L’ultimo numero di Style ha proposto un arguto articolo di Maria Laura Rodotà, intitolato “Il gluteo di pietra, ma siamo sicuri che aiuti a lavorare meglio”. La domanda se passare tanto, anzi troppo tempo al lavoro sia davvero così utile è sicuramente di estrema attualità.
Ricordo ancora, i miei esordi lavorativi in una nota agenzia di pubblicità milanese. Una sorta di obbligo morale che riguardava tutti, (compresi noi stagisti che stavamo ancora studiando e non ricevevamo alcuna forma di remunerazione né rimborso) prevedeva una presenza fisica in ufficio dalle 9 del mattino alle 20,30 di sera.
Non importava se non c’era più nulla da fare o se si era entrati in agenzia all’alba: l’imperativo per ogni Account Director era far vedere che la propria squadra era presente ed operativa ad oltranza. Anche la presenza il sabato mattina era caldamente raccomandata. E la battuta tipica a chi osava uscire verso le 18,30 era “Oggi part-time?”. Ricordo che mi sentivo una schiava. Una schiava della follia. Così per riempire il tempo ero arrivata a ri-archiviare un intero armadio di videocassette polverose e, a prendermi cura delle piante dell’ufficio.
Ora lavoro in una realtà illuminata, che consente anche il lavoro da casa. Ma quel ricordo è più che mai vivo.
Ricordando quei momenti mi sento di confermare quanto esprime la giornalista di Style: orari di lavoro massacranti tolgono serenità ed offuscano innovatività e spirito creativo.
A supporto di questa tesi arrivano anche gli scritti di Richard Florida, noto sociologo americano che, nelle sue numerose opere evidenzia come le realtà più produttive non siano quello in cui si lavora di più, ma quelle in cui dominino le “3 T” : talento, tecnologia, tolleranza. Condizioni assolutamente necessarie per uscire da momenti di crisi come quello attuale, in cui solo un atteggiamento positivo e creativo può generare la svolta.
“Work smarter, not harder” è del resto uno slogan di cui siamo un po’ gelose in quanto il gruppo donne di Manageritalia già nel 2006 ha organizzato un convegno proprio su questo tema con l’obiettivo di sensibilizzare i manager, donne e uomini, sull’importanza di un buon equilibrio tra il tempo dedicato al lavoro e il tempo riservato alla vita privata.
Chiudo dicendo che c’è un solo punto nell’articolo di Style rispetto al quale devo dissentire: nella mia esperienza la lunga permanenza su una sedia di ufficio raramente (sigh!) origina glutei scultorei. Il risultato è invece tipicamente prossimo alla consistenza di un budino e tragicamente preda della forza di gravità.




Anche il mio ex capo mi faceva la battuta del part-time. Ho lasciato il mio posto fisso in azienda proprio perché non concepivo l’idea di dover riemipre giornate vuote e invece chiedere il permesso per gli straordinari un mese prima. Assurdo! Ora che sono una libera professionista o, come dico io, “precaria di lusso” gestisco il mio tempo come voglio.
30 giugno 2010 alle 11:48A volte mi capita di lavorare anche nel week end ma non ho l’ansia di dover a tutti i costi presidiare una postazione.
Purtroppo in molte aziende italiane il valore di una persona è direttamente proporzionale al tempo trascorso in azienda e non ai risultati o alla qualità del lavoro svolto.
Da me in ufficio si usa la battuta “oggi mezza giornata?” quando usciamo alle 17.30/18.00.
Trovo sia controproducente lavorare ad oltranza se il lavoro richiede concentrazione o creatività. Se è un lavoro di relazione, allora si può anche non smettere mai, troppo facile.
Il costante presenzialismo ad oltranza in ufficio mi fa ridere, esistono persone che non hanno di meglio da fare… contente loro!
30 giugno 2010 alle 12:46E poi si dice che non c’è lavoro…
Cara Sabrina, quella forza di gravità a cui fai riferimento, a pensarci bene, risale ad ore ore e ore di scuola, di studio e di lavoro…anche la scuola da seduti non la ho mai sopportata, andavo girando per i banchi, per i piani, e ora giro per l’ufficio…non ho mai passato le ore (diurne) della mia vita seduta/costretta…oddio non lo ho mai sopportato ma lo ho fatto molto, causandomi così dolori di schiena, di gambe, spalle, circolazione….
1 luglio 2010 alle 15:02Questo è il tema della salute di genere tra l’altro…ma forse è un’altra storia!
Fatto sta che la dinamicità mentale che ci è richiesta non è corrisposta da quella fisica che in realtà sarebbe il primo motore per avere una freschezza mentale ed una distensione di spirito che giova a tutto. E allora sai cosa? Io mi sono licenziata per crearmi una vita nuova e mia, adeguata alla mia salute, mi sono licenziata e sono pronta a muovermi in lungo ed in largo, chissà che “quella” forza di gravità io la possa almeno un po’ combattere ora!!