Confesso che non ho mai digerito, in senso assoluto, i concetti “quote rosa” e “pari opportunità”, perché finché dovranno esistere norme che regolamentano la presenza delle donne nel mondo del lavoro e non solo significa che siamo una società dalla cultura ancora molto arretrata.

E allora ben vengano queste norme, per convincere a dare lavoro e merito a chi se lo merita indipendentemente dal sesso. E da oggi con sanzioni fino a un milione di euro per chi non rispetta le regole.

Una  legge, approvata definitivamente nel dicembre 2011, definisce che i Consigli di amministrazione e di Controllo delle società quotate in borsa dovranno essere composti da un quinto di donne a partire dal 2012 e da un terzo dal 2015. Alla Consob è affidato il compito definire il regolamento da seguire, di controllarne l’applicazione e sanzionare le aziende inadempienti.

Le aziende dovranno applicare tale norma a partire dal primo rinnovo dei consigli entro quest’anno.

Mi fa piacere leggere le parole del ministro Fornero (la pensa come me!!) che afferma “Se certi processi non avvengono spontaneamente, e il tempo al paese è stato dato, allora bisogna agire con una spinta più forte”.  Non credo però, Ministro, che per le donne ottenere le stesse condizioni degli uomini dipenda solo dal sistema pensionistico (oggi siamo tutti penalizzati al riguardo, e certo in questo siamo uguali).

Forme di contratto, flessibilità e mobilità saranno parole chiave, ma facciamo tutti ben attenzione a come interpretarle e a come usarle, lo sviluppo economico non può essere a tempo determinato e il lavoro deve esserci, la nostra Costituzione lo sancisce. Facciamo allora che queste parole non diventino una scusa e un paravento per una parvenza di sviluppo dell’economia italiana!