette “discriminazioni positive”, termine coniato proprio dalle femministe. D’altronde, mentre discriminare le donne è maschilista, quindi negativo, discriminare gli uomini è un diritto sacrosanto della donna. Quindi è positivo.
Nonostante ciò, i risultati tardano ad arrivare e così le femministe continuano a giustificare il loro fallimento e il ritardo, a livello statistico, delle donne col “maschilismo”, chiedendo di fatto ulteriori aiutini sessisti. Purtroppo per loro, per il momento continua a vincere la meritocrazia. Gli uomini, nonostante siano ostacolati da quote rosa e discriminazioni varie, continuano ad essere in maggioranza perché lo meritano. Il giorno in cui le cose cambieranno di certo non piangerò. Non è una gara. A patto, ovviamente, che il tutto avvenga casualmente. Ci siamo capiti, no?
Insomma, mentre se in un settore le donne primeggiano si parla di “donne superiori, sorpasso delle donne, donne più brave, notizia positiva, sviluppo, parità, maschietti battuti” e vaginate varie, in caso contrario i commenti saranno i seguenti “maschilismo, soffitto di cristallo, donne discriminate, società maschilista, misoginia, notizia negativa, passo indietro, vergogna”.
Nel caso specifico, mentre le quote rosa sono considerate una cosa positiva, nonostante in realtà siano un freno alla carriera degli uomini e un “attentato” alla meritocrazia e ai diritti umani, insomma, una vera e propria discriminazione nei confronti del genere maschile, le quote azzurre invece sono considerate come, appunto, una discriminazione gravissima nei confronti delle donne. Una vera vergogna. Uno scandalo. Etc etc.
Come funziona? Perché “due pesi e due misure”? Quale sarebbe la differenza tra quote rosa e quote azzurre?
La risposta è semplicissima: il femminismo, cosa che ormai hanno capito anche le donne e che ammettono le stesse militanti di questo movimento, non è nient’altro che la versione rosa del maschilismo.
I ragionamenti tipici della femminista media:
“Noi donne siamo superiori, gli uomini sono inferiori, le donne devono governare il Mondo, girl power, Matriarcato, etc etc”. Per non parlare dei doppi standard di cui discutevo prima.
Praticamente a loro non interessa che uomini e donne abbiano gli stessi diritti e le stesse opportunità, ma che il potere sia tutto rosa. E pur di raggiungere questo traguardo, tutto è lecito. Insomma: fino a quando le donne non occuperanno il 100% dei posti di potere, queste signore continueranno a frignare.
Invece non funziona così: parità, appunto, significa pari diritti e opportunità per uomini e donne. Nel caso in cui ciò non vi vada bene, quote rosa ma anche quote azzurre. Non esiste che quando le donne primeggiano sia tutto ok per poi intervenire con le quote rosa qualora a primeggiare siano gli uomini. Vi piace vincere facile, eh?
La cosa divertente è che le signore in questione accusano gli uomini di aver paura delle donne, delle donne forti, del potere delle donne, delle donne emancipate, di non accettare che una donna sia intelligente e che di conseguenza il loro scopo sia sottomettere e, più in generale, ostacolare l’intero genere femminile, quando in realtà il femminismo è la dimostrazione perfetta dell’esatto opposto.
Da che Mondo e Mondo sono le femministe le uniche complessate, causa Invidia Penis, a mettersi in competizione con gli uomini e ad aver paura degli uomini forti, a non accettare che un uomo sia intelligente, etc etc e a voler ostacolare e sottomettere (parole loro, sentite in tv) l’intero genere maschile.
Vorrei capire.
Perché esistono le discriminazioni positive? Paura di competere alla pari con gli uomini?
Perché le femministe vorrebbero trasformare le donne in uomini e costringere gli uomini a diventare dei tontoloni insicuri e senza carattere? Primo: invidia. Criticano gli uomini, ma vorrebbero essere come loro. Secondo: paura degli uomini forti che, parole loro, sono ingestibili. Meglio quindi un genere maschile formato da tontoloni che accettano di tutto in silenzio che da uomini forti e sicuri di sé che mai e poi mai accetterebbero i capricci delle femministe.
Una donna guerriera, aggressiva, con le palle, sicura di sé, forte, etc etc è emancipata. Un uomo con le medesime caratteristiche appartiene alla categoria “machismo”. Come mai? Ahia…
Perché le femministe devono sempre insultare gli uomini? Gli uomini nemmeno vi considerano, voi se non sparlate di loro non state bene. Complessi di inferiorità? Un po’ la stessa cosa che fate con l’amichetta più bella di voi.
Gli uomini, poveracci, non fanno niente e vengono accusati di complottare contro le donne. D’altronde non mi risulta che esista o sia mai esistito nessun movimento maschilista paragonabile a quello femminista.
E lo stesso discorso vale quando si parla di passato e di altre zone del Mondo. Raccontate tutto e soprattutto date alle cose la giusta interpretazione. Per il resto, aggiungerei solo che la differenza tra passato e presente è il progresso tecnologico. Le donne sono più libere grazie al progresso tecnologico, fine. Ma questo lo dicono le stesse femministe.
Alla fine le prove smentiscono le deboli e paradossali argomentazioni del femminismo che, ormai, ha meno credibilità di Cicciolina parlamentare e dei complottisti che parlano di Nuovo Ordine Mondiale e boiate varie. In questo caso parlerei di Nuovo Ordine Maschilista
Sbagliato il maschilismo, sbagliato il femminismo. Gli estremismi portano solo guai.
16 luglio 2012 alle 20:47