In un periodo in cui si parla della corsa ai facili guadagni da parte di giovani donne di bell’aspetto in modi non sempre degni della massima stima, torniamo a parlare di quelle donne che già con fatica si erano guadagnate un lavoro onesto, non sempre retribuito nel modo giusto, fuori dalle mura domestiche, in aggiunta quindi  al lavoro svolto per la propria famiglia.

Negli ultimi tre anni molte di queste donne hanno perso il lavoro a causa della crisi economica;  difficile, molto spesso impossibile ritrovarlo e allora, senza piangersi troppo addosso,  e pressate dai bisogni  della propria famiglia,  si rimettono in gioco accettando un tipo di lavoro che negli ultimi tempi era stato affidato ad altre donne, il pesante lavoro di cura dei nostri anziani, spesso non autosufficienti.

E allora le nostre donne italiane tornano al tradizionale “lavoro da donna” come lo chiama Chiara Saraceno in questo suo articolo che però giunge ad una conclusione molto triste: se per le donne emigranti questo lavoro è  una fonte di guadagno e la possibilità di una migliore vita futura rispetto alle  tristi aspettative nei loro Paesi di origine, per le  italiane rischia di diventare una interruzione definitiva di un percorso, “una strada senza uscita:dignitosa, certo, ma senza sbocchi”.

Proprio perché comunque dignitose  a noi piace comunque parlare di queste donne.