Per alcuni sono già iniziate, per altri il conto alla rovescia sta per finire. Manager e donne, considerate le categorie che soffrono di più lo stress da lavoro, hanno la possibilità di recuperare forze fisiche e soprattutto psicologiche. La vacanza da sogno?
La risposta di 110 manager e imprenditori intervistati è stata: mare – divertimento, mondanità – relax e ozio. Un comune desiderio: riuscire a “staccare la spina”.
Ma qui il dilemma: quanti di voi lasciano a casa computer, palmare, telefonino? Quanti di voi invece sulla spiaggia continuano a lavorare trasferendo l’ufficio sotto l’ombrellone?
E’ così indispensabile? Un recente articolo del Corriere della Sera ci consente di ragionare partendo da un diverso punto di vista.
La colpa è nostra, non siamo più capaci di oziare. L’abitudine ai ritmi moderni, i tempi sempre strettissimi ci hanno portato ad organizzare tutto senza lasciare mai momenti di “vuoto” perfino nella gestione del tempo libero. L’ozio del resto è sinonimo di pigrizia, di malinconia, sicuramente ha un’accezione negativa.
Ma se recuperiamo il pensiero dei nostri avi (da Cicerone a Seneca) l’ozio ha un secondo significato. E’ il tempo da dedicare alla meditazione, alla cura della mente e dello spirito. Alcuni sociologi hanno introdotto il concetto di “ozio creativo”. In questo concetto si racchiude la scelta di dedicare tempo alle attività che piacciono, che gratificano e che permettono di espandere la propria creatività, liberi da obblighi lavorativi o familiari.
Si entra in una diversa dimensione, questo è il momento in cui si trovano le soluzioni, questo è il momento in cui si producono le migliori idee. Un’occasione da non perdere!




Credo di comprendere il timore, ma vorrei ciò nonostante spezzare una lancia a favore del mio computer e del mio palmare/telefonino, uscendo dal luogo comune degli “strumenti esclusivi di lavoro” e della tecnologia ostile e disumanizzante.
13 luglio 2010 alle 16:04Sono oggetti che metto nel mio bagaglio e che porto con me con gioia, come appendici della mia vita e del mio tempo libero. Il mio palmare è la macchina fotografica e la cinepresa con cui fisso le immagini che colpiscono la mia fantasia e mi accompagneranno nei miei ricordi anche al termine delle vacanze. Il mio computer è il riproduttore con cui ascolto la musica che porto con me, il visore con cui guardo film che non avevo avuto il tempo di gustare durante l’anno, o leggo libri ed articoli che avevo accantonato in attesa del momento in cui meditare sul loro significato. Ed è la macchina da scrivere con cui fisso i pensieri che attraversano la mia mente, dando loro corpo e spessore in quei momenti di creatività che l’ozio aiuta a cogliere ed assaporare, in attesa di poterli condividere con altri.
Mi aiutano a rilassarmi, a meditare, a curare la mente e lo spirito, ed a farmi gustare ancora di più l’ombra delle palme ed il dondolio dell’amaca. E non me ne sento schiavo.
Grazie, perchè il tuo contributo mi permette di fare una precisazione.
13 luglio 2010 alle 22:26Ho scritto che l’ozio creativo è “la scelta di dedicare tempo alle attività che piacciono, che gratificano e che permettono di espandere la propria creatività, liberi da obblighi lavorativi o familiari”. Questo non esclude i pc, i palmari e tecnologia in genere (tra l’altro anche mie passioni).
Tra le attività che piacciono e gratificano ci sono anche tutte quelle che hai citato, quello che cambia è l’assenza di obblighi nel realizzarle.
credo che si debba comunque analizzare il significato più profondo che sta alla base del vero valore di vacanza, partendo da una banale considerazione: per molti di noi le vacanze sono sinonimo di movimento, azione, organizzazione, code, ansia da divertimento, ovvero paradossalmente vivere in costrizione secondo un profilo errato. Non credo che alla base si debba sostanzialmente porsi nell’ottica di eliminare o meno gli strumenti quotidiani di lavoro, si tratta invece di calarsi in una dimensione diversa, più densa di contenuti. Per una volta bisognerebbe considerare la vacanza come un periodo … vacante, ovvero dove è possibile lasciare andare la mente verso pensieri più profondi e dove il proprio io si possa rigenerare magari ponendosi nell’ottica di valutare la propria autostima, la propria volontà, le proprie aspirazioni e magari anche idealizzare qualche sogno nel cassetto. Gli strumenti possono aiutarci ma la vera aspirazione a rendere meno strutturata la nostra dimensione è proprio considerarci …vacanti per un periodo senza false imposizioni e soprattutto senza sentirsi in colpa.
5 agosto 2010 alle 13:31