Nel campo dell’informatica le donne che riescono a raggiungere ruoli di grande responsabilità e che vengono ricordate per il loro contributo innovatore non sono molte. Nonostante un utilizzo sempre più dinamico con gli strumenti tecnologici, come mai non esistono personalità femminili geniali come quella di Steve Jobs?
Noi abbiamo più volte attribuito ai percorsi di studio prevalentemente orientati verso le discipline umanistiche la scarsa presenza di donne in alcuni settori scientifici.
Dana Goldstein cerca di spiegare l’origine del gender gap nella tecnologia partendo dall’educazione infantile a casa. A questo proposito, Sheryl Sandberg, coo di Facebook, riabilita i famigerati video-game, che sembrano avere come target principale i bambini maschi: “Incoraggiate le vostre figlie a giocare a videogame”.
Al di là delle battute, cosa si dovrebbe fare secondo voi per favorire concretamente l’interesse verso lo studio della tecnologia da parte delle donne, a cominciare dalla tenera età?





E’ vero, sono poche le donne informatiche che raggiungono i massimi livelli. Da “informatica paleolitica” quale sono, vorrei ragionare con voi su un paio di aspetti.
Il primo è che le donne che intraprendono una professione tra i computer sono in realtà abbastanza numerose, basta vedere quante sono presenti nelle università e nei primi anni di lavoro. Non credo che ad inizio carriera ci sia un forte gap di genere come in altri rami tecnico-scientifici, anche perchè esiste una forte predisposizione femminile all’organizzazione logica e alla programmazione, tipiche delle scienze dell’informazione. Il problema, semmai, è capire come mai queste donne perdono terreno nel confronto con i maschi man mano che la competizione si fa dura, quindi quali sono i fattori, sia esterni che generati dalle donne stesse, che determinano la loro esclusione dal raggiungimenti dei vertici aziendali.
Credo che il tema sia molto simile a quello di altre professioni: difficoltà a competere, scarsa abitudine a “sedere al tavolo” (per citare Sheryl Sandberg), iniqua distribuzione dei carichi di famiglia e mancanza di adeguate strutture sociali di supporto a bambini e anziani. In questo senso, sarebbe opportuno alzare il livello della discussione su questi temi proprio per fornire alle donne nei primi anni di carriera strumenti per superare queste difficoltà, a partire dal creare luoghi di confronto nelle aziende e mettere a disposizione mentori femminili che aiutino le giovani donne ad affermarsi nel mondo del lavoro senza rinunciare alla femminilità e continuando ad essere apprezzate.
Il secondo punto che vorrei portare alla vostra attenzione, invece, riguarda la visibilità delle donne nell’informatica.
Nel passato le donne che hanno avuto un ruolo determinante nel progresso dell’informatica sono state troppo spesso dimenticate e anche oggi molte donne che operano ad altissimo livello non vengono nemmeno nominate, a vantaggio dei colleghi maschi. Tanto per fare alcuni esempi: quanti conoscono Ada Byron? Quanti sanno che nel team che creò il primo computer ENIAC negli Anni Quaranta in USA c’erano sei donne (Betty Jennings, Betty Snyder, Fran Bilas, Kay McNulty, Marlyn Wescoff e Ruth Lichterman) che produssero risultati fondamentali, ma non furono nemmeno invitate alla cena di celebrazione? Quanti conoscono l’Ammiraglio Grace Hopper, che inventò i compilatori e il Cobol, linguaggio utilizzato ancora oggi in tutto il mondo? Quanti sanno che il primo sistema operativo per minicomputer fu inventato da Mary Allen Wilkes?
Per venire a qualche esempio dei nostri giorni, quanti sanno che il modo di comunicare con icone, al quale tutti siamo ormai abituati, è stato creato da Susan Kare? Oggi cominciamo appena a conoscere Sheryl Sandberg, COO di Facebook e prima donna a sedere nel CdA (dopo quante pressioni su Zuckenberg?), grazie alla volontà di Sandberg stessa di difendere e promuovere il ruolo delle donne, ma quanti conoscono di Google, oltre ai nomi dei due fondatori maschi, anche i nomi di Marissa Mayer, Susan Wojcicki, Megan Smith, Shona Brown e altre ragazze che hanno la responsabilità di settori importantissimi, come il motore di ricerca, Google Adv, i progetti innovativi, lo sviluppo di interi settori di business? Gli esempi potrebbero continuare a lungo.
Che fare dunque? Senz’altro parlarne di più e parlarne nei luoghi giusti, cercando di evitare posizioni settarie da suffragette o protofemministe, ma cercando di diffondere conoscenza e consapevolezza tra maschi e femmine, in modo che modelli femminili positivi e vincenti siano giustamente riconosciuti e constituiscano fonte di ispirazione per un numero sempre maggiore di ragazze che intraprendono la propria carriera nel settore affascinante dell’informatica.
Grazie per l’attenzione.
2 luglio 2012 alle 07:25Da ex informatico paleolitico faccio solo una obiezione: Steve Jobs non è questione di carriera, ma di aver visto oltre! Chi ha semplicemente “fatto carriera” è stato Bill Gates che ha colto l’errore madornale di Dorothy, la moglie di Gary Kildall (fondatore della Digital Research e padre del CP/M) nella trattativa con la IBM…
2 luglio 2012 alle 15:04Penso sia la stessa motivazione per cui non esistono grandi donne chef! Voi siete naturalmente intuitive, ma quando vi confrontate sul mondo del lavoro lo fate scendendo sul piano razionale. I grandi di tutti i campi, come Jobs, sono uomini che hanno saputo guardare con occhi diversi il mondo che li circonda! Hanno usato la loro parte non razionale del cervello! Hanno inseguito un sogno!
Per questo ora sono un “ex” informatico… ho scoperto che il mio sogno è altrove… Troppo tardi forse….