Pensiamo ad una madre, pensiamo ad un bambino, è del tutto naturale provare tenerezza.
Ma se ci fermiamo a riflettere è semplice immaginare come la complessità della vita quotidiana può non permettere alle madri di garantire la sopravvivenza dei loro bambini.
Il nuovo rapporto diffuso il 9 maggio scorso da ANCI Ricerche per “Save the Children” sulla mortalità e sulle condizioni di povertà delle madri non presenta dati incoraggianti.
Alle 350 mila donne che perdono la vita nel mondo in conseguenza alla gravidanza o al parto si aggiungono i 9 milioni di bambini che non riescono a raggiungere i 5 anni di età.
Tra i paesi dove le condizioni sono migliori troviamo Norvegia, Australia, Islanda, Svezia, Danimarca, Nuova Zelanda, Finlandia, Paesi Bassi, Belgio, Germania . I peggiori risultano invece Afghanistan, Niger, Chad, Guinea Bissau, Yemen, Repubblica Democratica del Congo, Mali, Sudan, Eritrea, Guinea Equatoriale.
L’Italia si posiziona al 17esimo posto con tassi di mortalità molto bassi. Ma il risultato non è altrettanto soddisfacente se si analizza lo stato di povertà delle madri. Nel nostro paese 1,6 milioni di madri versano in condizioni di grave ristrettezza. Circa un milione hanno un figlio minorenne.
Le principali cause sono da ricercare nelle difficoltà economiche che incontrano le madri in famiglia, ma soprattutto le madri sole; difficoltà che derivano da problemi sul lavoro e da complicazioni nell’accedere ai servizi essenziali come ad esempio gli asili nido.
Save the Children” con la campagna Every One ha già salvato 500 mila bambini, un buon traguardo che può crescere esponenzialmente con l’aiuto di tutti noi.