“La conciliazione non è solo un tema femminile ma anche maschile: gli uomini dovranno fare di più in famiglia”. Così il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, si è espressa durante un dibattito sulle donne e il welfare, sottolineando che il tema della conciliazione tra gli impegni sul luogo di lavoro e quelli in famiglia non riguarda soltanto le donne ma anche gli uomini. Sottolineando che «una risorsa importante è il welfare aziendale che in molti paesi è già una realtà mentre noi dobbiamo fare passi in avanti».

E parlando di welfare viene spontaneo far correre il pensiero alla Svezia. Qualche problema c’è anche lì, ma la Svezia è un modello. Da imitare? Gli svedesi credono ancora in valori come l’uguaglianza e la solidarietà. Tuttavia li coniugano, più che in passato, con maggior efficienza e dinamismo economici. I risultati si vedono. Nel 2010 è stata la nazione dell’Unione Europea con il miglior tasso di crescita (+5,7%) e  nel 2011 segna ancora un +4,4%. A dirlo è Eric Maskin, Nobel dell’economia 2007. Un Paese con un’economia competitiva e un buon welfare. Sembra un paradosso. Contribuendo a fare della Svezia uno dei luoghi migliori al mondo dove vivere. Non a caso l’83% dei residenti è soddisfatto della propria vita, contro una media OCSE del 59 per cento secondo Better Life Index. «Quando una donna svedese fa un figlio, non viene penalizzata a livello di carriera». La legge prevede che 60 dei 480 giorni di congedo parentale siano riservati a ciascun genitore,  incoraggia i neo-padri ad accudire i figli quanto le neo-madri,ma anche  i datori di lavoro sono meno restii ad assumere personale femminile (la pratica italiana delle “dimissioni in bianco” per le donne qui è inesistente, o quasi).

In base al Global Gender Gap Index 2011 del World Economic Forum, la Svezia è la quarta nazione al mondo più amica del sesso femminile, l’Italia si conferma purtroppo al 74° gradino. «In Svezia c’è effettiva parità tra uomo e donna, però la parità è come la democrazia: non la si conquista mai una volta per tutte, bisogna sempre riconquistarla, e salvaguardarla. – dice Ruth Jacoby (nella foto a destra), ambasciatore svedese a Roma. La maggiore attenzione dello Stato per la condizione della donna contribuisce a migliorare il tasso di occupazione femminile: il 70,3% nel 2010, tra i più alti d’Europa (la media OCSE tocca il 56,7%, l’Italia il 46,1% e la Germania il 66,1%). Continua l’ambasciatore Jacoby “ Tuttavia la questione femminile è ancora presente nel nostro dibattito pubblico, perché ci sono ancora delle differenze nel settore del business, dell’economia. Abbiamo fatto enormi progressi, ma si deve continuare a lavorare». Gli svedesi sembrano essere giunti alla conclusione che nell’ambito dei rapporti tra i sessi (così come in altri ambiti), politiche serie a favore dell’uguaglianza rendano più competitivo il Paese. Per citare le parole del governo svedese, “l’uguaglianza di genere, accrescendo le competenze e le capacità creative di tutti, contribuisce anche alla crescita economica.”

Solidarietà. Merito. Consenso. Partecipazione. Un modello  basato su questi principi si potrebbe davvero imitare.